Lo scandalo legato a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, è tornato al centro della scena politica americana, riaccendendo lo scontro feroce tra democratici e repubblicani. I Democratici della House Oversight Committee hanno reso pubbliche tre email di Epstein che menzionano il presidente Donald Trump, suggerendo che quest’ultimo fosse a conoscenza delle “ragazze” coinvolte nelle attività criminali del controverso finanziere-pedofilo da tempo al centro delle inchieste di InsideOver. La Casa Bianca ha immediatamente accusato i dem di aver selezionato i documenti per “creare una narrazione falsa” e diffamare Trump.
Le email che “inguaiano” The Donald
Le e-mail provengono da un lotto di oltre 23.000 documenti forniti dall’eredità di Epstein al Comitato di Sorveglianza della Camera, in risposta a una citazione in giudizio. Nel primo, datato 2011 e rivolto a Ghislaine Maxwell (condannata a 20 anni per complicità nel traffico sessuale), Epstein scrive: “Voglio che tu capisca che il cane che non ha abbaiato è Trump… [Vittima] ha passato ore a casa mia con lui, non è mai stato menzionato una volta”. La vittima in questione sarebbe Virginia Giuffre, una delle principali accusatrici di Epstein, morta lo scorso aprile.
Giuffre, nel suo memoir postumo e in deposizioni giurate, ha sempre insistito che Trump non era tra gli uomini che l’avevano vittimizzata. Lo descrisse come “estremamente amichevole” durante un incontro al Mar-a-Lago, dove lavorava come addetta al spa, e affermò di non credere che Trump sapesse dei crimini di Epstein. Membri dello staff di Epstein hanno confermato in testimonianze che Trump visitava la casa, ma senza comportamenti inappropriati. In un secondo email del 2019 a Michael Wolff (autore di libri su Trump), Epstein scrive: “Trump ha detto di avermi chiesto di dimettermi. Ovviamente sapeva delle ragazze perché ha chiesto a Ghislaine di fermarsi”. Questo sembra riferirsi al bando di Epstein da Mar-a-Lago, motivato – secondo Trump – dal fatto che Epstein “rubava” giovani impiegate, inclusa Giuffre.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito le email “prove di assolutamente nulla se non che il presidente Trump non ha fatto nulla di sbagliato”, accusando i dem di distrazione dal shutdown governativo e da altri fallimenti. Dal canto suo, Trump, su Truth Social, ha bollato la vicenda una bufala scrivendo: “I Democratici stanno cercando di riesumare questa bufala perché faranno qualsiasi cosa per deviare dall’enorme danno che hanno causato”. In tutta risposta, i Repubblicani hanno pubblicato oltre 20.000 pagine aggiuntive dall’eredità Epstein, inclusi documenti che mostrano Epstein critico verso Trump.
La fitta rete del finanziere
Ma l’odierna polemica politica rischia di minimizzare e spostare il focus su ciò che è realmente importante: la fittissima rete di contatti e amicizie di Epstein. Un’email del 2014 inviata da Jeffrey Epstein all’ex avvocatessa di Obama Kathy Ruemmler – oggi general counsel di Goldman Sachs – getta luce su questa incredibile rete di connessioni.
Un’email scritta da Epstein durante la settimana dell’Assemblea Generale Onu, elenca una serie di nomi di alto profilo che sarebbero stati in città: Peter Thiel, Larry Summers, l’attuale direttore CIA William Burns, l’ex premier britannico Gordon Brown, Thorbjørn Jagland (presidente del Consiglio d’Europa e del Comitato Nobel), il presidente della Mongolia, Hardeep Singh Puri (India), un emissario di Bill Gates (“Boris”), il principe qatariota Jabor e il sultano di Dubai, oltre a Stephen Kosslyn di Harvard. Il testo si apre con una frase inquietante: “Girls? careful I will renew an old habit” (“ragazze? Attenza che riprendo una vecchia abitudine”). Ruemmler, all’epoca senior counsel alla Casa Bianca, risponde informando che “il mio capo sarà in città”, chiaro riferimento al presidente Obama. E tutto questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.
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