Che democrazia è quella in cui poche decine di miliardari si «comprano» – letteralmente – le elezioni a suon di donazioni? Negli Stati Uniti la situazione è ormai fuori controllo (chissà cosa scriverebbe oggi al riguardo Alexis de Tocqueville). Il quadro è drammatico e lo dicono i numeri. Nel 2010 i miliardari americani spesero 32 milioni di dollari per influenzare le elezioni di metà mandato. Oggi, scrive il senatore del Vermont Bernie Sanders in un messaggio diffuso sui social, «170 famiglie di miliardari hanno speso un record di 1,7 miliardi di dollari» per le midterm del 3 novembre. «Folle», lo definisce. E aggiunge: «La democrazia deve essere una persona, un voto, non miliardari che comprano le elezioni. Dobbiamo porre fine a Citizens United, adesso».
Il riferimento è alla sentenza con la quale, nel 2010, la Corte Suprema aprì ai finanziamenti attraverso i cosiddetti super PAC, comitati politici capaci di raccogliere e spendere somme illimitate di denaro per sostenere (o anche opporsi) a candidati federali. Il dato diffuso da Sanders proviene da un’analisi dell’Americans for Tax Fairness (ATF) Action Fund, ripresa da Common Dreams. Si tratta di una cifra senza precedenti per un ciclo di metà mandato.
Il peso dei super PAC
Secondo l’analisi di Common Dreams, la «gran parte» del denaro è confluita proprio nei super PAC, che, come già accennato, possono raccogliere e spendere somme illimitate a sostegno dei candidati prediletti. In questo ciclo meno del 20% delle donazioni dei miliardari è andato a comitati soggetti a limiti di contribuzione. Dalla sentenza del 2010 la spesa dei miliardari è cresciuta di 53 volte.
«A ogni elezione successiva a Citizens United, i miliardari hanno sistematicamente comprato la nostra democrazia», ha dichiarato Jodie Rubenstein, direttrice esecutiva di ATF Action Fund, che ha invitato i lavoratori e la classe media a reagire a novembre e a dimostrare che «la democrazia non è in vendita».
Al primo posto della classifica stilata da ATF ci sono le famiglie dei finanzieri tech Marc Andreessen e Ben Horowitz, cofondatori del fondo di venture capital Andreessen Horowitz, con 149 milioni di dollari complessivi, destinati sia a repubblicani sia a democratici. I due hanno finanziato in modo consistente Leading the Future, un super PAC contrario a una regolamentazione stringente dell’intelligenza artificiale. Seguono i fondi di magnati come George Soros, Jeff Yass e naturalmente Elon Musk. I primi quindici in lista hanno investito insieme 962 milioni di dollari.
Il grosso dei fondi va ai repubblicani: 113 famiglie hanno donato in prevalenza al Grand Old Party, 45 ai democratici. Il super PAC MAGA Inc., legato a Donald Trump, ha raccolto dai miliardari della lista più di 222 milioni di dollari da gennaio 2025: secondo ATF, un dollaro su due che arriva al comitato proviene direttamente da uno di loro.
Il caso Musk
Il quadro è però già superato dalle notizie più recenti. Come riporta Forbes, Elon Musk ha speso da solo oltre 276 milioni di dollari dallo scorso luglio e almeno 366 milioni di dollari sulle midterm fino a fine settembre, secondo i numeri forniti dai suoi rappresentanti al New York Times. Questo lo rende il maggiore donatore del ciclo, davanti ai sopra citati Andreessen e Horowitz, che il quotidiano newyorkese aveva indicato in testa ad agosto.
Tra le donazioni più recenti figurano 76 milioni all’America PAC, comitato che sostiene i candidati repubblicani in tutto il Paese, e 158 milioni al Senate Leadership Fund, schierato a favore dei repubblicani al Senato. Altri fondi sono andati al Congressional Leadership Fund (20 milioni), al Lone Star Liberty PAC (10 milioni), che sostiene il candidato texano al Senato Ken Paxton, alla Republican Governors Association (10 milioni) e alla Republican Attorneys General Association (2 milioni).
L’America PAC ha concentrato gran parte della spesa sulla corsa al Senato in Texas, dove Musk si è fatto sempre più esplicito: negli ultimi giorni ha attaccato ripetutamente su X lo sfidante democratico James Talarico.
Resta difficile stabilire l’entità reale della spesa. Forbes ricorda che non è chiaro quanto Musk possa ancora versare nelle settimane che mancano al voto e che le dichiarazioni federali complete saranno disponibili solo settimane, se non mesi, dopo le elezioni di midterm. Inoltre, secondo il New York Times, il magnate avrebbe elargito somme a sette cifre anche a organizzazioni non tenute a rendere noti i propri donatori: contributi che rischiano di restare ignoti.
Il nodo è politico: a quindici anni dalla (controversa) sentenza della Corte Suprema, il sistema dei super PAC consente a pochissime persone ultra-miliardarie di pesare sull’esito del voto, spesso in modo decisivo. È questa la democrazia che vogliono gli americani?
Fonti:
Jake Johnson, “172 Billionaire Families Have Spent Record $1.7 Billion on 2026 Midterms So Far: Analysis,” Common Dreams, 7 ottobre 2026, https://www.commondreams.org/news/billionaire-family-spending-2026.
Alison Durkee, “Musk Bankrolls Republicans in Midterms as Biggest Donor While Attacking Talarico,” Forbes, 12 ottobre 2026, https://www.forbes.com/sites/alisondurkee/2026/10/12/musk-bankrolls-republicans-in-midterms-as-biggest-donor-while-attacking-talarico/.