L’Unione Europea sta finanziando un progetto pensato per lo sviluppo di droni nati per pattugliare autonomamente le frontiere europee. Il team di sviluppatori della società Roborder affermano che i robot saranno in grado di identificare gli umani e decidere autonomamente se rappresentano una minaccia – ed eventualmente avvisare le polizie di frontiera. A renderlo noto è un’inchiesta pubblicata su The Intercept.

Funziona così: telecamere e altri sensori installati sui droni riconoscono le persone e cercano di accertarne le intenzioni. “Sei una minaccia? Stai attraversando illegalmente un confine? Hai una pistola? Ti stai impegnando in atti di terrorismo o criminalità organizzata? I droni inviano feed video al loro operatore umano, una guardia di frontiera in un ufficio a miglia di distanza, che controlla i video e decide se rappresenti o meno un rischio” spiega The Intercept.

L’Unione Europea si “arma” di droni per il controllo dei confini

“Lo sviluppo di questi sistemi è un passo oscuro in un territorio moralmente pericoloso”, sostiene Noel Sharkey, professore emerito di robotica e intelligenza artificiale presso l’Università di Sheffield nel Regno Unito nonché uno dei fondatori dell’International Committee for Robot Arms Control. Sharkey elenca esempi di droni armati attualmente sul mercato: robot volanti equipaggiati con taser, spray al peperoncino, proiettili di gomma e altre armi. “È solo una questione di tempo e presto un drone sarà in grado di agire per fermare le persone”, ha osservato Sharkey a The Intercept.

Per supportare quest’iniziativa, l’Unione Europea ha messo a disposizione otto milioni di euro presi dalla voce “ricerca e innovazione”, teoricamente destinati esclusivamente a progetti non militari, ma gli sviluppatori di Roborder riconoscono che parti del sistema da loro proposto implica l’uso di tecnologia militare. La società ha ottenuto il finanziamento nel 2017 con l’obiettivo di realizzare un prototipo di drone “in grado di sostenere il monitoraggio delle frontiere” entro la prima metà del 2020. Il prodotto finale sarà testato dalla polizia di frontiera in diversi Paesi europei, tra cui Portogallo, Ungheria e Grecia, ma il progetto ha suscitato notevole interesse anche nel settore privato.

Che cos’è roborder

Come conferma il sito web di Roborder, “il progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea nell’ambito della convenzione di finanziamento n. 740593″. L’obiettivo principale, si legge, “è quello sviluppare un sistema di sorveglianza di bordo autonomo completamente funzionale con robot mobili senza equipaggio, compresi veicoli aerei, di superficie, in acqua e di terra (Uav1, Usv, Uuv e Ugv), in grado di funzionare sia da soli che in sciami, e di incorporare sensori multimodali.

La rete di Roborder “includerà sensori di rete statici avanzati come i radar di sorveglianza di frontiera, nonché sensori mobili personalizzati e installati sui veicoli”. I droni saranno in grado di rilevare “attraversamenti di frontiera non autorizzati” l’identificazione “delle comunicazioni illegali” utilizzate “per il contrabbando di droga e armi e per la tratta di esseri umani” nonché “gli elementi inquinanti riversati in mare”. La prima riunione di valutazione del prototipo si è tenuta il 2-3 ottobre 2018 a Lisbona, in Portogallo.