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Media e Potere

Trump-Putin, i veri sconfitti: l’Ue e i grandi media che odiano la diplomazia

In un incontro durato tre ore in Alaska, i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump hanno tenuto colloqui definiti “produttivi e costruttivi”, segnando un possibile punto di svolta nelle relazioni USA-Russia, deteriorate sotto l’amministrazione Biden. Putin ha attribuito a Biden...

In un incontro durato tre ore in Alaska, i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump hanno tenuto colloqui definiti “produttivi e costruttivi”, segnando un possibile punto di svolta nelle relazioni USA-Russia, deteriorate sotto l’amministrazione Biden. Putin ha attribuito a Biden la responsabilità dell’inizio della guerra in Ucraina, sostenendo che l’invasione del 2022 sarebbe stata evitabile con Trump al potere, e ha criticato il rifiuto di Washington di negoziare sulla questione NATO-Ucraina.

Entrambi i leader hanno espresso ottimismo sulla possibilità di riparare i legami bilaterali e affrontare la crisi ucraina, pur senza raggiungere un accordo definitivo. Trump ha sottolineato che ogni intesa dovrà essere accettata dall’Ucraina e ha annunciato consultazioni con leader europei e il presidente Zelensky. Il resto si vedrà (rimandiamo all’analisi del direttore Fulvio Scaglione) ma un dato è certo: i veri sconfitti di questo ferragosto sono l’Ue e i grandi media “mainstream” che non tollerano il fatto che Usa e Russia tornino a parlarsi dopo anni di “gelo”.

La reazione isterica dei media e la loro ignoranza

Titoli come “Pasticcio diplomatico”, “Il nulla di fatto dietro lo show” o “Trump sconfitto al vertice” dominano le prime pagine dei principali giornali italiani. Basta leggerli per cogliere l’amarezza di chi non accetta che la crisi ucraina sia ormai scivolata ai margini dell’agenda internazionale. I due presidenti, Trump e Putin, stanno negoziando una revisione ben più ampia dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, che va oltre un semplice cessate il fuoco in Ucraina. È evidente, però, che molti commentatori faticano a riconoscerlo, aggrappati all’idea che il conflitto ucraino resti il fulcro della geopolitica globale.Eppure, al di là di chi guida oggi le due potenze, un ragionamento realistico imporrebbe di vedere il dialogo tra Washington e Mosca come un passo necessario.

Dopo anni di tensioni e una devastante guerra per procura, un ritorno al confronto – e, se possibile, a una cooperazione su temi chiave – è non solo auspicabile, ma indispensabile. I media, tuttavia, sembrano ignorare i tempi della diplomazia. Il Congresso di Vienna durò dieci mesi, la Conferenza di Versailles nove, Yalta una settimana, Potsdam due. I negoziati di Parigi per il Vietnam si protrassero per anni, mentre Dayton richiese tre settimane. Risolvere crisi globali complesse richiede pazienza, ma tra editorialisti di grido e commentatori televisivi serpeggia una malcelata delusione. Forse perché, a un passo da una guerra mondiale su vasta scala, due leader come Trump e Putin, tanto detestati, osano intralciare i loro scenari apocalittici? Lo stesso disappunto sembra animare i leader europei e la burocrazia di Bruxelles, esclusi da un vertice al quale non sono stati invitati. Sconfitti e umiliati perché mai, in questi anni, hanno tentato seriamente di percorrere la via della diplomazia, che hanno anzi criminalizzato.

L’inutile polemica sulla stretta di mano

L’apoteosi dell’assurdità è stata raggiunta da chi, in queste ore, ha criticato aspramente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver stretto la mano al leader russo Vladimir Putin durante un incontro ufficiale. Cosa avrebbe dovuto fare il tycoon, se non rispettare le più basilari consuetudini diplomatiche che regolano i rapporti tra capi di Stato di grandi potenze? Ignorare Putin o compiere gesti ostili avrebbe non solo violato il protocollo, ma rischiato di compromettere il dialogo tra le due potenze, in un momento in cui la stabilità internazionale richiede pragmatismo e rispetto formale. Ma ignoranza e malafede non conoscono né regole, né storia.

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