Smentite, conferme e poi ancora smentite: sono ore più tumultuose del solito quelle lungo l’asse tra Bruxelles e Roma, ancora una volta è il fronte dell’immigrazione a destare importanti polemiche tra commissione europea ed esecutivo gialloverde. Prima una nota, come scritto su Gli Occhi della Guerra, con la quale il Viminale fa sapere di come anche l’Ue consideri “sicuri” i porti libici. Poi una secca smentita che arriva in merito da Bruxelles, una smentita che però sa più di passo indietro verso le posizioni comunitarie espresse in precedenza. Ma la Libia, viene quindi adesso da chiedersi, può essere considerata affidabile come posto in cui far sbarcare i migranti?
L’incongruenza delle posizioni europee
Nella nota con la quale la commissione europea fa un passo indietro circa il riconoscimento della Libia come porto sicuro, si fa riferimento alla convenzione dell’Onu sul diritto del mare: “Un porto sicuro è un porto dove possono effettuarsi le operazioni di salvataggio e dove la vita delle persone salvate non è minacciata”, è la definizione che viene data sotto questo profilo. Ed è per questo che da Bruxelles arriva un deciso dietrofront su questa questione: “I porti libici non rispettano questi elementi”. Eppure poco prima, secondo il Viminale, proprio la commissione tiene una posizione diversa. In particolare, l’Europa considera la Libia porto sicuro grazie alla presenza nel Paese africano del personale Oim, ossia l’agenzia Onu che si occupa del fenomeno migratorio internazionale.
Due distinte posizioni, diametralmente opposte, che mettono in evidenza la confusione che impera in ambito comunitario sulla questione. L’Ue va in conflitto con la sua stessa posizione non soltanto per la distanza tra due affermazioni attribuite alla commissione a poche ore di distanza, ma anche perché nei fatti quanto dichiarato per smentire il Viminale cozza e non poco con i fatti. Da Bruxelles, come specificato nel citato articolo de Gli Occhi della Guerra, le istituzioni comunitariecollaborano attivamente con la marina libica. Alcuni suoi Paesi ne addestrano anche il personale, a partire dall’Italia. Ma anche Parigi è impegnata su questo fronte, di recente la Francia ha preso impegni con Tripoli per la fornitura di sei motovedette. Evidentemente si punta molto sulla guardia costiera del paese africano, che negli ultimi mesi ha migliorato il proprio equipaggiamento ed appare in grado di compiere operazioni di salvataggio.
A Malta nello scorso mese di gennaio si tiene anche una riunione tra i ministri degli esteri del Mediterraneo centrale, è presente anche la Libia con la quale si affronta il tema del contrasto all’immigrazione assieme a rappresentanti europei. Segno che da Bruxelles si collabora e si fa affidamento sui passi in avanti complessivi, peraltro evidenziati dalla stessa commissione, della marina libica. Dunque la guardia costiera libica è in grado di intervenire, lo dimostrano anche i recenti salvataggi effettuati. In questo modo cade una delle argomentazioni a favore di chi descrive la Libia come un porto non sicuro. Del resto le contraddizioni dell’Ue danno il segno di come, in realtà, il paese africano venga definito porto non sicuro più per convenzione che per altro.
La realtà dei fatti
In Libia certamente non si vivono anni positivi. Al contrario, il Paese è in preda al ben noto caos del periodo post Gheddafi. Ma questo non vuol dire che all’interno dei suoi porti sussistano condizioni tali da impedire lo sbarco di persone salvate nel Mediterraneo. Affermando il contrario, si rischia il paradosso e cioè che la Libia sia un porto sicuro solo per le partenze dei migranti. Piuttosto che andare a scovare quei porti e quei covi da cui gli scafisti fanno partire i barconi lucrando sulla pelle di migliaia di persone, ci si preoccupa di dichiarare non sicuri quei porti in cui invece avvengono i soccorsi.
La realtà dei fatti parla chiaro: la marina libica negli ultimi mesi ha effettuato decine di salvataggi. Pur se in condizioni ancora non ottimali, tutto sommato la guardia costiera di Tripoli riesce ad adempiere ai suoi compiti basilari. E poi, a questo, occorre aggiungere che, come del resto affermato dalla stessa Ue, la presenza dell’Oim in Libia è garanzia di assistenza per quei migranti che tornano indietro. L’agenzia da mesi lavora in Tripolitania, la sua funzione è vitale anche per mettere in contatto i migranti con i rappresentanti dei rispettivi paesi di origine ed organizzare, in non pochi casi, anche dei sicuri rimpatri.
La Libia, in definitiva, è un Paese in guerra in cui non si dovrebbe dall’estero nemmeno transitare se si vogliono evitare problemi relativi alla sicurezza. Ma per chi dal Mediterraneo viene riportato indietro, soccorso ed assistenza sono garantiti. E questo la rende, nei fatti, un porto sicuro.



