C’è un business a volte sottovalutato quando si parla di fenomeno migratorio, che però vale svariati miliardi di dollari: è quello delle rimesse mandate in Africa o nei Paesi originari da parte di chi lavora in Europa. Un giro di affari che ad esempio solo per l’Egitto vale 25 miliardi di dollari, tanto i cittadini egiziani residenti all’estero hanno rispedito in patria nel 2018. 

Cifre da capogiro 

Con quello che nel Vecchio continente si guadagna, nel proprio Paese di origine si riesce a mantenere dignitosamente una famiglia. Il fenomeno della rimessa dei soldi verso la propria nazione è tipico delle circostanze migratorie, praticamente da sempre. Già nel 2002 ne parla l’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, secondo cui i soldi delle rimesse valgono complessivamente 80 miliardi di dollari. Oggi probabilmente più del doppio. Se l’Egitto è in testa con i suoi 25 miliardi, frutto soprattutto del fatto che il paese africano manda all’estero soprattutto manodopera specializzata che riesce a trovare sbocchi lavorativi, non sono da meno comunque altre realtà africane. A partire dalla Nigeria, in cui nel 2018 transitano 22 miliardi di dollari di rimesse dai nigeriani residenti fuori. Il Marocco sfiora i sette miliardi di dollari, il Senegal 2.4 miliardi. 

Ed il trend appare in crescita in gran parte dei principali paesi africani. Oltre il valore del miliardo di Dollari in fatto di rimesse, si trovano paesi quali ad esempio il Kenya, il Ghana, l’Uganda ed il Mali. Nazioni che vedono ogni anno centinaia di giovani partire e, di conseguenza, miliardi di Dollari poi tornare indietro con le rimesse inviate dall’estero. Dall’Europa all’Africa dunque, i soldi compiono il percorso inverso a quello dei migranti. Ed il giro d’affare è in continua crescita. 

Pro e contro del fenomeno

In realtà in tanti parlano delle rimesse come di un aspetto positivo. Anzi, non sono pochi i governi africani che vedono nei soldi spediti dall’estero da parte di propri concittadini quasi un investimento. Di certo, il giro d’affari supera per quantità la somma di denaro che ogni anno dall’Europa raggiunge l’Africa per donazioni o solidarietà. Per molte comunità del continente nero, piuttosto che mantenere un giovane disoccupato è più conveniente invece mandarlo in Europa ed usarlo come fonte in grado di portare poi verso casa i soldi. Non a caso a volte ci si rivolge a vere e proprie collette per pagare i viaggi verso l’Europa di potenziali migranti. Le somme da loro rimesse verso il paese d’origine, sono soldi rimessi in circolo e risorse dunque di rilancio economico.

Ma le incognite non mancano. A partire dal rischio che queste somme possano attrarre la mano della criminalità, organizzata e non. Mafia nigeriana, malavitosi tunisini o egiziani, la mole di miliardi che rientra nei Paesi d’origine potrebbe almeno in parte essere intercettata da gruppi criminali e creare anche economia sommersa. Ma vi è anche un altro aspetto da non sottovalutare: se è vero che un giovane in grado di rimettere soldi verso casa è una fonte di reddito e dunque di economia in più, è altrettanto vera la circostanza che in questo modo l’Africa perde una risorsa per il proprio futuro. Il “salto di generazione“, con comunità abitate solo da anziani e giovanissimi e con molti in età lavorativa fuori casa, è un problema che attanaglia non pochi paesi africani. Il continente perde manodopera, perde possibili lavoratori od operai, si svuota di intelligenze e di forze in grado di rilanciare l’economia. Ed è qui che probabilmente si nasconde il vero dato inquietante, oltre che l’elemento maggiormente negativo della vicenda.