Come ha dimostrato in passato anche lo scandalo Pfizergate, nel quale gli scambi di messaggi privati tra Ursula von der Leyen e Albert Bourla, CEO di Pfizer, riguardanti i contratti per l’acquisto di circa 1,8 miliardi di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, stipulati durante la pandemia, non furono mai resi pubblici, la trasparenza non sembra – per usare un eufemismo – una caratteristica distintiva dell’Ue e dei suoi vertici.
L’ultimo caso di mancata trasparenza, sollevato dal Fatto Quotidiano, riguarda l’erogazione di 132,82 milioni di euro destinata ai media in vista delle elezioni europee. I fondi, gestiti da Roberta Metsola e Ursula von der Leyen sotto l’egida del Partito Popolare Europeo, non sono stati distribuiti direttamente ai media, ma affidati a Havas Media France, un intermediario privato del gruppo Vivendi. Una scelta che ha sollevato non pochi dubbi e critiche, poiché permette di eludere i requisiti di trasparenza, rischiando di rendere opaco l’uso finale del denaro e i rapporti tra istituzioni Ue e mondo dell’informazione. O, quantomeno, dare questa brutta impressione. Le domande da porre a Von der Leyen sarebbero tante, ma com’è purtroppo già capitato in passato la presidente della Commissione europea si rifiuta di rispondere ai quesiti posti e si limita a dichiarazioni striminzite che non aggiungono assolutamente nulla.
Soldi ai media, silenzio di Bruxelles
Come riporta il quotidiano tedesco Berliner Zeitung, Ursula von der Leyen e Metsola si rifiutano di fornire informazioni sui milioni di euro dell’Ue per i media. Le due figure di vertice, osserva il quotidiano tedesco, hanno dichiarato che non verranno fornite informazioni sui destinatari, sugli importi esatti, sulle motivazioni o sui risultati delle suddette somme. Metsola si è limitata a indicare la possibilità di avviare una procedura burocratica per “l’accesso ai documenti ai sensi dell’articolo 15 del Trattato sul funzionamento dell’Ue”.

Von der Leyen, dal canto suo, ha sottolineato che Havas, l’agenzia pubblicitaria incaricata, deve “garantire, in linea con il contratto quadro, che la diffusione delle informazioni non metta a rischio gli interessi commerciali dei partner economici coinvolti”. Silenzio tombale su tutto il resto, con buona pace della decantata trasparenza di cui si riempie spesso la bocca la Commissione europea.
Polemiche al Parlamento europeo
La vicenda ha scatenato critiche, soprattutto tra i parlamentari europei. Martin Sonneborn, eurodeputato di Die Partei, ha commentato duramente in un’intervista alla Berliner Zeitung: “È sempre sbalorditivo vedere quanto denaro dei contribuenti la Commissione Ue e il Parlamento spendano per convincerci della loro visione delle cose. Non sarebbe più sensato rispettare i desideri e gli interessi dei cittadini, invece di investire centinaia di milioni in media e cosiddetti social media? Almeno sarebbe più economico”.
La reticenza delle due presidenti alimenta i sospetti su una possibile gestione opaca dei fondi, in particolare dei 132,82 milioni di euro stanziati tramite un contratto quadro siglato nel 2023 e affidato a Havas Media France. Questo meccanismo, come già sottolineato, permette di mantenere anonimi i destinatari e di eludere le norme di trasparenza di cui la stessa UE si è dotata.
Anche se è prassi rivolgersi ad agenzie per gestire campagne pubblicitarie e acquistare spazi media, il contratto siglato con Havas prevede attività di “pubblicità” e “servizi pubblicitari”, pur non essendo le istituzioni dell’Ue coinvolte nella vendita di prodotti. Ma i vertici della Commissione europea non sembrano essere troppo interessati a fornire spiegazioni dettagliate su come vengono spesi i soldi dei cittadini.

