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I dati di Frontex hanno certificato oltre al numero delle persone sbarcate in Europa lungo la rotta del Mediterraneo centrale nel 2021, anche il dato, più freddo e crudele, delle vittime. Nell’anno da poco passato, sono morte 1.518 persone. Buona parte di queste sono annegate in una specifica porzione del Mediterraneo. Si tratta di un triangolo poco più a sud di Lampedusa, uno specchio d’acqua diventato, a causa delle normative internazionali, mare di nessuno. Dove quindi i soccorsi appaiono più difficili da organizzare e da mettere in piedi.

L’area Sar di Malta

Ma come mai un piccolo specchio d’acqua può trasformarsi nel luogo più pericoloso del Mediterraneo? Questo angolo del canale di Sicilia in realtà un padrone ce l’avrebbe. Si trova a pochi chilometri dalle punte meridionali dell’isola di Lampedusa e secondo le carte internazionali qui ad esercitare la sua giurisdizione dovrebbe essere il governo de La Valletta. Questo perché l’area è compresa nella zona Sar (Search and Rescue) maltese. Ma a ben guardare una cartina geografica si intuisce subito che qualcosa non torna. Lampedusa è piuttosto lontana da Malta. Eppure l’area di competenza dell’arcipelago per i soccorsi si spinge fin qui. Il motivo è molto semplice. Le aree Sar sono state istituite con il trattato di Amburgo del 1979, nel quale è stato stabilito che ogni Paese deve tracciare proprie zone di competenza dove poter garantire il soccorso alle navi e a ogni mezzo marittimo in difficoltà. Malta, nel tracciare la propria area Sar, ha ricalcato la Flight information Region (Fir) ereditata dai britannici quando Londra possedeva l’arcipelago. La Fir è una zona di controllo del traffico aereo stabilita nel 1944.

Riportando sulle mappe nautiche l’estensione della Fir, La Valletta si è ritrovata con un’area Sar più grande di cento volte il suo territorio. Dal banco libico, la zona di competenza maltese si allarga ad ovest andando a lambire le stesse coste lampedusane. Questo ha creato non pochi problemi nell’era delle rotte migratorie del Mediterraneo centrale. Malta infatti non ha i mezzi e né la possibilità per poter controllare una Sar così estesa. Impossibile quindi giungere da La Valletta in tempo per soccorrere un natante che è in procinto di agganciare Lampedusa. E così il lavoro o deve farlo l’Italia, i cui mezzi però soprattutto nelle fasi più critiche dell’emergenza immigrazione sono spesso impegnati nelle proprie aree Sar, oppure non lo fa nessuno. Si è creato così quindi un triangolo di mare gestito da nessuno, una zona non schermata dai soccorsi in cui anche nel 2021 si è registrato il più alto numero di decessi.

La strategia di La Valletta

A Malta per la verità non hanno mai considerato l’eccessiva estensione della propria area Sar come un problema. Anzi, al contrario ha rappresentato dei vantaggi in termini politici. In primo luogo, La Valletta ha potuto sfruttare la grandezza della zona di competenza dei soccorsi per chiedere all’Italia di subentrare al suo posto in diverse occasioni. Vista l’impossibilità dei mezzi maltesi di raggiungere la zona a sud di Lampedusa, secondo il ragionamento delle autorità locali, allora è legittimo chiedere a Roma di fare il lavoro. Quando un natante è vicino le isole Pelagie ma ancora in area maltese, sono quindi le motovedette italiane ad allertarsi. In secondo luogo, per La Valletta avere un’area Sar così estesa vuol dire poter far sentire in modo importante la propria influenza in una zona così strategica del Mediterraneo.

Se da un lato è vero che la competenza nelle aree Sar riguarda esclusivamente il coordinamento dei soccorsi, dall’altro è altrettanto vero che poter rivendicare una propria pertinenza in determinate aree è essenziale anche per lo sfruttamento delle risorse economiche. Sotto il Mediterraneo ci sono giacimenti di gas, passano gasdotti e infrastrutture di comunicazione, per un piccolo Paese come Malta arrivare a lambire zone così vaste lungo il mare nostrum con la propria area Sar risulta quindi più che mai fondamentale. C’è poi un discorso economico non indifferente. Il passaggio delle rotte aeree nelle zone Fir, come sottolineato in un articolo di Andrea Palladino su Domani, comporta a favore delle casse di Malta il pagamento di royalties. In generale quindi, esistono dei buchi neri nel Mediterraneo che comportano maggiori rischi per la sicurezza di tutti i natanti e maggiori oneri, come sempre poi da diversi anni a questa parte, per l’Italia. All’orizzonte non sembrano esserci le condizioni politiche per rimettere in discussione i confini e la situazione è destinata a rimanere uguale per ancora tanti anni. Anche perché se a nord Malta si affida all’Italia, a sud invece si affida ai libici. Nel 2009 e ancora nel 2020 tra La Valletta e Tripoli sono stati stilati dei memorandum che comportano la collaborazione della Guardia Costiera libica con quella dell’arcipelago.

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