C’è anche il nome del presidente Usa Donald Trump negli “Epstein Files”. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e dalla Cnn, lo scorso maggio, il procuratore generale Pam Bondi avrebbe informato l’inquilino della Casa Bianca che il suo nome appariva nei documenti del caso Jeffrey Epstein. Durante il briefing con il vice procuratore generale Todd Blanche, definito “di routine” dalla Casa Bianca, è emerso che il nome di Trump non era il focus principale ma solo uno tra quelli di molte figure di spicco citate.
Il Dipartimento di Giustizia ha giudicato non credibili diverse affermazioni contenute nei file, incluse quelle su Trump, e ha escluso l’esistenza di una “lista di clienti” o prove che contraddicano il suicidio di Epstein. Al momento, non è chiaro in che contesto il nome di Trump compaia nei documenti. La sua passata frequentazione con Epstein, noto per coltivare relazioni con celebrità negli anni Novanta, non è una novità ma la Casa Bianca minimizza: “Nessuna sorpresa, nulla di nuovo”, ha dichiarato un funzionario, mentre Steven Cheung, direttore delle comunicazioni, ha ribadito che Trump escluse Epstein dal suo club per comportamenti inappropriati, liquidando il tutto come “fake news” democratiche.
La polemica che ha scosso la base del presidente
Nelle ultime settimane, la vicenda ha scosso la base del presidente Usa. La promessa di Donald Trump di rendere pubblici i documenti sul caso si è infatti scontrata con un memorandum del Dipartimento di Giustizia (DOJ), che nega l’esistenza di una “lista di clienti” e classifica la morte di Epstein come suicidio. Questa posizione ha scatenato la rabbia della base Maga, che sospetta un insabbiamento e chiede chiarezza.
Ora non solo Trump sostiene che non esista alcuna lista, ma afferma che si tratta di una macchinazione dello “stato profondo”, di Hillary Clinton, Barack Obama e gli ex funzionari di Cia ed Fbi, John Brennan e James Comey. A indispettire ulteriormente il tycoon è stato un recente articolo del Wall Street Journal su una lettera del 2003 con il nome di Trump, inclusa in un regalo per il 50° compleanno di Epstein. Trump ha smentito ogni coinvolgimento e ha denunciato il giornale.
Ma cosa si cela davvero dietro questi documenti? La Casa Bianca sminuisce, ma il silenzio alimenta sospetti: quali segreti potrebbero emergere da una piena divulgazione?
Il rapporto tra Epstein e il presidente Usa
Che Trump ed Epstein si conoscessero, e anche piuttosto bene, non è certo un mistero. Lo scorso febbraio, infatti, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha pubblicato la “Fase Uno” dei documenti relativi a Jeffrey Epstein, morto per uno strano “suicidio” nel 2019, includendo la sua lista di contatti, i registri di volo del “Lolita Express” e un elenco di prove. I documenti non rivelano grandi novità, ma confermano il legame tra Epstein e Donald Trump, con registri che mostrano un viaggio di Trump, con la moglie Marla Maples, la figlia Tiffany e la babysitter, su voli interni del 1994, non diretti all’isola di Little Saint James, nota per gli abusi.
Tra i contatti figurano nomi celebri come Mick Jagger, Michael Jackson, Alec Baldwin e altri, ma non si tratta di un elenco di clienti, bensì di conoscenze di Epstein. La lista include anche 254 nomi censurati di massaggiatrici, considerate vittime. Lo scorso novembre, poco prima delle elezioni presidenziali, il noto giornalista Michael Wolff ha diffuso, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, registrazioni in cui Jeffrey Epstein parla della sua stretta amicizia con Donald Trump, affermando che i due hanno festeggiato insieme per oltre un decennio e descrivendo Trump come un donnaiolo.
Nel 2002, in un’intervista al New York Magazine, Donald Trump parlò apertamente del suo amico finanziere: “Conosco Jeff da 15 anni. Un ragazzo fantastico. È molto divertente stare con lui. Si dice persino che gli piacciano le belle donne tanto quanto a me, e molte di loro sono giovani. Non c’è dubbio: Jeffrey si gode la vita”.
Alcune domande senza risposta
Certo, l’ipotesi – più ovvia – è che Trump stia tentando di insabbiare la vicenda poiché imbarazzato dai contenuti (veri o presunti) degli Epstein Files. Tuttavia, poiché la relazione tra Trump ed Epstein era già ampiamente nota, è probabile che nei medesimi file non ci sia nulla di più o di troppo diverso da ciò che pubblicamente è già stato reso noto. Perché, ad esempio, i democratici non hanno cavalcato la vicenda quando era il loro momento?
La prima risposta è che un po’ a tutto l’arco politico americano, viste le frequentazioni élitarie del finanziere-pedofilo, convenga lasciare Epstein dov’è. In una bara, cercando di dimenticarlo prima possibile. A maggior ragione se, come sembra, il finanziere aveva importanti legami con l’intelligence straniera, presumibilmente il Mossad. Per tale motivo, è anche probabile che qualche importante amico e alleato del presidente Usa abbia qualcosa da nascondere o da occultare. Basti pensare all’amicizia che legava Epstein al co-fondatore di Palantir, Peter Thiel. E non è l’unico.
In definitiva, il silenzio su Epstein sembra servire a proteggere un intreccio di interessi politici, finanziari e di intelligence che coinvolge élite potenti, rendendo la sua vicenda un segreto da seppellire insieme a lui.
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