Si va verso un luglio da record sul fronte migratorio: negli ultimi giorni gli sbarchi nel nostro Paese hanno assunto proporzioni che non si vedevano da tempo, forse da almeno due o tre anni. Segno che qualcosa di importante, dall’altra parte del Mediterraneo, sta accadendo. A luglio sono arrivati, secondo i dati del Viminale, 2.422 migranti a fronte dei 1.088 dello stesso mese del 2019. E le cifre per giunta sono ancora aggiornate al 14 luglio, poco meno di metà mese. In prospettiva, questo mese potrebbe essere quello più drammatico sul fronte migratorio dal 2017, da quando cioè l’emergenza sbarchi aveva assunto dimensioni molto gravi.

In Libia situazione critica

Così come evidenziato da Francesca Musacchio su IlTempo, almeno in diecimila potrebbero arrivare dalla Libia verso l’Italia entro quest’anno. Una cifra verosimile e che rispecchia gli allarmi lanciati dai servizi segreti già alcune settimane fa, quando si parlava di almeno ventimila persone pronte a partire. La guerra, che ha assunto nel Paese nordafricano dinamiche molto più intense da aprile in poi, sta avendo un importante condizionamento sulla situazione: si è combattuto di più, dunque molte più persone hanno iniziato a premere per andare via dalla Libia. Infatti, è bene ricordare che nel giorno di Pasquetta è iniziata l’avanzata delle forze del Gna, ossia quelle ricollegabili al governo di Fayez Al Sarraj, che a discapito delle truppe del generale Haftar hanno preso Sabratha. Successivamente, le milizie di Tripoli, con il supporto della Turchia e dei mercenari siriani filo – turchi, hanno espugnato altre roccaforti di Haftar in Tripolitania, a partire da Tarhouna. Fino a quando poi qualche settimana dopo il generale ha deciso per il totale ritiro dall’ovest della Libia. 

Un contesto di battaglie che ha inciso sul fenomeno migratorio: molti campi dove erano presenti i migranti sono stati chiusi, molte organizzazioni criminali hanno approfittato della confusione per rimettere in mare decine di barconi e gommoni. Ma non solo: in alcuni casi, come proprio a Sabratha, a seguito delle avanzate del Gna si è registrato anche un ritorno di signori della guerra e trafficanti impegnati in anni passati nell’organizzazione dei viaggi della speranza. Tra questi, da segnalare la presenza lungo le coste ovest della Tripolitania di Ahmed al Dabbashi, detto “Al Ammu“, ossia “lo zio“. Quest’ultimo, dopo tre anni di assenza da Sabratha, starebbe già lavorando per riprendersi la sua “fetta di mercato” nel business criminale dell’immigrazione.

Da non sottovalutare anche il discorso riguardante il coronavirus: in Libia, come dichiarato dal giornalista Faraj Aljarih su IlGiornale.it, soltanto adesso si sta raggiungendo il picco. Le misure per prevenire i contagi, pur se mai completamente rispettate, da aprile ad oggi hanno aumentato le difficoltà economiche ed hanno acuito l’affanno in cui versa la società libica. Anche questo sta contribuendo a far aumentare la pressione sul Mediterraneo, non solo tramite la Libia ma anche per mezzo della rotta tunisina: sempre più migranti presenti in Tripolitania raggiungono la Tunisia per poi partire da qui alla volta di Lampedusa e della Sicilia.

“Più di 2mila i migranti nei campi gestiti dal governo”

Che qualcosa non sta andando per il verso giusto, lo ha confermato a InsideOver anche Tarik Agaz, uno dei responsabili della comunicazione dell’Unhcr in Libia: “Attualmente, si contano 2234 tra rifugiati e migranti all’interno degli undici centri di detenzione gestiti dalla direzione libica per la lotta alla migrazione illegale – ha dichiarato Agaz – Poi ci sono tanti altri numerosi campi in mano alle organizzazioni criminali in cui l’Unhcr è impossibilitata ad entrare”. Ed è qui che sarebbe radunata buona parte di coloro che, già nelle prossime settimane, potrebbe salpare alla volta dell’Europa. Le condizioni dei campi, sia quelli ufficiali che quelli controllati dai trafficanti, vengono descritte dal membro dell’Unhcr come “disastrose” sotto ogni punto di vista.

Dall’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati non ci si sbilancia su quello che potrebbe essere l’andamento del flusso migratorio per i prossimi mesi: “Solitamente la stagione estiva rappresenta il momento più delicato per tentativi di attraversamento, a causa del miglioramento del tempo – ha dichiarato ancora Tarik Agaz – Tuttavia al momento la situazione in Libia è molto fluida. Il conflitto è diminuito di intensità dopo gli scontri di aprile, il che significa che rifugiati e migranti potrebbero essere in grado di ritrovare lavoro per sostenere le loro famiglie, ma questo è incerto”.  Diverse quindi le incognite, ma una sola la certezza: da qui alle prossime settimane estive l’Italia deve stare molto attenta perché ulteriori impennate nei flussi migratori sono dietro l’angolo.

Il rischio coronavirus

Il nostro Paese deve anche guardarsi dal picco dell’epidemia da Covid-19 che la Libia sta raggiungendo solo in queste settimane. Fino a giugno si contava soltanto un migrante positivo tra coloro che erano sbarcati lungo le nostre coste in pieno lockdown: si trattava di un quindicenne egiziano ritrovato contagiato mentre era ad aprile all’interno del centro di accoglienza di Pozzallo. Da luglio in poi invece la situazione è cambiata: 30 migranti sono risultati positivi tra coloro che sono sbarcati dalla Sea Watch 3 il 21 giugno scorso, 8 invece i contagiati tra chi è arrivato dalla nave Mare Jonio dell’Ong Mediterranea Saving Humans. L’ultimo episodio del genere in ordine di tempo, è stato registrato martedì nel ragusano con 11 migranti trovati positivi al coronavirus. 

Un ulteriore segno di come l’emergenza sanitaria in atto lungo l’altra sponda del Mediterraneo potrebbe avere impatti non secondari anche in Italia. Più sbarchi arrivano da un Paese in piena pandemia, più ovviamente i rischi anche per noi sono destinati a crescere: “È molto probabile che migranti contagiati dal coronavirus arrivino in Italia”, aveva confermato al Giornale.it Faraj Aljarih, il quale ha sottolineato la situazione di precarietà che attualmente sta investendo la Libia. Per questo e per altri motivi, l’estate 2020 per le autorità italiane sul fronte migratorio potrebbe essere molto più calda del previsto. Ed anche il governo potrebbe faticare a “giustificare” sotto il profilo politico la propria posizione in materia.

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