Dall’immigrazione all’identità: le parole chiave del blocco sovranista

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Migrazioni /

Terrorismo islamico, commercio internazionale, radici giudaico-cristiane, lotta all’immigrazione clandestina. Sembrano essere questi i punti-chiave su cui si concentra l’agenda del blocco sovranista che punta a conquistare il maggior numero di seggi nel prossimo Parlamento europeo.

“L’Europa del buon senso”, la piattaforma lanciata da Matteo Salvini lunedì scorso a Milano, si fonda in larga parte su questi punti. Ed è interessante notare la convergenza di questo programma, o almeno questo principio di programma, con quanto affermato in questi anni dalla cosiddetta “internazionale sovranista”, quella che, a livello ideologico e mediatico, fa capo agli Stati Uniti di Donald Trump. E che rappresenta anche l’unica agenda su cui si possa costruire una piattaforma che unisca partiti inevitabilmente differenti nei loro obiettivi a lungo termine, dovendo sovrapporsi ai singoli interessi nazionali.

Lotta all’immigrazione clandestina

Da questo punto di vista, il compito di costruire una piattaforma comune è difficile. Proprio per questo motivo, l’unica strada su cui si può realizzare un sistema di alleanze elettorali è trovare quella convergenza su cui non c’è discussione. In primis, quella del contrasto all’immigrazione clandestina, che rappresenta fra l’altro uno degli strumenti su cui si fonda la possibilità di estendere l’alleanza anche a partiti presenti in altri gruppo parlamentari, e in particolare nel Partito popolare europeo.

L’esempio è arrivato in queste settimane dal summit sulle migrazioni promosso da Viktor Orban: un convegno internazionale in cui si è parlato di immigrazione ma da un altro punto di vista, quello di chi punta alla tutela dei confini, e che ha visto partecipare 60 relatori da tutto il mondo (per l’Italia, relatore Daniele Scalea, autore de “Immigrazione. Le ragioni dei populisti”) in cui si è tornato a marcare il rispetto delle identità nazionali e la tutela delle frontiere come punto che può unire tutti i movimenti sovranisti.

A prescindere dall’interesse particolare del singolo Paese, tutti i partiti dei movimenti di stampo sovranista si trovano d’accordo sull’idea di rafforzare i confini. E l’idea è stata ribadita anche a Milano dove i quattro rappresentanti dei partiti hanno manifestato la necessità di trovare una quadra di fronte a evidenti divergenze. Perché è chiaro che se un Paese non di approdo chiude le frontiere, i migranti restano inevitabilmente all’interno del Paese di sbarco.

Identità nazionale e giudaico-cristiana

Altro punto del programma su cui si è trovata un comune denominatore è quello della tutela delle identità nazionali e delle radici giudaico-cristiane, un tema che da sempre scalda non solo i gruppi parlamentari esterni al Partito popolare europeo, ma anche una larga parte del Ppe, che si fonda anche sul valore della cultura cristiana.

Le radici dell’Europa rappresentano uno di quei punti in cui è difficile non trovare convergenza. E anche in questo caso, l’idea è che possa trovarsi non soltanto una convergenza fra i diversi partiti di Europa delle Nazioni e delle Libertà e dei suoi prossimi “adepti”, ma anche dei partiti che rappresentano la linea più intransigente all’interno dei popolari europei (l’ungherese Fidesz in testa).

Terrorismo islamico

Altra parola-chiave del fronte sovranista è quella della lotta al terrorismo islamico. Un punto su cui Salvini torna spesso, come confermato anche dalle dichiarazioni rilasciate a margine del G7 di Parigi con i ministri dell’Interno. L’idea del fronte sovranista è che terrorismo islamico e immigrazione incontrollata possano andare di pari passo. Proprio per questo motivo, il fronte legato alla matrice sovranista si concentra su questa convergenza. Che serve anche (ancora una volta) per compattare non solo l’ala a destra del Ppe, ma tutti quei movimenti che promuovono anche all’interno dei popolari un giro di vite sulla lotta al terrorismo.

Un messaggio che ha anche un respiro internazionale particolarmente importante. Perché la lotta al terrorismo islamico si può declinare sotto diversi punti di vista e con differenti sfaccettature. L’ha dimostrato l’agenda Trump sul Medio Oriente, ma l’hanno dimostrato anche i rapporti sempre più solidi fra il blocco dei partiti sovranisti con l’agenda politica di Israele e con i rapporti con le monarchie del Golfo, che da sempre manifestano un profondo legame con l’ala più radicale dell’islam che è anche brodo ideologico del terrorismo.

Commercio internazionale

Respiro mondiale e non solo europeo che riguarda anche un altro tema della piattaforma presentata con la convention dell’”Europa del buonsenso”: il commercio internazionale. A una domanda sulle competenze da riassegnare agli Stati rispetto all’Europa, Salvini ha parlato anche di commercio, un tema che non sembra sempre centrale nel programma dei partiti sovranisti. Ma che oggi, specialmente per la guerra dei dazi intrapresa da Trump e che vede coinvolto tutto il mondo, può diventare decisamente importante.

L’idea del blocco sovranista europeo è che il Wto non possa legiferare in maniera puntuale e universale senza rispettare le esigenze e le sensibilità dei singoli Paesi. E questo tema può essere declinato anche nei rapporti con Washington, visto che l’amministrazione Trump ha sempre ribadito la volontà di puntare su rapporti commerciali di stampo bilaterale e non multilaterale. Un altro esempio di sovrapposizione fra le diverse agende delle destra europee e americana, che conferma un trend utile per comprendere anche le prospettive delle elezioni europee e del prossimo futuro. Anche nei rapporti euro-atlantici.