“In Italia troveremo salvezza”: è questa una delle frasi che riecheggia di più nei gruppi privati social cui prendono parte gli algerini che vogliono scappare via dalla loro nazione. Il messaggio è chiaro e non necessita di alcuna interpretazione dal momento che i fatti e i numeri parlano anche chiaro. Sono 968 le persone che dall’inizio dell’anno ad oggi sono partite dall’Algeria per arrivare nel territorio italiano attraverso i viaggi in mare a bordo di motoscafi. La rotta algerina nei primi mesi del 2020 ha iniziato il suo corso in modo lento e quasi silente fino a raggiungere numeri di una certa importanza nel periodo successivo. Dall’Algeria si parte, si continua a partire e si partirà dal momento che i viaggi della speranza  aventi come meta l’Italia stanno raggiungendo numeri  usciti fuori controllo. Un flusso di arrivi che adesso inizia a destare non poche preoccupazioni dal momento che la nazione italiana si è ritrovata ad essere invasa da più rotte già durante il periodo del lockdown, raggiungendo i massimi livelli nel corso dell’estate.

L’allarme che arriva dalla Spagna

Le “fughe” dall’Algeria nell’ultimo mese stanno raggiungendo cifre che hanno messo in allerta anche la Spagna. Se infatti nella parte orientale del Paese del continente africano le partenze sono dirette verso l’Italia, in quella occidentale la destinazione designata è la penisola iberica.

Solamente la scorsa settimana sono approdati tra Murcia, Alicante e Almeria più di 800 migranti a bordo di una trentina di motoscafi. Un numero così alto tale da mettere in difficoltà il Sistema Integrato di Vigilanza Esterna spagnolo utilizzato per rilevare i movimenti irregolari in mare.  Ad arrivare in Spagna come in Italia sono soprattutto giovani  che scappano da un paese che da un punto di vista politico ed economico ha registrato tanti fallimenti favorendo l’aumento del tasso di disoccupazione e la diffusione della povertà. Ad aggiungersi a questi fattori adesso è anche il coronavirus che, nelle ultime settimane, ha fatto registrare picchi elevati dei casi di contagio. Viaggi che durano più di un giorno le cui cifre si aggirano intorno ai mille euro a carico di ogni migrante, escluso materiale di salvataggio in caso di naufragio.

Infografica di Alberto Bellotto

Quella polveriera che rischia di travolgere l’Italia

Della rotta algerina se ne parla poco, a livello mediatico appare surclassata da quella tunisina e libica. Eppure ha la sua incidenza nel flusso migratorio diretto verso il nostro Paese. E se in Spagna se ne stanno accorgendo nelle ultime settimane, in Italia da anni a notare il fenomeno sono soprattutto gli abitanti del Sulcis, la regione del sud della Sardegna in cui anche in questo 2020 non sono mancati sbarchi fantasma e problemi relativi all’accoglienza. Già a gennaio le autorità locali hanno dovuto fare i conti con l’arrivo di decine di migranti dall’Algeria, ben 193 soltanto entro la prima metà del primo mese di questo anno. Quasi un segnale premonitore di quello che avrebbe in seguito rappresentato il 2020, con una situazione progressivamente peggiorata in primavera quando nel nostro Paese al problema relativo all’immigrazione si è sovrapposta l’emergenza legata al coronavirus. Da Sant’Antioco a Teulada, i comuni dell’area del Sulcis hanno chiesto più volte provvedimenti per provare ad arginare il fenomeno.

Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese si è recata in visita ad Algeri: le ricette poste sul piatto da parte del titolare del Viminale riguardano accordi per facilitare sia i controlli che i rimpatri. L’Algeria infatti non è un Paese in guerra, dunque coloro che arrivano in Sardegna non hanno titoli per chiedere la protezione internazionale e, al pari di quanto accade con la Tunisia, l’obiettivo da parte di Roma è quello di chiedere collaborazione per un rapido ritorno in patria di coloro che approdano lungo le nostre coste. Ma non è semplice, anche perché il contesto algerino è tutt’altro che stabile in questo momento sia da un punto di vista politico che sociale. Una vera polveriera ad oggi difficile da disinnescare. A partire sono soprattutto ragazzi di sesso maschile attratti dalla possibilità di arrivare in poche ore in Sardegna, con tanto di filmati delle loro traversate che spesso finiscono sui social.

L’incognita Algeria pesa sul nostro Paese

Ciò che preoccupa maggiormente al momento è la piega presa dal contesto algerino. Non raggiunta a pieno dalle primavere arabe del 2011, oggi l’Algeria sta attraversando una delicata fase di transizione. Nel febbraio del 2019 sono iniziate proteste contro l’ex presidente Bouteflika, al potere dal 1999 e dal 2013 costretto alla sedia a rotelle per gravi motivi di salute. L’annuncio di una sua ricandidatura ha aperto il vaso di Pandora che teneva molto stretta la società algerina. Di colpo molti giovani e molti esponenti della società civile hanno accantonato le storiche paure che hanno spesso evitato di far esplodere il malcontento. È sparito il timore riguardante i traumi subiti dal Paese durante la cruenta guerra civile degli anni ’90, sono scomparse le preoccupazioni relative alla possibile instabilità post Bouteflika. E così le proteste hanno assunto dimensioni tali da costringere alle dimissioni l’anziano e malato presidente, aprendo però una fase ricca di incognite.

Oggi alla presidenza c’è Abdelmadjid Tebboune, un uomo di 75 anni che non ha saputo scrollarsi di dosso l’etichetta di personaggio vicino al potere e dunque non gradito da molti strati della società. Oltre alla diffidenza, Tebboune deve affrontare le sfide di un’Algeria dove la disoccupazione giovanile è del 26.3%, un’enormità vista l’età media piuttosto bassa della popolazione. Proprio la mancanza di prospettive future sta alimentando il desiderio di molti di andare via verso l’Europa, soprattutto verso Italia e Spagna. Per il nostro Paese un peso di non poco conto. E non soltanto sul fronte migratorio: da qui arriva il 28% del gas che serve al nostro fabbisogno, una percentuale destinata a scendere nei prossimi anni ma che comunque rimarrà sempre significativa. I contratti posti in essere con la società algerina Sonatrach, la più importante d’Africa in fatto di fonti energetiche, sono vitali e importanti per l’Italia che da un’ulteriore instabilità algerina avrebbe solo da perderci. Tra immigrazione, gas e contratti di natura economica, l’Algeria per il nostro Paese appare un tassello delicato e fondamentale. Fin troppo per poter dormire sonni tranquilli.

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