Sin dalla sua nascita, l’Agenzia europea adibita alla tutela ed alla guardia delle frontiere, Frontex, è stata nell’occhio del ciclone, ma adesso le accuse che pendono sul suo personale potrebbero obbligare addirittura le istituzioni europee a prendere dei seri provvedimenti. Attaccata già negli scorsi mesi da una serie di inchieste giornalistiche che sottolineavano i respingimenti ritenuti illegali ed effettuati nel braccio di mare che separa la Turchia dalle isole greche dell’Egeo, a fare scalpore adesso è anche la pubblicazione dei suoi bilanci, all’interno dei quali sarebbero presenti cene e intrattenimenti di lusso. Insomma, un quadro che ha spinto i revisori contabili a definire l’agenzia Frontex come “costosa” e “inefficace“, se si considera come dalla sua formazione il numero di reati frontalieri non sia drasticamente diminuito.

Spesa pubblica da capogiro

900 milioni di euro all’anno: questo è il costo che Frontex avrà per le casse di Bruxelles da qui al 2027 e contemplante anche l’assunzione di 10mila nuovi agenti di sicurezza con lo scopo di potenziare la sorveglianza dei confini europei. Cifre astronomiche, se si considera (come emerso dal rapporto dei revisori contabili europei) come i ruoli dell’agenzia siano di fatto poco chiari, in quanto poggianti su un mandato eccessivamente generico attribuitegli nel 2016. E soprattutto, in netta e costante crescita rispetto al passato.

La mancanza di risultati e una situazione che ha spinto i revisori a scrivere apertamente di “sperpero” di denaro pubblico potrebbero aprire le porte a una pesante revisione da parte dell’Unione europea. Uno scenario che in particolare mette principalmente sotto accusa il direttore stesso di Frontex, Fabrice Leggeri, in passato già uscito indenne da ogni ciclo di indagine effettuata nei suoi confronti e in quelli dell’agenzia europea.

Troppi cambiamenti in poco tempo: ecco come Frontex non ha retto

Come emerso dal rapporto dei revisori e ribadito dal suo membro Leo Brincat, una delle principali cause che hanno portato ad una mala gestione patrimoniale dell’agenzia è dovuta ad uno scenario mutato velocemente e di fronte al quale i funzionari di Frontex si sono fatti cogliere impreparati. Fondata nel 2004 con lo scopo di fronteggiare i reati frontalieri e l’immigrazione irregolare, l’organizzazione ha visto crescere anno dopo anno i suoi compiti, così come il budget pubblico a lei destinato. Ma, dal 2016, l’impennata della crisi migratoria avvenuta soprattutto sul confine orientale unita a procedure di comunicazione tra i Paesi membri non efficienti e a una serie di compiti poco chiari hanno contribuito a rendere eccessivamente macchinoso e poco efficace il suo funzionamento.

Per il momento, però, Bruxelles non ha gli strumenti adeguati per sostituire Frontex. Tuttavia, a seguito delle inchieste che la vedono coinvolta e del rapporto dei revisori contabili lussemburghesi, l’Unione europea ha diretto nei confronti dell’agenzia un documento contenente cinque raccomandazioni. Le quali, perentoriamente, dovranno essere assimilate entro la fine del prossimo 2022 e si concentrano soprattutto sul miglioramento delle comunicazioni interne e sulla gestione ordinaria dell’agenzia. E, qualora ciò non venisse recepito ed attuato, sicuramente i palazzi europei si troveranno nella situazione di trovare una soluzione che “superi” la stagione di Frontex come garante dei confini europei.

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