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Media e Potere

Sorpresa! Quando era pagato da Kamala Harris, TikTok non era un pericolo per la democrazia

TikTok come minaccia: L’establishment politico-mediatico considera TikTok, di proprietà cinese, un pericolo per la democrazia, accusandolo di diffondere fake news e favorire ingerenze straniere, come nel caso di Călin Georgescu in Romania, sospettato di aver usato finanziamenti occulti e influencer su TikTok per il suo successo elettorale.Campagna occulta pro-Harris: Un’inchiesta di RealClearInvestigations rivela che i democratici, nonostante la loro guerra a TikTok, hanno investito 9,1 milioni di dollari tramite Way to Win per finanziare 550 influencer, producendo 6.644 post pro-Kamala Harris su varie piattaforme, creando un falso entusiasmo organico.Strategia dietro le quinte: Way to Win ha guidato influencer, inclusi nomi come Harry Sisson e creator non politici, fornendo loro contenuti specifici per promuovere Harris, come nel caso di @AbeeTheArtist che elogiava Tim Walz, costruendo un’immagine popolare pilotata.Ipocrisia democratica: Mentre democratici come Raja Krishnamoorthi e Joe Biden spingevano per vietare TikTok per motivi di sicurezza nazionale legati alla Cina, la campagna di Harris ne ha sfruttato l’algoritmo, contraddicendo le loro stesse accuse di rischio.Vere motivazioni del ban: Secondo Ken Klippenstein, il Congresso ha agito contro TikTok non per la proprietà cinese, ma per i contenuti pro-Palestina post-7 ottobre 2023, spinto da lobby israeliane preoccupate dall’opposizione giovanile alla guerra a Gaza.

Per gran parte dell’establishment politico-mediatico, TikTok – la piattaforma amatissima e diffusissima tra i più giovani, di proprietà della cinese ByteDance – rappresenta una minaccia per la democrazia. È considerato un canale difficilmente controllabile, capace di veicolare fake news e favorire ingerenze straniere. Un esempio emblematico è il caso di Călin Georgescu in Romania: inizialmente protagonista di un sorprendente exploit al primo turno delle elezioni presidenziali grazie a un uso massiccio di TikTok per la sua campagna, è stato poi escluso dalla corsa. Secondo l’accusa, il suo successo sarebbe stato alimentato da finanziamenti occulti e da una rete di influencer vicini alla Russia.

Ora un’inchiesta di RealClearInvestigations a cura del giornalista Lee Fang ha scoperto che la campagna di Kamala Harris, ex vicepresidente e candidata alle ultime elezioni presidenziali americane per il Partito democratico (lo stesso che ha sostenuto al Congresso la legge contro TikTok) avrebbe finanziato un’ampia rete di influencer, proprio su TikTok e altre piattaforme, al fine di sostenere la candidatura della stessa, uscita poi sconfitta dal confronto con Donald Trump.

La inchiesta che sbugiarda i dem e Kamala Harris

Come ricorda RealClearInvestigations, durante la campagna presidenziale l’entusiasmo sui social media per Kamala Harris era alle stelle. Il web era inondato di video pro-Harris e le pagine social pullulavano di meme che celebravano l’allora vicepresidente Usa come la voce della gioventù queer e liberal, in contrasto con il “suprematismo bianco” e reazionario incarnato dal tycoon, Donald Trump. Un esempio eclatante è stato il video virale su TikTok della creator digitale Amelia Montooth, che baciava una donna e cercava pornografia online, suggerendo che tali libertà sarebbero state a rischio in caso di sconfitta di Harris.

Come emerso di recente, gran parte di questo entusiasmo non era autentico. RealClearInvestigations ha ottenuto documenti interni e messaggi WhatsApp di strateghi democratici che rivelano i retroscena della campagna. Way to Win, uno dei principali gruppi di donatori coinvolti, ha investito oltre 9,1 milioni di dollari in influencer sui social media durante le elezioni presidenziali del 2024. Un documento post-elettorale dell’organizzazione vantava i risultati di questa operazione, che ha sostenuto oltre 550 creator, responsabili di 6.644 post su piattaforme come TikTok, Instagram, YouTube, Twitch e X.

Way to Win non si è limitata a finanziare i contenuti: ha fornito agli influencer linee guida precise su frasi, temi e aree di interesse per “diffondere contenuti pro-Kamala durante tutto il ciclo elettorale”, come riportato in un memo interno. L’obiettivo era creare l’illusione di un sostegno organico, sfruttando l’autenticità percepita delle voci fidate dei social media – una tattica simile a quelle usate da marchi aziendali e gruppi di interesse.

