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Secondo quanto riferito, la CPS, che funge da pubblico ministero nei procedimenti penali, al tempo guidata dall’attuale premier inglese, Keir Starmer, avrebbe consigliato ai procuratori svedesi di non archiviare né far progredire il caso Assange, contribuendo a creare un “paralisi legale” che ha tenuto il giornalista australiano arbitrariamente detenuto a Londra e sotto inchiesta in Svezia per anni. Una situazione che le Nazioni Unite hanno successivamente condannato come “detenzione arbitraria”.

Cosa dicono i carteggi del tribunale

Le email cancellate appartenevano a Paul Close, il principale avvocato della CPS incaricato di coordinarsi con la Svezia. Close avrebbe sconsigliato di interrogare Assange a Londra dopo l’emissione di un mandato di arresto europeo nel 2010 per accuse di stupro, un’indagine poi chiusa senza capi d’accusa. La cancellazione del suo account email, avvenuta dopo il suo pensionamento nel marzo 2014, ha riguardato documenti relativi a fasi cruciali del caso, come l’ingresso di Assange nell’ambasciata ecuadoriana nel 2012 e la concessione dell’asilo politico.

La giornalista investigativa del Fatto Quotidiano Stefania Maurizi, autrice di un articolo su ComputerWeekly, ha guidato una battaglia legale decennale tramite il Freedom of Information Act (FOIA) per fare luce sulla vicenda. “È possibile che un’autorità pubblica distrugga l’account email di un avvocato chiave in un caso controverso mentre è ancora in corso?”, si chiede Maurizi. “E che per oltre sei anni rifiuti di indagare su chi, quando, perché e come sia stato distrutto?”.

La battaglia per la verità continua

Solo dopo due sentenze giudiziarie, una nel 2023 e l’altra nel 2025, la CPS ha diffuso alcune informazioni limitate: l’ultimo accesso all’account di Close risale al 31 marzo 2014, ma non è stato possibile determinare quando e perché sia stato cancellato. La CPS sostiene che la distruzione sia avvenuta secondo una “procedura standard” per i dipendenti in pensione, ma ha fornito dettagli contraddittori per anni, sollevando sospetti sulla trasparenza delle operazioni.

“La decisione del tribunale ha confermato che la CPS non ha mai gestito adeguatamente la nostra richiesta”, ha dichiarato Estelle Dehon KC, l’avvocato che rappresenta Maurizi. “Le nuove informazioni sollevano ulteriori domande, e chiederemo una revisione”. Le indagini contro Assange sono state archiviate, e il fondatore di WikiLeaks è stato liberato nel giugno 2024. Tuttavia, il mistero sulla distruzione dei documenti rimane irrisolto.

In passato, Stati Uniti e Regno Unito sono stati in prima linea nel dare la caccia all’attivista informatico australiano, che nel settembre 2011 ha annunciato di avere reso consultabile in rete, attraverso l’immissione di una parola-chiave, l’intero archivio dei cablogrammi contenenti informazioni confidenziali inviate dalle ambasciate statunitensi al Dipartimento di Stato.

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