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Migrazioni

Cosa c’è dietro l’esodo della tribù indiana Bnei Menashe verso Israele

I principali think tank israeliani continuano a rimarcare i vantaggi della rinnovata partnership tra Israaele e India, culminata nella recente visita di Narendra Modi a Tel Aviv con tanto di storico discorso alla Knesset e la proposta, del padrone di...

I principali think tank israeliani continuano a rimarcare i vantaggi della rinnovata partnership tra Israaele e India, culminata nella recente visita di Narendra Modi a Tel Aviv con tanto di storico discorso alla Knesset e la proposta, del padrone di casa Benjamin Netanyahu, di creare un “asse delle nazioni” per contrastare l’influenza dell’Iran in Medio Oriente.

Ancora fedele alla politica nazionale di non allineamento, il primo ministro indiano non ha confermato né smentito la futura adesione di Delhi a questo progetto, pur rimarcando la volontà di rafforzare le relazioni con lo Stato ebraico. I dossier sul tavolo dei due Paesi sono numerosi, e comprendono tanto la Difesa – Israele è tra i principali fornitori di armi dell’India, con una collaborazione estesa a cyber-sicurezza, droni e tecnologia missilistica – quanto il commercio (a partire dal progetto del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa) e la cultura.

Non solo: sta assumendo una rilevanza sostanziale la vicenda dei Bnei Menashe. Parliamo di un gruppo etnico-religioso, originario dell’India nord orientale, tra gli Stati di Manipur e Mizoram, che sostiene di discendere da una delle cosiddette “dieci tribù perdute” di Israele, in particolare dalla tribù di Manasse.

Dall’India a Israele: il trasferimento della “tribù perduta” dei Bnei Menashe

Nei giorni scorsi, oltre 250 indiani appartenenti a questa tribù biblica sono atterrati all’aeroporto Ben Gurion nell’ambito di un’operazione governativa per il loro trasferimento in Israele.

I Bnei Menashe vivono in avamposti sperduti nel kibbutz di Ma’oz Tzur, al confine tra l’India e il Myanmar. Sono circa 10.000 e si considerano parte, come detto, di una delle dieci tribù perdute di Israele, discendenti di un patriarca tribale, Manasse, e dispersi quasi tre millenni fa.

Da qualche anno hanno iniziato a trasferirsi nello Stato ebraico, consapevoli che il governo israeliano ha promesso di riportarli tutti in Israele entro il 2030. Quasi metà della comunità, ha ricordato il New York Times, si è già trasferita in Israele a partire dagli anni ’90. Con l’operazione “Ali dell’Alba“, Tel Aviv ha appena trasportato in aereo altri 250 membri, in attesa di ulteriori rimpatri già in programma.

I primi gruppi si sono stabiliti in luoghi come Hebron, in Cisgiordania, e negli insediamenti israeliani a Gaza. Nel novembre dello scorso anno, il governo israeliano ha accettato di aiutare i restanti 5.800 Menashe a immigrare in massa (1.200 lo faranno nel corso del 2026).

La mossa di Tel Aviv

Per assorbire i nuovi arrivati, Tel Aviv ha previsto un ingente sostegno finanziario iniziale, oltre a corsi di lingua ebraica, orientamento professionale, alloggi temporanei e programmi sociali di aiuto. Netanyahu l’ha definita “una decisione importante che rafforzerà anche le regioni del Nord e della Galilea“, alcune delle quali sono state colpite dai razzi lanciati dai combattenti di Hezbollah in Libano.

Israele ha bisogno di ricostruire la propria economia. La chiamata alle armi da parte di numerosi israeliani, i palestinesi della Cisgiordania impossibilitati a svolgere le proprie attività lavorative e la riduzione del flusso di lavoratori migranti provenienti da paesi come il Nepal e la Thailandia hanno danneggiato il Paese. I legislatori di Tel Aviv hanno tuttavia spiegato che il duplice obiettivo di questa mossa, concordata con Delhi, consiste, da un lato nel riunire le famiglie, e dall’altro nel ripopolare il nord di Israele.

“Stiamo facendo la storia portando l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele”, ha dichiarato Ofir Sofer, ministro israeliano per l’aliyah e l’integrazione, in un comunicato. “Oggi abbiamo accolto con grande gioia ed entusiasmo il primo volo di immigrati dal nord dell’India. Ringrazio il primo ministro Netanyahu e il ministro delle Finanze Smotrich, che hanno accolto con favore l’iniziativa da me promossa, un’iniziativa che unirà l’intera comunità nello Stato di Israele”, ha aggiunto lo stesso Sofer.

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