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Media e Potere

Striscia (rasoterra) la notizia. Il declino inesorabile della cosiddetta informazione di qualità

Bufale e omissioni sulla cosiddetta "informazione di qualità". La domanda è: perché, se siamo così convinti delle nostre ragioni?

La partigianeria, la voglia di schierarsi per il “bene” contro il “male”, l’interesse politico e aziendale. Tutto comprensibile, per carità, nihil humani a me alienum puto e così via. Ma anche il ridicolo ha un prezzo, no? Anche la reputazione è un “interesse”, ci pare. Quindi spiace molto che un giornale di grande tradizione come Repubblica si acconci ai metodi dei peggiori rotocalchi, soprattutto quando si tratta di una tragedia vera come la guerra in Ucraina e la rottura delle relazioni con la Russia (anche questo è un disastro, ci ostiniamo a pensare). Nel giro di pochi giorni è uscito un uno-due che avrebbe steso anche Mohammed Alì buonanima.

Il primo è l’articolo intitolato “Putin libera il killer di Nemtsov”. La notizia è che Emerlan Eskerkhanov, l’ex poliziotto condannato nel 2017, insieme con altri quattro ceceni, per l’omicidio del politico Boris Nemtsov, avvenuto nel 2015, ha accettato la “proposta” varata dalle autorità russe nel giugno del 2023: l’uscita dal carcere in cambio di almeno un anno di arruolamento sul fronte della guerra in Ucraina. Come si possa scrivere che Esterkhanov è stato “liberato”, quasi fosse stato mandato in vacanza e non a farsi sparare, lo sanno solo i titolisti di Repubblica. Ai quali forse sono sfuggiti due particolari. Il primo: i quattro complici di Esterkhanov (Zaur Dadaev, l’ex vicecomandante del battaglione Sever del ministero dell’Interno della Cecenia, considerato l’assassino materiale di Boris Nemtsov, i fratelli Anzor e Shagid Gubashev e Ramzan Bakhaev) non hanno seguito la stessa strada e hanno preferito rimanere in galera, a conferma di quanto simpatica sia una “liberazione” che ti manda in trincea. Il secondo è che anche l’Ucraina, nel maggio scorso, ha approvato una legge simile a quella russa, che ha portato fuori dalle celle e dentro le caserme, stando agli ultimi dati, 2.750 detenuti. Forse a Repubblica pensano che nessuno di questi detenuti “liberati” abbia commesso reati di sangue, che siano tutti colpevoli di aver scassinato le cassette delle elemosine, ma possiamo garantire che non è così.

Il secondo è l’articolo intitolato “Financial Times: “La marina russa addestrata a colpire siti europei anche con armi nucleari”. Tutto al presente, per farti capire non solo quanto sono cattivi i russi ma anche che la loro cattiveria aleggia su di noi, qui ed ora. Peccato che poi, a leggere, si scopra che la grande “rivelazione” (diciamocelo: anche il Financial Times, che tristezza) è basata su documenti che vanno dal 2008 al 2014. Pensate un po’ quante cose sono cambiate dal 2014 a oggi, quanto possono essere diversi oggi gli obiettivi della marina russa, quali nuove strategie siano state adottate, quanto siano mutati gli strumenti e gli armamenti, come siano diversi gli uomini al comando.

Ma poi… A che cosa volete che si addestri la marina russa se non a colpire, anche con armi nucleari, obiettivi che ritiene fondamentali in caso di guerra? Che cosa pensate che facciano gli strateghi Usa, o quelli del Regno Unito, o quelli della Nato, nelle ore d’ufficio? Qualcuno crede che gli Usa non abbiano una lista di siti militari (e non) russi da nuclearizzare in caso di irrimediabile conflitto? Che la Nato aspetti di trovarsi in guerra per decidere se e dove bombardare?

Ora, il problema non è questo o quell’articolo di questo o quel giornale. O per essere più precisi: il problema non è più questo. La Von Der Leyen dice che i russi usano i microchip delle lavatrici per far volare i loro missili, e nessuno ha quel minimo di attributi professionali per scrivere: ma che sta dicendo questa, che in fondo è “solo” la presidente della Commissione Europea? Netanyahu va al Congresso Usa a dice che le truppe israeliane non ammazzano civili a Gaza ma, anzi, li salvano, dopo che i morti sono arrivati a 40 mila e mentre i giornali israeliani, per fare un solo esempio, raccontano le torture nelle carceri ai danni dei prigionieri palestinesi e di come (leggere Haaretz per credere) i militari israeliani usino ragazzi palestinesi come scudi umani, e nessuno ha quel minimo di coraggio per alzare una manina a dire: ma che caXXo stai dicendo? Non ti vergogni? E poi i russi che scavano trincee a Cernobyl, i russi che combattono con le pale perché non hanno armi, i soldati russi feriti che continuano ad avanzare e a combattere perché prendono pastiglie “magiche”… E il grande classico: il gasdotto Nord Stream è stato fatto saltare dai russi.

In molti Paesi, in Russia per cominciare, il problema è stato risolto con la censura. Si dice quello che diciamo noi, punto e stop. Ma per noi la domanda vera, oggi, di fronte all’impazzare delle bufale che fin troppo spesso vengono diffuse dalla cosiddetta “informazione di qualità”, e agli ancor più frequenti peccati d’omissione (nei media, le cose di cui non parli non esistono) della stessa, è questa: perché? Perché c’è bisogno di tutto questo? Perché, se è così evidente chi è l’aggressore e chi l’aggredito, se sappiamo con tanta certezza dov’è il bene e dov’è il male, se abbiamo già giudicato il colpevole e assolto l’innocente? Le risposte possibili sono solo due. O pensiamo che i lettori sono tutti cretini, quindi hanno bisogno di una robusta dieta di bufale e omissioni per restare sulla retta via. Oppure siamo noi i primi a non essere convinti della fondatezza dei nostri argomenti, quindi li (e ci) droghiamo con dette bufale e omissioni. Nell’uno come nell’altro caso, c’è poco di cui essere orgogliosi.

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