Il vicepresidente americano Kamala Harris ha chiesto agli aspiranti migranti guatemaltechi di non provare ad entrare negli Stati Uniti illegalmente. Il viaggio, ha ricordato la Harris, è pericoloso, ne trarrebbero beneficio i trafficanti di esseri umani e gli stessi migranti verrebbero comunque (se scoperti) respinti dagli agenti di frontiera. Le dure parole della Harris, forse inattese da parte di un esponente dei Democratici, riaprono una ferita profonda per l’intera America Centrale. Da qui, ogni anno, centinaia di migliaia di persone lasciano le proprie case con la speranza di una vita migliore al nord. Ma chi sono e da cosa fuggono queste persone?

Le cifre

Il Pew Research Center ha stimato che, nel 2017, vivevano negli Stati Uniti circa 10 milioni e mezzo di immigrati non autorizzati. Buona parte di questi ultimi era composta da persone nate in Messico, quasi cinque milioni oppure in America Centrale, poco meno di due milioni. Il numero di immigrati provenienti dall’America Centrale è aumentato significativamente, di ben dieci volte, tra il 1980 ed il 2017 e nazioni come El Salvador, Guatemala ed Honduras hanno contribuito più di altre a questo trend, con un tasso di crescita del 1.350 %. Negli ultimi tre anni l’85% dei migranti dell’America Centrale proveniva da Honduras, Guatemala ed El Salvador. Il numero di persone arrestate al confine tra Stati Uniti e Messico dallo U.S Border Patrol ha sfiorato i 97mila nel febbraio del 2021, il decimo mese consecutivo di incremento dopo che, nell’aprile del 2020, questa cifra aveva toccato uno dei suoi minimi storici (grazie alla chiusura dei confini dovuta alla pandemia) fermandosi a 16,182. Tra il febbraio del 2013 e quello del 2019 il numero di arresti mensili era raramente sceso al di sotto delle 30mila e non aveva praticamente mai superato le 60mila. Gli arresti possono concludersi con l’espulsione in Messico oppure con l’autorizzazione all’ingresso negli Stati Uniti. I dati forniti dal Customs and Border Protection, relativi all’aprile 2021, indicano che il 65 per cento delle famiglie ed il 15 per cento degli adulti soli sono stati fatti entrare negli Stati Uniti.

Le motivazioni

Corruzione, crimine, precarietà economica, violenza (ed anche) il cambiamento climatico stanno spingendo la migrazione dal centro america. La maggioranza dei cittadini del Guatemala e dell’Honduras vive sotto la soglia di povertà e molte persone lavorano nell’economia informale e sono dunque prive di protezione sociale. L’erosione delle libertà democratiche in questa parte del mondo ha provocato frustrazione e mancanza di prospettive tra gli abitanti mentre la pandemia ha reso evidenti le carenze della classe dirigente in ambito sanitario. Le nazioni prese in esame sono, inoltre, tra le più pericolose al mondo e sono colpite da un alto tasso di omicidi che in Honduras sono 38 ogni 100mila abitanti mentre ad El Salvador ed in Guatemala sono, rispettivamente, 20 e 15. La violenza è molto presente anche nelle abitazioni (abusi domestici) e poi c’è la piaga del reclutamento dei minori da parte delle bande criminali. La gang MS-13, ad esempio, operava con relativa impunità, nel 2018, in ben 248 municipalità sulle 262 di El Salvador e si contendeva il controllo dei quartieri con un altro gruppo, il Barrio 18. I politici erano costretti a chiedere il permesso alle gang per poter organizzare comizi in molti quartieri e nel centro di San Salvador, la capitale dello Stato, la distribuzione dei beni di consumo era sotto il loro controllo.

Una via d’uscita

L’Amministrazione Biden ha lanciato un piano da 4 miliardi di dollari per “favorire sicurezza e prosperità” in Honduras, Guatemala ed El Salvador e per cercare di affrontare “quei fattori che spingono le persone a lasciare i propri paesi”. Il piano, che sarà parzialmente finanziato con il denaro spettante alla detenzione per immigrati ed al muro di confine, è basato sulle tristi condizioni socioeconomiche dell’America Centrale ma, secondo l’ex presidente della Costa Rica Luis Guillermo Solis, potrebbe non avere successo. Solis è convinto del fatto che questi paesi abbiano bisogno di educazione, alloggi, di un sistema sanitario che funzioni, di strutture economiche in grado di attirare investimenti dall’estero e di un sistema sociale inclusivo che consenta alle persone di vivere senza paura.

Queste trasformazioni avrebbero però bisogno di istituzioni forti e di leader politici pronti a rispettarle. Si tratta di un’evenienza che, però, potrebbe non materializzarsi dato che i leader potrebbero mostrarsi meno cooperativi del previsto. Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno cercato di rafforzare la democrazia nella regione provando a facilitare le riforme del sistema giudiziario e le attività del settore agricolo e delle piccole imprese. L’amministrazione Obama ha investito milioni di dollari nella lotta alle droghe ed alle gang di strada, una delle ragioni che spinge i migranti a fuggire. Gli sforzi si sono però conclusi con una nulla di fatto e la stabilità dell’America Centrale sembra ancora lontana.

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