Il 19 dicembre, l’agenzia stampa britannica Reuters ha pubblicato un report che ha fatto immediatamente il giro il mondo. Motivo? Secondo l’agenzia, che cita “sei fonti vicine all’intelligence statunitense”, l’intelligence statunitense sosterrebbe che il presidente russo Vladimir Putin “non ha abbandonato i suoi obiettivi di conquistare tutta l’Ucraina e di reclamare parti dell’Europa che appartenevano all’ex impero sovietico”.
I media come buca delle lettere dei servizi
Tempi e modalità della pubblicazione di questa notizia, che ha avuto grande eco anche in Europa, destano perplessità. Innanzitutto perché la notizia è uscita mentre a Miami si svolgevano i colloqui tra Mosca e Washington, tra Kirill Dmitriev, Ceo Russian Direct Investment Fund (RDIF), il fondo sovrano russo, fedelissimo del presidente Vladimir Putin, e l’inviato presidenziale statunitense Steve Witkoff e il genero del presidente statunitense Donald Trump, Jared Kushner.
In secondo luogo, una notizia di questa portata, capace potenzialmente di minare gli sforzi negoziali, non si basa su documenti o dichiarazioni ufficiali ma su “sei fonti vicine all’intelligence statunitense”, rigorosamente anonime come sempre accade in questi casi dove i media diventano la buca delle lettere di un apparato di sicurezza che, evidentemente, vuole mettere i bastoni fra le ruote all’azione diplomatica della Casa Bianca e del presidente Trump. Esiste anche solo una remota possibilità che le agenzie di intelligence – o le fonti coinvolte – stiano abusando del loro potere, diffondendo deliberatamente disinformazione al pubblico internazionale al fine di alimentare tensioni e conflitti? I media che hanno ripreso in maniera acritica questa notizia – seppur data da un’agenzia autorevole e riconosciuta – si sono posti questa domanda?
Tulsi Gabbard smentisce la notizia della Reuters
A quanto pare si tratta di domande più che legittime – che i media avrebbero dovuti porsi immediatamente – visto che a smentire la notizia della Reuters ci ha pensato Tulsi Gabbard, ovvero la direttrice dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti. “I guerrafondai del Deep State e i loro media di propaganda – ha scritto su X – stanno nuovamente cercando di ostacolare gli sforzi del presidente Trump per portare la pace in Ucraina – e, in effetti, in Europa – sostenendo falsamente che la “comunità di intelligence statunitense” concordi e supporti il punto di vista di UE/NATO secondo cui l’obiettivo della Russia è invadere/conquistare l’Europa (al fine di ottenere sostegno per le loro politiche pro-guerra). La verità è che l’intelligence statunitense valuta che la Russia non abbia nemmeno la capacità di conquistare e occupare l’Ucraina, figuriamoci di “invadere e occupare” l’Europa”.
Gabbard ha poi rincarato la dose in un altro post, replicando alla giornalista di Reuters Erin Bianco: “No, questa è una menzogna e propaganda che Reuters sta volontariamente diffondendo per conto dei guerrafondai che vogliono minare gli instancabili sforzi del Presidente Trump per porre fine a questa sanguinosa guerra, che ha causato più di un milione di vittime da entrambe le parti. Pericolosamente – ha sottolineato Gabbard – state promuovendo questa narrazione falsa per bloccare gli sforzi di pace del Presidente Trump, e fomentando isteria e paura tra la gente per spingerla a sostenere l’escalation della guerra, che è ciò che NATO e UE vogliono davvero per trascinare direttamente l’esercito degli Stati Uniti in una guerra con la Russia”.
La verità, ha poi aggiunto la direttrice dell’intelligence nazionale, “è che la comunità di intelligence statunitense ha informato i policymaker, inclusi i membri democratici della HPSCI citati da Reuters, che l’intelligence USA valuta che la Russia cerca di evitare una guerra più ampia con la NATO. Valuta inoltre che, come hanno dimostrato gli ultimi anni, le prestazioni sul campo di battaglia della Russia indicano che al momento non ha la capacità di conquistare e occupare tutta l’Ucraina, figuriamoci l’Europa”.
Cosa dicono i report sulla minaccia russa in Europa
Alle parole di Gabbard si aggiungono le conclusioni di diversi report di think-tank europei e americani che smentiscono il fatto che la Federazione Russa possa in futuro attaccare i Paesi Baltici o la Polonia. Come sottolinea Jennifer Kavanagh, Senior Fellow & Director of Military Analysis del Defense Priorities, “Il mio report con Jeremy Shapiro getta ulteriori dubbi su questo articolo di Reuters. La nostra analisi mostra che la Russia non possiede le capacità per conquistare territorio NATO ora e per diversi anni dopo la fine della guerra in Ucraina. Se l’Europa si riarmasse in quel periodo, avrebbe poco da temere”.
Il report, pubblicato sull’European Council on Foreign Relations, sostiene, in sintesi, che “anche con un coinvolgimento limitato degli Stati Uniti, l’Estonia e gli alleati europei della NATO potrebbero fermare e probabilmente decimare un’invasione di terra russa volta a conquistare parte di Narva”. Allo stesso modo, riporta il report, “la difesa territoriale coordinata dell’Estonia, la società coesa e il supporto dalla rete ISR della NATO sarebbero pronti a contrastare la Russia qualora tentasse di lanciare una campagna ibrida. In poche parole, nel 2025, l’esercito russo manca della manodopera, della logistica e della copertura aerea necessarie per sostenere un’offensiva di 100-200 km sotto il fuoco della NATO“.
Alle medesime conclusioni arriva un altro report autorevole redatto dal Quincy Institute, secondo il quale “un’analisi obiettiva del bilancio delle forze conferma che le capacità militari convenzionali russe sono di gran lunga inferiori a quelle della NATO collettiva. Il deterrente dell’Alleanza contro un attacco diretto russo su un membro NATO è estremamente forte. Di conseguenza – afferma il Quincy Institute – è altamente improbabile che la Russia avvii un assalto militare convenzionale contro un Paese NATO. Data la sproporzione di forze, l’obiettivo russo di limitare la presenza NATO lungo i suoi confini e nella sfera d’influenza che considera propria non può essere raggiunto attraverso un’aggressione diretta, rendendo tale opzione irrazionale e controproducente”.
Naturalmente, parliamo di analisi empiriche, redatte da autorevoli e riconosciuti studiosi, peraltro occidentali. Non da quelle “fonti anonime” smentite dalla stessa Gabbard.
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