Itamar Marcus è un cittadino israeliano abbastanza popolare in Israele. Viene invitato in trasmissioni televisive, partecipa a podcast e interviene a conferenze nazionali. Tra il 1998 e il 2000 ha ricevuto anche un incarico da Bibi Nethanyahu in persona: dirigere i negoziati del Trilateral Anti-Incitement Committee, una task-force incaricata, nel 1998, di sorvegliare su episodi di odio nei territori Israelo-Palestinesi.
Oggi Itamar è il direttore di Palwatch, un media-thinktank israeliano che si pone come obiettivo quello di “studiare” e “sorvegliare” gli usi, la cultura e l’operato della società palestinese. Tutti i discorsi pubblici di Marcus sembrano avere un unico scopo: mettere in cattiva luce i palestinesi, la loro cultura religiosa, i loro costumi. Fino ad affermare che “tutti i palestinesi sono terroristi”.
Per farlo Itamar Marcus, attraverso il suo centro Palwatch, inventa numeri di sana pianta, tenta di analizzare i comportamenti dei bambini palestinesi e accusa i libri di testo e i cartoni animati di fomentare idee di terrorismo islamico nei neonati. Nei suoi discorsi Marcus, però, nonostante da oltre 30 anni analizzi ogni aspetto della Palestina, sembra non essersi accorto delle centinaia di migliaia di morti che Israele ha provocato nei territori palestinesi, nonché delle conseguenze comportamentali e psicologiche di questo trauma.
Come auspicare una soluzione finale per Gaza
Per esempio, cinque mesi fa Marcus è stato invitato a partecipare ad una puntata del Podcast “Quei due bravi ragazzi ebrei”, di cui ci siamo già occupati in passato. Quelli che sognavano una soluzione finale per gli abitanti a Gaza, per intenderci. La puntata a cui ha preso parte Itamar si chiama “Portare alla luce l’ideologia di odio dei palestinesi”. Nella puntata, così come in altre interventi pubblici, il copione di Itamar è sempre uguale: “I palestinesi sono per la maggior parte terroristi associati ad Hamas o Fatah”; “Vengono cresciuti in maniera tale da diventare terroristi da grandi”; “Le scuole insegnano ai palestinesi il martirio fin da piccoli, anche nei libri di testo”. Queste sono solo alcune delle frasi che Itamar rimarca quotidianamente nelle trasmissioni in cui viene invitato.
Il problema di tali affermazioni? I suoi interventi vengono ascoltati da migliaia di israeliani che utilizzano Palwatch per costruirsi un’opinione. Inoltre, in almeno 2 articoli il prestigioso quotidiano statunitense Wall Street Journal ha inserito le analisi di Palwatch come fonte in Gaza.
Gaza? L’80% sono terroristi, parola di Israele
In un altro video pubblicato sul profilo Facebook, Palwatch scrive un’affermazione che, da sola, denota la mancanza di obiettività e di serietà informativa dell’organizzazione: “L’80% dei morti di Gaza sono stati affiliati ad Hamas, il restante 20% erano civili inermi utilizzati da Hamas come scudi umani”. Per sostenere una tale affermazione, Palwatch indica che la notizia sarebbe stata diffusa dai palestinesi stessi. Come per ogni articolo, Palwatch non fornisce link, dati o fonti a supporto.
La propaganda parte dai sondaggi
Quale migliore strumento del sondaggio per far sembrare che le proprie idee siano condivise da centinaia di altre persone? Sul sito di Palwatch un articolo-sondaggio evidenzia che il 98% dei palestinesi sarebbe orgoglioso degli eventi perpetrati da Hamas durante l’attacco del 7 ottobre. ” Non solo Hamas – ma tutti i palestinesi. Il 98% dei palestinesi afferma di essere orgoglioso del 7 ottobre”.
Dalla bibliografia di Palwatch si arriva a due centri che si occupano di sondaggi in Palestina, in lingua araba e inglese e che sono la fonte dei dati dell’affermazione di Palwatch. Uno dei due centri è PCPSR, che ha realmente sondato la percentuale di adesione dei palestinesi in Gaza e West-Bank per gli eventi del 7 ottobre. Quello che smentisce l’affermazione di Palwatch è il dato registrato (pagina 4 del report) da PCPSR. I palestinesi che pensano che il 7 ottobre abbia contribuito in maniera positiva alla causa palestinese è il 39% degli interrogati, e non il 98%.
Inoltre, PCPSR evidenzia che: “Il sostegno all’attacco, tuttavia, sembra provenire da un altro motivo: i risultati mostrano che oltre due terzi dei palestinesi ritengono che l’attacco abbia posto la questione palestinese al centro dell’attenzione ed eliminato anni di negligenza a livello regionale e internazionale”.
I palestinesi non sostengono Hamas. Lo dicono i dati
Poiché Palwatch in moltissimi articoli sostiene che “tutti i palestinesi sono pro-Hamas” è bene guardare ai dati raccolti dal secondo centro di sondaggi arabo, l’AWRAD (Arab WOrld for Research & Development). Un sondaggio di settembre 2024 condotto su oltre 500 palestinesi profughi in diverse aree della Striscia di Gaza, il 77% dei palestinesi si è detto favorevole ad una soluzione a due Stati contro solo il 13% che ha affermato di volere un solo Stato di Palestina.
Nel sondaggio di AWRAD ci sono altre 2 domande che ci aiutano ad approfondire la visione palestinese per quanto riguarda la parte politico-amministrativa di Gaza. Nonostante la propaganda israeliana continui ad associare Hamas al termine Palestina, solo il 6% vorrebbe Hamas al potere nel periodo post-guerra, contro un 76% che chiede un governo unito a guida dell’autorità palestinese.
Palwatch, in un altro articolo, ha anche accusato l’agenzia UNRWA di cattiva gestione dei fondi amercani. Secondo Palwatch ogni anno l’agenzia internazionale avrebbe creato milioni di rifugiati palestinesi. Itamar, anzichè puntare il dito contro Israele per i milioni di rifugiati, morti, feriti, ha accusato un’agenzia internazionale che è stata creata per fornire assistenza umanitaria.
Più che un centro di ricerca, il media-think tank sembra essere un sito di propaganda israeliana. Il centro lavora su centinaia di articoli con l’obiettivo di manipolare il pensiero degli israeliani che consumano le notizie di Palwatch. Per farlo accosta con sempre maggiore frequenza il termine “Palestina” al termine “terrorismo”.
Era una scuola. 93 morti di cui 11 bambini
Il 10 agosto le forze aree israeliane hanno bombardato una scuola in Gaza. Il complesso di Al-Tabeen. Il bilancio è stato pesante: 93 morti di cui 11 bambini. L’autorità palestinese ha raccontato che al momento del bombardamento erano presenti circa 6.000 persone che avevano trovato rifugio nei complessi della scuola durante l’offensiva israeliana.
Un giorno dopo, l’11 agosto, anche Palwatch riporta la stessa notizia titolando: “Nascondere i terroristi in una scuola è una strategia dell’autorità palestinese e di Hamas”. Nel riportare l’accaduto, Palwatch scrive che l’attacco è stato portando avanti per eradicare un nascondiglio di Hamas. Ma è nel corpo del testo che il centro inserisce una frase assurda, falsa, pericolosa: “Con ogni probabilità non ci sono state vittime civili”. Oggi sappiamo – e lo sapevamo anche nel momento in ui Palwatch ha pubblicato l’articolo – che in quel bombardamento sono morti anche 11 bambini.