L’ufficio di controllo del Governo Usa ha formalmente aperto un’indagine per fare luce su come il Dipartimento di Giustizia (Doj) ha gestito la pubblicazione dei cosiddetti «Epstein Files». L’inchiesta arriva dopo le accuse bipartisan secondo cui l’amministrazione avrebbe esposto pubblicamente le vittime del miliardario condannato per reati sessuali, proteggendo al contempo i suoi potenti complici: polemiche furenti che hanno portato la procuratrice generale degli Stati Uniti d’America, Pam Bondi, alle dimissioni, all’inizio del mese. A darne notizia è Politico.
Avviata l’indagine sulla gestione degli Epstein Files
L’indagine del Government Accountability Office (Gao), l’organo investigativo indipendente del Congresso, è stata richiesta da un gruppo di senatori guidato dal democratico Jeff Merkley. L’obiettivo è verificare se il Doj abbia violato l’Epstein Files Transparency Act, una legge firmata dal presidente Donald Trump nel novembre 2025 – su pressione del Congresso Usa – che ha imposto la divulgazione completa di tutti i documenti non classificati sull’inchiesta riguardante Jeffrey Epstein, richiedendo al contempo la rigorosa protezione dell’identità delle vittime.

L’accusa dei legislatori è grave: il Dipartimento avrebbe pubblicato informazioni sensibili come indirizzi email e persino foto intime, alcune delle quali raffiguranti minori, danneggiando la reputazione e la salute mentale dei sopravvissuti che avevano – comprensibilmente e giustamente – chiesto l’anonimato. Contemporaneamente, i funzionari avrebbero oscurato i dettagli riguardanti presunti co-cospiratori e testimoni chiave, alimentando l’ipotesi di un insabbiamento per proteggere figure influenti dello spettro politico ed economico. «Questo scandalo orribile è una storia in cui uomini potenti e ricchi hanno adescato, abusato e violentato giovani donne, uomini e bambini», si legge nella missiva inviata dai legislatori al GAO a marzo. «È fondamentale capire cosa abbia portato il Doj a fallire nell’oscurare le informazioni delle vittime e a violare la legge proteggendo i loro presunti aggressori».
Il caso della “dimenticanza selettiva” e la rimozione dei file
Il sospetto di un trattamento differenziato non è l’unico elemento sotto la lente d’ingrandimento. I senatori hanno chiesto di accertare il coinvolgimento di eventuali funzionari politici nell’approvazione finale delle redazioni e nella rimozione di alcuni documenti già pubblicati dal sito web del Doj.
A innescare i sospetti è stata la pubblicazione, a fine gennaio 2026, di oltre 3,5 milioni di pagine di documenti, avvenuta con più di un mese di ritardo rispetto alla scadenza di legge del 19 dicembre. Subito dopo il rilascio, emerse che almeno 16 file erano improvvisamente scomparsi dal portale governativo. Tra questi, un fascicolo contenente una foto dell’ex presidente Trump e un documento riguardante un’accusa non verificata a suo carico, sparito e poi ripubblicato in seguito.
Thomas Massie, il libertario-repubblicano del Kentucky che ha sostenuto la pubblicazione degli Epstein Files inimicandosi il presidente Donald Trump e buona parte della sua amministrazione, interrogò durante un’audizione l’allora procuratrice Pam Bondi sulle modifiche irregolari nei file di Jeffrey Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia: Massie evidenziò come i nomi delle vittime non fossero stati protetti adeguatamente, mentre quello del miliardario Les Wexner – ex cliente di Epstein – fosse stato inizialmente oscurato in violazione della legge.
Chiedendo chi fosse responsabile di questo «massiccio fallimento» e se qualcuno sarebbe stato individuato e punito, Massie accusò Bondi di coprire i potenti. Ora l’indagine si concentra proprio su quest’aspetto, ennesimo tassello di uno scandalo senza fine.
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