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Media e Potere

Special Guests Publicity e la diplomazia mediatica dell’opposizione iraniana

Special Guests Publicity e la diplomazia mediatica dell’opposizione iraniana negli Usa e non solo. Il Mek si muove.
iran

La Special Guests Publicity, agenzia di pubbliche relazioni del North Carolina guidata da Jerry McGlothlin, ha assunto un incarico che va oltre la normale promozione mediatica: rappresentare negli Stati Uniti il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), braccio politico del Mujahedin-e-Khalq (MEK), movimento in esilio che si propone come alternativa al regime teocratico di Teheran. L’accordo arriva in una fase di alta tensione tra Washington e Teheran, con l’amministrazione Trump tornata a una linea di “massima pressione” dopo aver respinto ogni ipotesi di nuovo accordo nucleare e operato azioni militari dirette.

Obiettivi e metodi dell’intesa

L’NCRI, guidato da Maryam Rajavi, punta a un Iran democratico e non nucleare. Special Guests Publicity si occupa di garantire interviste e visibilità su media di primo piano a figure come Alireza Jafarzadeh, noto per aver rivelato nel 2002 i siti nucleari di Natanz e Arak, e altri portavoce come Shahin Gobadi e Ramesh Sepehrrad. Il messaggio è calibrato per il pubblico americano: diritti umani, parità di genere, separazione tra Stato e religione. Sullo sfondo, un obiettivo politico preciso: inserirsi nel clima di ostilità verso Teheran e rafforzare nei decisori americani l’idea di un cambio di regime come opzione praticabile.

Secondo i documenti depositati, i fondi per il lobbying non arrivano direttamente dall’NCRI, ma da due società britanniche poco conosciute: Media Strategy Consulting Ltd e Globeevents Consulting Ltd. La prima si presenta come no-profit e non divulga i nomi dei membri; il suo ex direttore è stato lobbista a Bruxelles, l’attuale è legato a reti di iraniani in esilio. Un meccanismo che solleva interrogativi sulla trasparenza e sul peso reale degli sponsor politici ed economici dietro la campagna.

McGlothlin e la sua agenzia hanno relazioni consolidate con media e ambienti conservatori vicini a Trump. In passato hanno promosso iniziative legate a gruppi come Shen Yun e collaborato con canali come CleanTV o piattaforme vicine a The Epoch Times. Per l’NCRI, questo significa accesso privilegiato a un ecosistema politico-mediatico che può trasformare un messaggio di opposizione in un argomento centrale dell’agenda repubblicana, soprattutto ora che figure come Marco Rubio e Pete Hegseth ricoprono ruoli chiave nell’amministrazione.

Un’opposizione contestata

Se per i sostenitori l’NCRI rappresenta la voce della resistenza democratica, per i critici – in Iran e all’estero – il MEK resta un gruppo controverso, con una storia segnata da episodi di militanza armata, tratti settari e scarso radicamento popolare. Fonti come il New York Times parlano di “quasi zero popolarità” all’interno del Paese, un dato che mina la pretesa di rappresentare la popolazione iraniana. La collaborazione con un’agenzia vicina a Trump alimenta il sospetto che la causa possa essere usata come pedina in un gioco di politica estera americana.

Il contesto geopolitico

Il 2025 ha visto un’escalation: Trump ha respinto proposte iraniane, ordinato attacchi a siti nucleari, proclamato “successi militari” la cui efficacia resta dibattuta. Per l’NCRI, ogni crisi è un’occasione per posizionarsi come interlocutore credibile, sfruttando il malcontento interno in Iran e l’isolamento internazionale del regime. Ma ogni passo verso un cambio di regime per via esterna comporta il rischio di alimentare instabilità regionale e di legittimare, agli occhi della popolazione iraniana, la propaganda del regime contro le ingerenze straniere.

Opportunità e rischi

L’alleanza tra Special Guests Publicity e NCRI è un’operazione sofisticata di diplomazia mediatica: utilizza la struttura e le connessioni di un’agenzia americana per trasmettere negli Stati Uniti la narrativa di un movimento in esilio, in sintonia con la politica di pressione di Trump. Ma il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità dell’NCRI di superare la percezione di essere strumento di interessi esterni e di conquistare una legittimità interna che oggi appare limitata. In caso contrario, la visibilità mediatica rischia di tradursi in un boomerang, rafforzando le accuse di strumentalizzazione e limitando l’impatto reale sulla politica iraniana.

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