La verità dietro le quinte.

Tra i nomi coinvolti spiccano influencer affiliati al Partito Democratico come Harry Sisson, Emily Amick, Kate Abu e Dash Dobrofsky. Ma il gruppo ha anche puntato su “creator non politici” – noti per blog di viaggio, sketch comici o ricette – a cui sono stati forniti “contenuti pro-Kamala positivi e specifici” per plasmare il tono del dibattito online e stimolare ulteriore supporto digitale che sembrasse genuino e spontaneo. Un esempio? L’influencer di TikTok @AbeeTheArtist, finanziato da Way to Win, ha dichiarato in un video: “Fratello, chi è Tim Walz? È un allenatore di football, è forte. È ora che i repubblicani si ritirino, non sta andando bene per voi!”. Il riferimento a Walz, il candidato vicepresidente di Harris, era parte di una narrazione costruita per enfatizzare il suo appeal popolare

Il dietro le quinte svela che l’immagine di Harris come candidata del popolo è stata, almeno in parte, un prodotto di marketing digitale occulto. Way to Win, nei suoi messaggi interni, si è vantata di aver trasformato il panorama online a favore di Harris, nascondendo un piccolo dettaglio: che dietro questa campagna c’era una montagna di soldi.

La guerra a TikTok

Ciò che emerge è a dir poco clamoroso, vista la guerra contro TikTok mossa dal Congresso e dai democratici. Gli stessi che agitano lo spauracchio delle ingerenze russe sui social in tutto il mondo. Per l’ex direttore dell’Fbi, Christopher Wray, TikTok era addirittura direttamente “controllata dal Governo cinese“. Ciò consentirebbe, secondo una ricerca dell’Observer Research Foundation, alle “istituzioni controllate da Pechino di influenzare il popolo americano poiché la stessa piattaforma può essere utilizzata per lanciare operazioni di spionaggio”.

Preoccupazioni condivise da Raja Krishnamoorthiorpresa: quand’era pagato da Kamala Harris , deputato dell’Illinois, che ha co-sponsorizzato una proposta di legge bipartisan per vietare TikTok negli Stati Uniti se ByteDance non ne cede la proprietà. Nel 2022, ha affermato: “Dobbiamo affrontare la realtà: TikTok rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale a causa della sua connessione con il Partito Comunista Cinese”. Per non parlare dell’ex presidente Usa Joe Biden il quale, nell’aprile 2024, ha firmato il Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act, una legge – poi confermata dalla Corte Suprema – che obbligava ByteDance a vendere TikTok entro il 19 gennaio 2025, poi “stoppata” da Trump. In una nota della Casa Bianca, l’amministrazione Biden giustificò la mossa con “preoccupazioni sulla sicurezza nazionale relative alla raccolta dati e alla relazione con un avversario straniero”. Peccato che tali preoccupazioni non si siano palesate quando è stata Kamala Harris a usufruire di TikTiok per la sua campagna elettorale.

Come già riportato sulle colonne di questa testata, contrariamente alla versione “ufficiale”, non sarebbe la proprietà cinese di ByteDance il problema principale, ma i contenuti pro-Palestina diffusi dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo il giornalista Ken Klippenstein, il senatore Mark Warner e l’ex deputato Mike Gallagher hanno ammesso che la legge, rilanciata grazie a pressioni di lobby israeliane, mirava a contrastare l’algoritmo di TikTok, accusato di alimentare l’opposizione dei giovani americani alla guerra di Israele a Gaza. Un memo israeliano e un briefing segreto al Congresso hanno rafforzato questa tesi, portando a un voto unanime in una commissione chiave.

Forse un accordo è vicino

Nel frattempo, giungono possibili novità sul futuro della piattaforma social. L’incertezza sul futuro dell’app è cresciuta dopo che la legge voluta da Biden, che ha imposto alla casa madre cinese ByteDance di cedere la proprietà per motivi di sicurezza nazionale. Dopo il suo insediamento, Trump ha concesso a TikTok una proroga di 75 giorni, firmando un ordine esecutivo che ha posticipato al 5 aprile l’applicazione della legge che obbliga alla vendita o comporta un divieto effettivo.

Nelle prossime ore il presidente Usa terrà una riunione con i suoi collaboratori per discutere di potenziali investitori interessati ad acquistare una quota di TikTok, un accordo che potrebbe così scongiurare il ban della piattaforma negli Stati Uniti.

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