È una linea dai contorni pochi chiari quella adottata dalla Francia sul fronte migratorio. Sebbene  Parigi predichi da una parte l’accoglienza e l’apertura dei porti, poi di fatto basta l’arrivo di una Ong sul proprio territorio per fare un passo indietro e scaricare le responsabilità sull’Italia. Una gestione del fenomeno che è stata spesso teatro di scintille tra il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il primo ha spesso accusato il secondo di adottare una linea dura sulla gestione del fenomeno migratorio, mentre l’ex vicepremier ha reagito mettendo in evidenza il pugno duro che nel frattempo la Francia si preparava ad adottare. Circostanza poi, realmente verificatasi.

Così la Francia ha respinto Alan Kurdi

Caso emblematico di come la Francia tentenni all’apertura dei porti verso le Ong è quello recentissimo avente come protagonista la nave Alan Kurdi, battente bandiera tedesca e appartenente all’Ong Sea Eye. Il fatto è avvenuto lo scorso mese di settembre. L’imbarcazione dopo aver recuperato 125 migranti a largo della Libia ha chiesto un porto sicuro dal quale è emerso uno “scontro” tra Francia e Italia. La Guardia Costiera italiana aveva respinto la richiesta di Alan Kurdi che premeva sui confini italiani, nello specifico in Sicilia, invitandola a recarsi nel proprio Stato di bandiera, ovvero in Germania. Da questo “dialogo”, la nave tedesca aveva deciso di far rotta verso Marsiglia. Qui la reazione della Francia che ha richiamato l’Italia ad adoperarsi per aprire i propri porti: “Da due anni siamo sempre al fianco dell’Italia nel meccanismo di solidarietà per la gestione degli sbarchi- si legge in una nota di Parigi- Le chiediamo quindi di rispondere favorevolmente alla richiesta formulata dall’Ong di attraccare nel porto sicuro più vicino”. Ed ecco che l’Italia ha risposto subito all’”invito” aprendo il porto di Arbatax, in Sardegna centro-orientale. Ancora una volta il governo francese ha avuto la capacità di fare da scaricabarile sull’Italia.

La linea dura sui migranti

Da quasi un anno la Francia ha intrapreso un cammino diretto alla riforma sull’immigrazione. Una ventina le misure previste dalle quali, come ha fatto notare Marco Gervasoni su “Formiche.net, si evince l’intenzione del presidente Macron di “spostarsi a destra”. Una linea sempre più rigida verso quelli che fino ad ora sono stati i diritti concessi ai migranti sul suolo francese. Fra queste, a destare maggiori contestazioni, è stata la riforma secondo la quale ogni richiedente asilo dovrà aspettare tre mesi prima di poter accedere alla Protection universelle maladie. La PuMa è la copertura sanitaria totale di cui hanno diritto i cittadini francesi e, fino ad ora, è stata sempre garantita immediatamente a chi ha chiesto di accedere ad una forma di protezione. Si prevede inoltre la riduzione ad un anno e 6 mesi della PuMa ai richiedenti asilo ai quali la richiesta non è stata accolta. Una misura che, come ha spiegato lo stesso governo francese, ha l’obiettivo di scoraggiare i migranti che vanno in Francia per fare “turismo sanitario” ricevendo cure che nei propri Paesi non potrebbero avere.

L’esempio di Mayotte

C’è un arcipelago tra il Mozambico e il Madagascar in cui le ambiguità di Parigi sulla politica migratoria sono ancora più evidenti. Mayotte, formata da due isole staccatesi nel 1974 dalle vicine Comore, è un dipartimento d’oltremare francese e qui vigono tutte le leggi applicate nei territori transalpini. Tutte tranne una. Si tratta dello ius soli, “vanto” delle politiche francesi in tema di immigrazione e integrazione. Essendo Mayotte una piccola costola della Francia di fronte l’Africa, nel corso degli anni ci si è resi conto di arrivi effettuati dai Paesi vicini unicamente per partorire nell’arcipelago e acquisire quindi cittadinanza francese e quindi anche europea. Per questo a fine 2018 è stata varata una nuova norma sullo ius soli valevole solo per questo dipartimento: possono diventare francesi “solo i bambini nati a Mayotte da almeno un genitore che sia presente sul territorio, in modo regolare, da minimo tre mesi”.

Ma questo è solo un esempio. Qui il problema relativo a sbarchi e arrivi irregolari è stato talmente sentito che lo stesso Macron ha dovuto promettere un giro di vite contro i flussi migratori. Mentre si condannavano le misure prese dall’Italia nell’era del governo gialloverde, negli stessi mesi l’Eliseo preparava un piano volto a seguire una linea molto dura sui migranti a Mayotte. Nell’ottobre 2019 il presidente Macron è giunto sull’arcipelago per presentare proposte volte a rimpatriare 25mila migranti in pochi mesi e a imporre rigide misure sugli irregolari. Un piano che, come ha sottolineato Matteo Ghisalberti su La Verità, appare molto più duro di quello di Salvini o di Orban, spesso criticati dalla Francia.

Il “contentino” sui ricollocamenti

Se quindi da un lato Parigi ha spesso biasimato i comportamenti di altri Paesi europei (e in primis dell’Italia) sui migranti, dall’altro lato le sue politiche degli ultimi anni sono apparse in alcuni casi molto più dure. C’è però un’altra ambiguità rintracciabile nella posizione francese. Macron in più occasioni ha dichiarato l’importanza di affrontare a livello europeo la questione migratoria. Tuttavia dalla Francia non è mai stata palese l’intenzione di aiutare i Paesi più esposti ai flussi. Il caso Alan Kurdi lo dimostra. Così come i sistematici respingimenti attuati dalle autorità transalpine lungo la frontiera con l’Italia, con centinaia di migranti ogni mese rispediti verso il nostro Paese.

L’unico caso in cui Parigi ha affiancato le posizioni di Roma sul tema ha riguardato le politiche sui ricollocamenti. L’Italia da questo punto di vista spinge affinché i migranti, almeno quelli arrivati con navi militari o con le Ong, vengano redistribuiti in tutto il territorio europeo. La Francia ha offerto spesso la sua disponibilità a farsi carico delle persone sbarcate lungo le nostre coste, ma a ben guardare i numeri quello del governo transalpino appare come una sorta di piccolo “contentino” offerto all’Italia. Dal 25 giugno al 13 agosto ad esempio, sono stati 62 i migranti ricollocati in Francia, 369 invece se si considera un arco temporale che parte dal primo gennaio 2019. Poche centinaia di migranti accolti dunque, a fronte di numeri ben maggiori tra i respinti o i rifiutati.