Russiagate, Papadopoulos fu incastrato: “Attendiamo risposte da Roma”

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Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il Russiagate torna sotto i riflettori, con nuove rivelazioni che sollevano interrogativi sull’integrità delle indagini condotte dal team del procuratore speciale Robert Mueller. Un recente articolo di Just the News, firmato dal giornalista investigativo John Solomon, riporta dettagli esplosivi su una lettera inviata dall’attuale procuratore federale di Washington, Ed Martin, all’ex membro del team Mueller, Aaron Zelinsky, mettendo in discussione il suo ruolo nella persecuzione di George Papadopoulos, ex collaboratore della campagna di Trump.

La lettera accusatoria

Ed Martin, nominato procuratore ad interim per il Distretto di Columbia dopo la vittoria di Trump nel 2024, ha scritto a Zelinsky per chiedere chiarimenti su presunte irregolarità nelle indagini del Russiagate. Secondo Martin, documenti dell’FBI declassificati, ottenuti tramite il Freedom of Information Act, evidenziano discrepanze nelle azioni di Zelinsky durante il suo lavoro con Mueller. La lettera, ottenuta da Just the News e riportata per la prima volta dal New York Sun, accusa Zelinsky di aver contribuito a incarcerare ingiustamente Papadopoulos per promuovere una “falsa narrativa” di collusione tra la campagna di Trump e la Russia, nonostante il procuratore fosse presumibilmente consapevole della mancanza di prove a sostegno di tale tesi.

Martin definisce queste azioni come un esempio di “armamento dei poteri del Governo federale” e invita Zelinsky a un incontro volontario per discutere delle discrepanze. Inoltre, solleva interrogativi sul periodo in cui Zelinsky, nel 2012, ha insegnato presso la Peking University School of Transnational Law, un’istituzione legata al Partito Comunista Cinese, chiedendo informazioni sui contatti cinesi mantenuti durante e dopo l’indagine Mueller.

Contattato da InsideOver, George Papadopoulos commenta così le ultime notizie: “Una evoluzione positiva ma non esaustiva. L’aspetto più importante resta ciò in cui è stato coinvolto Joseph Mifsud, e sto pianificando di fare causa al Governo. Si tratta di un’ingiustizia senza precedenti, e voglio dare l’esempio per il futuro: una democrazia non dovrebbe tollerare che le sue istituzioni vengano strumentalizzate. Credo che molte risposte dovrebbero arrivare proprio da Roma”.

Ha poi aggiunto: “Spero che una leader amico dell’America e allineato con Trump, come Giorgia Meloni, possa fornire le risposte necessarie. L’Italia non dovrebbe dimenticare che mia moglie, cittadina italiana, è stata dipinta come una spia russa e presa di mira dalla manipolazione delle istituzioni solo per supportare le loro fantasie. C’è una responsabilità morale, ancor prima che giuridica, di fare chiarezza e fornire certe risposte”.

Il caso Papadopoulos e il ruolo di Mifsud

Al centro della controversia c’è George Papadopoulos, indicato dall’FBI con il nome in codice “Crossfire Typhoon” durante l’indagine Crossfire Hurricane. Nel 2017, Papadopoulos si è dichiarato colpevole di aver reso false dichiarazioni all’FBI riguardo ai suoi contatti con Joseph Mifsud, un misterioso professore maltese che, secondo il Rapporto Mueller, avrebbe informato Papadopoulos nel 2016 che i russi possedevano “migliaia di email” compromettenti su Hillary Clinton.

Il team Mueller, inclusi Zelinsky, sostenne che le presunte menzogne di Papadopoulos avrebbero ostacolato la possibilità di interrogare efficacemente Mifsud o di trattenerlo negli Stati Uniti. Tuttavia, Martin contesta questa versione, accusando Zelinsky di aver presentato dichiarazioni fuorvianti che avrebbero portato alla condanna di un innocente. Papadopoulos, che ha scontato 14 giorni di carcere, ha dichiarato a Just the News che la lettera di Martin rappresenta “un buon primo passo”, ma ha chiesto ulteriori indagini sul perché l’inchiesta Crossfire Hurricane sia stata avviata su basi illegali, come suggerito dal rapporto Durham del 2023.

George Papadopoulos e la moglie, Simona Mangiante, quando finirono ingiustamente nel tritacarne mediatico del Russiagate, 2017

Sorprendentemente, Mifsud, che avrebbe mentito ripetutamente all’FBI durante un’intervista nel febbraio 2017, non è mai stato incriminato da Mueller, nonostante le accuse di false dichiarazioni mosse ad altri. Questo ha alimentato sospetti, sollevati da figure come l’ex deputato Devin Nunes, che Mifsud potesse avere legami con i servizi segreti occidentali, una teoria che né Mueller né il procuratore speciale John Durham sono riusciti a chiarire.

Le ombre su Crossfire Hurricane

L’indagine Crossfire Hurricane, avviata nel luglio 2016, si basava su informazioni fornite dal diplomatico australiano Alexander Downer, che riferì di una conversazione con Papadopoulos in cui quest’ultimo accennava a possibili informazioni russe dannose per Clinton. Tuttavia, errori e incongruenze emerse successivamente, come quelli evidenziati nel rapporto Durham, hanno messo in discussione la legittimità dell’indagine. Ad esempio, l’ex agente FBI Peter Strzok ha riportato erroneamente che il contatto di Downer con le autorità USA fosse stato stimolato da un commento di Trump del luglio 2016, quando in realtà avvenne un giorno prima.

Inoltre, il Rapporto Durham ha rivelato che l’FBI ignorò dichiarazioni di Papadopoulos che negavano qualsiasi coinvolgimento in attività illecite con la Russia, omettendo tali informazioni nelle richieste di sorveglianza FISA contro Carter Page, un altro collaboratore della campagna di Trump.

Il mistero di Misfud

La figura di Joseph Mifsud rimane avvolta nel mistero. Descritto da alcuni come un accademico con legami russi e da altri come possibile agente di intelligence occidentale, Mifsud è scomparso dalla scena pubblica dopo aver lasciato gli Stati Uniti nel febbraio 2017. Il procuratore Durham, pur avendo tentato di rintracciarlo in Italia nel 2019, non è riuscito a intervistarlo, lasciando aperte molte domande sulla sua vera identità e sul suo ruolo nel Russiagate.

Parallelamente, le accuse di Martin a Zelinsky riguardo al suo insegnamento in Cina aggiungono un ulteriore livello di complessità. La Peking University School of Transnational Law, dove Zelinsky ha lavorato nel 2012, è strettamente controllata dal Partito Comunista Cinese, come ammesso dal suo stesso decano. Questo dettaglio ha sollevato sospetti su possibili influenze straniere durante l’indagine Mueller, anche se non sono emerse prove concrete di irregolarità.

Con l’amministrazione Trump intenzionata a perseguire il suo ordine esecutivo per porre fine alla “militarizzazione del Governo federale”, il Russiagate potrebbe presto tornare in auge anche nel dibattito politico e mediatico.