Una battaglia da venti milioni di dollari, finanziata da alcuni dei più ricchi e influenti sostenitori di Israele, si sta scatenando in una primaria repubblicana nel Kentucky. Al centro dello scontro c’è il Congressman Thomas Massie, un repubblicano libertario e contro la guerra preso di mira da Donald Trump e da una cerchia di miliardari pro-Israele proprio per la sua intransigenza e per le sue critiche all’establishment. Secondo un’analisi di Bloomberg, la campagna per sconfiggere Massie sarà guidata da Miriam Adelson, famosa donatrice politica filo-israeliana e sostenitrice di Trump, affiancata dai gestori di hedge fund Paul Singer e John Paulson. Il trio ha già finanziato un fiume di spot-attacchi da 2 milioni di dollari e si prevede che l’investimento totale supererà i 20 milioni.
Tutti contro Massie
Massie ha fatto parecchio arrabbiare l’establishment del partito repubblicano e i ricchi donatori Gop filo-israeliani come Miriam Adelson perché l’intransigente ingegnere del Mit che vive in una fattoria autosufficiente allevando bestiame, vota contro quasi tutti gli aiuti esteri, denuncia l’influenza del “complesso militare-industriale” e si oppone a quelle che definisce “risoluzioni di genuflessione” che “mettono Israele su un piedistallo”. “Non credo ci siano molte persone nel Paese che incarnano i principi dichiarati da Donald Trump più precisamente di Thomas Massie”, ha dichiarato l’ex anchorman di Fox News Tucker Carlson. Una spina nel fianco anche per Donald Trump, che negli ultimi mesi ha attaccato pubblicamente Massie con una serie di post su Truth Social. Motivo? Ha messo in imbarazzo il presidente Usa con la sua stessa basa MAGA, fomentando il malcontento.
Una spina nel fianco per i repubblicani (e per Trump)
Insieme a Rand Paul, Massie è stato uno dei due soli repubblicani a votare contro il “Big Beautiful Bill” di Trump, sostenendo che “non si possono tagliare le tasse e aumentare la spesa nello stesso disegno di legge” senza alimentare inflazione e tassi di interesse alti. Ha spinto per ripristinare i poteri di guerra del Congresso dopo che Trump ha bombardato l’Iran senza autorizzazione. E quando la Casa Bianca ha esitato nel pubblicare i file dell’Fbi su Jeffrey Epstein, Massie ha presentato una petizione per forzare un voto. “Parte del motivo per cui [Trump] vuole insabbiare la questione è che alcuni dei suoi amici e donatori ricchi e potenti sono implicati in quei file”, ha affermato Massie. Trump ha respinto tali affermazioni definendo l’intera vicenda “una bufala” ma è evidente che Massie è un elemento scomodo e come tale, secondo l’establishment del partito repubblicano e i suoi ricchi e potenti donatori, va messo da parte.
Ma è del tutto evidente che Massie è scomodo anche per Israele e la lobby israeliana negli Usa. Massie, infatti, sostiene che l’AIPAC – l’American Israel Public Affairs Committee, la più radicata e influente organizzazione pro-Tel Aviv – abbia un’influenza eccessiva e negativa sul Congresso degli Stati Uniti. È inoltre un forte critico dell’invio di aiuti militari all’estero senza limiti, incluso a Israele. In un post su X del 5 novembre 2023, ha scritto: “AIPAC sta spendendo 100 milioni di dollari per punire i membri del Congresso che non votano per inviare abbastanza soldi all’estero. Questo è uno dei più grandi problemi a Washington: gli interessi stranieri che spendono soldi per eleggere i nostri politici. È ora di smetterla”.
Massie, che è un libertario, crede che gli Stati Uniti non dovrebbero essere coinvolti negli affari di altri Paesi e che i soldi dei contribuenti americani dovrebbero essere spesi per le necessità della nazione. E nell’ottica della guerra di propaganda lanciata da Israele negli Usa, un personaggio come Thomas Massie è decisamente di troppo.
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