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Se il mondo guarda da diverso tempo oramai alle sorti del confine tra Usa e Messico, divenuto nel 2016 tra i principali obiettivi della campagna elettorale ed attualmente tra i principali elementi di scontri tra Trump e l’opposizione, a ridosso del Mediterraneo la politica di costruzione di muri di confine potrebbe avere a breve una rapida attuazione. In Algeria infatti il governo approva la costruzione di un totale di più di seimila chilometri di muro e barriere lungo i confini con i Paesi considerati a più alto rischio. Il via libera risulta approvato nello scorso mese di novembre, il governo di Algeri si dice già pronto a mettere in piedi le prime parti del nuovo muro di confine. 

Le esigenze di sicurezza avvertite dall’Algeria

L’Algeria è il più grande Paese del mondo arabo, un’estensione molto vasta che dalle coste del Mediterraneo si addentra nel profondo deserto del Sahara fin quasi ai primi confini con il Sahel. Un’area strategica, ma anche pericolosa: da qui non passano solo commerci e qui la storia non lascia in eredità soltanto le civiltà che fanno da ponte tra Africa nera e Mediterraneo. Droga, armi, traffico di esseri umani e minacce jihadiste sono gli altri elementi che corrono lungo le carovane del deserto. E che minacciano ovviamente anche la stessa Algeria. Secondo stime diffuse dallo stesso ministero degli interni algerino, il governo spende ogni anno quattro miliardi di Dollari solo per presidiare i propri confini. Algeri sa perfettamente che una parziale diminuzione dell’attenzione lungo le proprie frontiere, potrebbe portare all’interno del Paese centinaia di migranti, fiumi di droga e le armi dei terroristi. Cosa che già parzialmente accade nonostante le montagne di Dollari che annualmente si spendono. Da qui l’idea di erigere un muro. Anzi, per la verità, si parla di più muri, uno per ogni fronte caldo. 

Che il problema sia sentito in Algeria, lo si intuisce dai numeri delle cifre spese sopra enunciati, ma anche dal ricordo storico sempre vivo nel Paese nordafricano. Troppo recente l’ultima guerra civile per poter badare a spese quando in ballo c’è la sicurezza e la stabilità della nazione. Che siano trafficanti di droga, di armi, di esseri umani o che, ancora, si tratti di terroristi islamisti o criminali comuni, l’Algeria non vuole correre alcuni rischio. Spendere ora tanti miliardi di Dollari per costruire un muro ed evitare di continuare a spendere, in futuro, i quattro miliardi annuali. 

Dal confine orientale a quello meridionale: ecco i fronti caldi 

Guardandosi attorno, il presidente algerino Bouteflika forse può considerarsi un vero e proprio miracolato: le primavere arabe del 2011 hanno abbattuto i governi di molti Paesi vicini, instabilità e caos regnano sovrani in Libia, malcontento e proteste imperversano in Tunisia ed in parte in Marocco. Non che l’Algeria non sia esente da tutto ciò, ma il sistema di potere ad Algeri è rimasto in sella ed è stato solo parzialmente scalfito dal caos instauratosi diversi anni fa nel Magreb. Da un lato dunque, è logico per la dirigenza algerina sentirsi quasi miracolata per l’appunto, ma dall’altro emerge repentinamente anche un senso di vero e proprio assedio. Ecco perchè, in primo luogo, il governo sta pensando di iniziare dalla Tunisia e dalla Libia per la costruzione del nuovo muro di confine. C’è l’esigenza qui di proteggersi dalle infiltrazioni jihadiste che si rischiano da questi due Paesi: in Libia perchè non ci sono attualmente forti istituzioni in grado di garantire il controllo, in Tunisia perché l’alto numero di foreign fighters partiti da qui non dona garanzie di sicurezza. Il fronte orientale dunque, dovrebbe essere il primo a vedere l’edificazione dei muri lungo il confine.

Tre barriere, con trincee e fossati scavati lungo il deserto: come scrive Francesco Semprini su La Stampa, dovrebbe essere questo l’aspetto dei muri lungo le varie frontiere. Sul fronte orientale, così come in quello meridionale: qui a destare maggiore paura è il confine con il Niger e con il Mali. Nel primo caso per via della sempre folta carovana di migranti che risalgono dal Sahel, nel secondo caso invece per l’instabilità che regna nella sua parte settentrionale. Qui, in particolare, vi è la zona del deserto dove imperversano i più pericolosi gruppi collegati ad Aqim (Al Qaeda nel Magreb Islamico) che, fino al 2013, hanno addirittura costituito un vero e proprio califfato. Discorso a parte invece per il confine con il Marocco, dove un muro già in parte esiste per via delle frizioni tra Algeri e Rabat dovute alla questione legata allo status del Sarawi. 

Esigenze di sicurezza unite ad esigenze che derivano da ragioni geografiche: le dune del deserto non tracciano confini certi, né tanto meno naturali. L’unico modo per difendersi dai pericoli avvertiti come concreti, è la fortificazione delle proprie frontiere. Ed Algeri, da questo punto di vista, non bada né a spese e né a calcoli di altra natura: secondo il governo, è arrivato il momento di dare attuazione all’alternativa più drastica costituita dal muro. 

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