Se si va a guardare il tabellone dell’aeroporto di Minsk, alle 11:10 ogni giorno è previsto l’atterraggio di un volo da Damasco della compagnia aerea siriana Cham Wings. Fino a qualche settimana fa nella lista delle partenze e degli arrivi vi erano anche i voli da e per Baghdad, operati da una compagnia privata irachena. É da queste tratte che arrivano i migranti dal Medio Oriente, è da qui che si sta originando la crisi migratoria capace di destabilizzare l’intera area orientale dell’Ue. La Bielorussia è lontana da raggiungere via terra dalle aree di provenienza degli aspiranti richiedenti asilo. L’unico modo per alimentare la rotta che tanto sta facendo discutere in queste ore è proprio quello di richiamare centinaia di persone tramite gli aerei. E così lo scalo della capitale Minsk si è trasformato negli ultimi mesi in uno degli snodi migratori più delicati.

Come arrivano i migranti in Bielorussia

La rotta turca ha delle dinamiche facilmente comprensibili. Dall’Iraq, dalla Siria o dall’Afghanistan si arriva a piedi o comunque via terra nella penisola anatolica. Poi da qui o si raggiunge la Grecia o l’Italia via mare oppure, al contrario, si procede sempre via terra verso la penisola balcanica. Tra il 2015 e il 2016 è andata così. Nel giro di pochi mesi, quasi un milione di migranti dal medio oriente si sono spostati in Turchia e poi grazie soprattutto alla rotta balcanica hanno raggiunto i Paesi del nord Europa. Più difficile è comprendere invece le dinamiche della rotta bielorussa. Il Paese si trova molto più a nord rispetto alle aree di origine dei flussi migratori. Se un cittadino iracheno o afghano volesse mettere piede in Europa tramite la Bielorussia, dovrebbe attraversare il Caucaso, risalire le coste russe del mar Nero, accedere in Ucraina e solo dopo entrare in territorio bielorusso. Oppure, in alternativa, una volta giunto in Turchia dovrebbe attraversare il mar Nero per sbarcare in Ucraina e risalire verso Minsk. Ma in entrambi i casi la via balcanica o mediterranea risulterebbe decisamente più semplice.

Chiaro quindi come un gruppo di migranti può raggiungere la Bielorussia solo in aereo. Se sempre più gruppi percorrono questa via, vuol dire che esistono dei vantaggi. A partire dalla facilità con cui è possibile accedere al Paese. A fianco delle rotte commerciali “tradizionali”, che mettono in comunicazione Minsk con metropoli russe e capitali di Stati ex sovietici, sui tabelloni dell’aeroporto della più grande città bielorussa sono apparse di recente indicazioni per capitali mediorientali. Un volo al giorno collega Minsk con Damasco, due voli quotidiani invece con Dubai. Sono invece ben tre i viaggi giornalieri con Istanbul. Fino a settembre c’era anche una tratta diretta con Baghdad. L’Europa però ha intimato alle autorità irachene di evitare collegamenti con la Bielorussia e il volo non spunta più sul tabellone. Ciò non toglie che un migrante iracheno può comunque raggiungere Dubai o Istanbul e da lì imbarcarsi per Minsk. In poche parole, tra gli aspirati profughi si è diffuso il passaparola secondo cui è molto più semplice arrivare via aereo in Bielorussia e, da qui, avventurarsi alla volta delle frontiere dell’Ue.

Un passaparola che, tra le altre cose, è diventato virale per via di una politica di visti turistici molto accomodante portata avanti dal governo bielorusso. A sottolinearlo è la Reuters, secondo cui il presidente Lukashenko ha in tal modo richiamato, grazie anche alla compiacenza di alcune reti di trafficanti, migliaia di migranti nel suo Paese. Ed è così che ha potuto mettere in piedi il ricatto verso l’Europa dopo le sanzioni imposte da Bruxelles a Minsk.

Cosa accade a Minsk

Una volta arrivato in Bielorussia, un migrante aspira ad andare subito verso il confine e raggiungere il territorio comunitario. Sempre secondo la Reuters, molti cittadini iracheni, siriani o afghani sono convinti di poter entrare in un qualsiasi Paese dell’Ue con il visto rilasciato dal governo bielorusso. Ovviamente la notizia non è vera. Ma tanto basta per riempire i voli dal medio oriente a Minsk. Qui i migranti vengono fatti alloggiare negli alberghi per una o due notti. A rivelarlo è la tv lituana Lrt. Ai gruppi di aspiranti profughi viene venduto un vero e proprio “pacchetto turistico”, comprendente biglietto aereo e alloggio a Minsk. Dopo le notti passate nella capitale bielorussa, ad entrare in azione sono i gruppi di trafficanti veri e propri. Per il governo polacco si tratterebbe di agenti delle forze speciali di Lukashenko, ma non è escluso che l’ultima tratta della rotta bielorussa venga gestita unicamente da organizzazioni criminali. Fatto sta che dagli alberghi di Minsk i migranti verrebbero, secondo le autorità di sicurezza lituane e polacche, prelevati e spediti al confine.

La direzione è duplice: i mezzi con a bordo i profughi sono diretti verso la Lituania oppure verso la Polonia. É così che si origina la crisi osservata nelle ultime settimane. A fronte di 80 ingressi illegali in tutto il 2020 tra la Bielorussia e le frontiere orientali dell’Ue, dal primo gennaio ad oggi di migranti ne sarebbe transitati già più di tremila. E almeno in diecimila sarebbero pronti a premere ancora lungo le frontiere. Nel frattempo a Minsk gli aerei dalle città mediorientali continuano ad atterrare pieni.

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