La questione è tra le più complesse che riguarda il fenomeno migratorio nel suo complesso e ha a che fare con il riposizionamento dei migranti dopo che approdano in Italia. Non si tratta della ricollocazione di cui si parla in questi giorni, specie dopo il summit di Malta, bensì del destino di coloro che, una volta sbarcati nel nostro Paese, decidono di rimanere nell’Ue. Una vicenda mai del tutto chiara, anche perché per motivi sia logistici che normativi appare quasi impossibile monitorare del tutto gli spostamenti successivi allo sbarco in Italia.

Dove va chi rimane nel nostro Paese

Ma, in primo luogo, è bene esaminare gli spostamenti di coloro che rimangono in Italia. Qui occorre fare una differenziazione tra prima accoglienza e redistribuzione successiva alla prima accoglienza. Nel primo caso infatti è la Sicilia la regione che registra il maggior numero di hotspot. Questo per ovvie ragioni geografiche: gran parte degli sbarchi, sia autonomi che tramite navi ong o militari, avvengono sull’isola ed a Lampedusa, politicamente appartenente alla provincia di Agrigento. Per questi motivi la Sicilia “assorbe” gran parte del numero di migranti ospitati in centri di prima accoglienza. Il discorso cambia quando invece quando si parla di centri che ospitano i richiedenti asilo dopo la prima fase. Da questo punto di vista, il maggior numero di migranti che va all’interno dei centri d’accoglienza, quelli dove si resta quando si aspetta l’esito della domanda di richiesta di asilo, è diretta verso la Lombardia.

Secondo gli ultimi dati del Viminale, fino al 15 settembre 2019 su un totale di 75.277 persone ospitate nei centri d’accoglienza, 12.008 si trovano in Lombardia. A seguire invece, vi è l’Emilia Romagna con 7.528 migranti ospitati, via via le altre regioni con Lazio, Piemonte, Campania e Toscana che precedono la Sicilia ed il Veneto. A chiudere questa graduatoria sono Molise e Valle d’Aosta. Poi ci sono i migranti che ottengono il diritto d’asilo ed i minori non accompagnati, i quali dal 2018 vengono ospitati nei cosiddetti “Siproimi“. Fino al 15 settembre 2019, il maggior numero di migranti ospitati in queste strutture si trova in Sicilia, con 3.018 persone presenti. Seguono Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia e Calabria.

Infine ci sono i migranti regolari che nel 2019 superano quota cinque milioni. Si tratta cioè di coloro che risiedono nel nostro Paese con regolare permesso di soggiorno e che da anni vivono in Italia. Da questo punto di vista è il nord a dominare la classifica: nel 2018, secondo l’Istat, il 57.8% dei migranti regolari vive nelle regioni settentrionali, segno che la meta più desiderata per chi arriva in Italia è questa zona del nostro Paese. A seguire, vi è il centro Italia con il 25,7%, l’11,8% vive invece al sud al Sud ed il 4,7% nelle isole.

Infografica di Alberto Bellotto

 

Italia terra di mero transito? La questione dei “dublinanti”

Una delle opinioni più comuni è quella secondo cui i migranti che arrivano nel nostro Paese, sono solo di passaggio: molti di loro infatti, vorrebbero raggiungere il nord Europa o la Francia. Da questo punto di vista è pressoché impossibile tracciare statistiche certe. Questo perché, in primo luogo, i cosiddetti “movimenti secondari“, gli spostamenti cioè dei migranti dal Paese di primo approdo ad un altro dell’Ue sono vietati dal diritto europeo e dal trattato di Dublino. Non a caso coloro che si recano in altri Paesi europei dopo essere passati da Italia, Spagna o Grecia vengono chiamati “dublinanti“. Essendo tali spostamenti proibiti, è impossibile avere un quadro preciso del fenomeno. Si può però capire grossomodo la sua portata grazie ai dati sui respingimenti verso l’Italia ufficializzati dagli altri Paesi europei.

Il regolamento di Dublino parla infatti chiaro: ad occuparsi della domanda del diritto d’asilo fatta da un migranti deve essere solo il Paese di primo approdo. Dunque, se un migrante riesce ad arrivare in Germania e a chiedere al governo di Berlino la protezione internazionale, le autorità tedesche rimandano il migrante in questione in Italia. L’esempio di prima non è casuale: è proprio la Germania a dichiarare il maggior numero di respingimenti nel nostro Paese, che nel 2018 sono 2.848. Al secondo posto di questa speciale classifica, si piazza la Francia con 1.500 persone (dichiarate, ma potrebbero essere molte di più) rispedite in Italia, segue l’Austria con 1.103 migranti a cui viene fatta percorrere all’incontrario la frontiera del Brennero, poi Paesi Bassi e Svizzera chiudono la “top 5”.

Infografica di Alberto Bellotto

Da qui si evince come molti dei migranti, anche degli anni passati, che scelgono di non rimanere in Italia cercano miglior fortuna nel nord Europa. L’impressione comune è confermata, ma come detto prima è impossibile avere dati certi. Anche perché chi attua movimenti secondari dall’Italia, spesso scappa o si rende irreperibile dai centri d’accoglienza in cui ufficialmente è ospitato. Ad aprile l’allora ministro Matteo Salvini parla di 268.000 migranti trasferitisi dall’Italia al resto d’Europa nel corso degli ultimi anni. Caso a parte riguarda invece Malta: qui, soprattutto negli ultimi due anni, sono arrivate molte persone sbarcate in Italia. È stato infatti accertato a più riprese di come diversi soggetti, ottenendo un visto Shengen per visitare Malta da turista, si imbarcano con traghetti di linea dalla Sicilia e raggiungono l’isola.

Forse sono addirittura più di 5mila gli spostamenti secondari che hanno Malta come meta finale, ma non esistono statistiche perché il governo di La Valletta non li rimanda indietro. Anzi, i migranti irregolari irrobustiscono le fila della manodopera volta a sostenere il boom edilizio che, da qualche anno a questa parte, coinvolge la piccola Repubblica posta al centro del Mediterraneo.

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