Per continuare a crescere la Cina ha bisogno di migranti. Alla luce del rallentamento economico registrato a Pechino e Shanghai, due fra i più importanti centri nevralgici del paese, secondo alcuni esperti il Dragone necessiterebbe di nuovi lavoratori da inserire nelle grandi megalopoli. Attenzione però, perché i migranti a cui si fa riferimento non sono certo persone provenienti da uno dei tanti poveri paesi che confinano con la Cina, quanto piuttosto cinesi residenti nelle aree rurali dell’ex Impero di Mezzo. Il problema principale è però uno e si chiama hukou, il sistema di registrazione familiare che vincola l’accesso ai servizi pubblici dei cittadini al loro luogo di residenza. Questo significa che se alcuni contadini registrati nell’entroterra cinese decidessero di trasferirsi a Pechino in cerca di fortuna, si troverebbero estromessi dai più basilari servizi pubblici, come sanità, istruzione e altro ancora.

Le grandi città hanno bisogno di nuovi lavoratori

Il ragionamento più logico dovrebbe spingere le autorità a modificare l’hukou o per lo meno allentarlo, ma tutto è ancora fermo; certo è che il declino economico di alcune megalopoli ha già fatto scattare più di un campanello d’allarme ai piani alti del Partito Comunista Cinese. Shanghai e Pechino, le città prese in esame negli ultimi studi, negli anni scorsi hanno introdotto dure restrizioni per limitare l’afflusso di migranti dalle campagne. La misura ha però prodotto una grave distorsione del mercato di lavoro, perché i cinesi partiti dall’entroterra in cerca di fortuna sono stati costretti a trasferirsi in città minori; centri, questi ultimi, che non avevano affatto bisogno di manodopera. Il tasso di crescita di Shanghai, ad esempio, è fermo al 5,9%, lontano dalla media nazionale del 6,3%. Analizzando ancor più nel dettaglio il fenomeno migratorio interno della Cina, c’è chi ha collegato il rallentamento economico del Dragone al sistema degli hukou: diventato legge a partire dagli anni ’50, l’hukou causerebbe il dirottamento dei lavoratori non qualificati nelle città secondarie che non hanno affatto bisogno di manodopera, mentre i centri urbani più grandi resterebbero all’asciutto.

Cos’è l’hukou

L’hukou è una politica cinese di registrazione delle famiglie che collega ogni individuo al luogo d’origine. Si viene così a creare una vera e propria classificazione basata sulla provenienza, rurale o urbana, e su questa si fonda la possibilità di usufruire o meno dei servizi pubblici essenziali. Tradotto in altre parole, i cinesi possono accedere ai servizi essenziali offerti dallo Stato solo se li richiedono nel luogo in cui sono registrati. Come se non bastasse l’hukou è una condizione ereditaria, che si trasmette ai figli dei figli dei figli. La Cina ha da poco eliminato l’hukou per le città dotate di una popolazione compresa tra l’1 e i 3 milioni di abitanti e facilitato le restrizioni per i centri compresi tra i 3 e i 5 milioni. Tuttavia il governo non è convinto di fare altrettanto per i grandi centri come Pechino e Shanghai. L’hukou limita la circolazione dei lavoratori e il loro spostamento, non solo per quanto riguarda il trasferimento dalle campagne alle città, ma anche per quello fra città e città.

Favorire gli autoctoni

Nella Cina di oggi chi non ha lo status di residenza di una grande metropoli è estromesso dai servizi pubblici ma, nonostante la privazione, le autorità non intendono eliminare la pratica dell’hukou per un semplice motivo; l’eventuale allentamento metterebbe pressione sulla stabilità sociale, aumentando i costi di fornitura dei servizi pubblici che, in tal caso, sarebbero destinati a una popolazione cittadina ben più corposa. Per arginare la migrazione degli abitanti di zone rurali, Pechino ha varato una politica di sostegno alle aree dell’entroterra, che hanno potuto contare su risorse, sussidi, distribuzione di terre e sviluppo generale. L’hukou, questo sistema feudale e brutale, era stato creato per garantire il funzionamento della Cina ai tempi di Mao ma oggi, con la crescente urbanizzazione e le riforme politiche del paese, non ha più ragion d’essere e lo dimostrerebbero i dati sciorinati da analisti ed esperti. Gli hub cinesi sono in continua espansione ma per mantenere livelli accettabili di crescita hanno bisogno di nuovi lavoratori che la Cina intende reperire dalle campagne. Le autorità potrebbero accogliere decine di migliaia di bengalesi e vietnamiti, eppure non hanno alcuna intenzione di scegliere la via più semplice ma anche più dannosa per il paese.