Addio a Instagram, Facebook, WhatsApp e tutto Meta in Russia? Tra le conseguenze indirette della guerra in Ucraina, e i rapporti sempre più ostili tra Russia e Occidente, a partire da settembre diversi siti e media occidentali potrebbero gradualmente sparire non solo dal mercato ma anche dagli smartphone dei cittadini della Federazione Russa, per essere sostituiti da omologhe app di messaggistica “locali”, in una situazione che ricorda un po’ quello che già avviene in Cina.
Se fino a questo momento il tema era stato discusso solo in maniera approssimativa da diversi rappresentanti del Cremlino, per la prima volta alcune misure concrete sono state prese, suscitando un po’ di panico tra gli utenti russi, fruitori delle piattaforme Meta. Ma cosa sta succedendo?
Vietato usare il VPN
I diversi siti e app di Meta – quali Whatsapp, Instagram, Facebook – sono ampiamente utilizzati ancora oggi in Russia, nonostante il gruppo Meta sia stato dichiarato come “organizzazione estremista” di un “Paese ostile” già dal 2022, ovvero poco dopo l’invasione dell’Ucraina. Fino a questo momento, però, la maggior parte degli utenti russi ha continuato a utilizzarli senza particolari problemi, grazie all’uso di servizi VPN.
Tuttavia, dal mese di agosto sono state introdotte alcune nuove norme che da una parte vietano ai cittadini russi di fare contenuti sponsorizzati via Meta, fatto che ha suscitato un po’ di panico tra influencer, content creator e aziende che promuovono i propri prodotti sui social, con multe fino a 500.000 rubli (oltre 5000 euro); dall’altra parte sono state varate limitazioni dell’uso dei servizi di VPN, al fine di poter tracciare la comunicazione degli utenti. Chi verrà scoperto a utilizzare servizi di VPN per accedere ai siti di Meta potrebbe ricevere una sanzione pecuniaria, oltre a un’eventuale aggravante in caso di reati futuri.
Una situazione che nei fatti è ancora opaca e fumosa e che sta suscitando le reazioni più disparate: alcuni utenti russi, per esempio, hanno annunciato pubblicamente l’abbandono di Meta, preferendo “trasferire” i propri blog, contenuti e attività su piattaforme più politically friendly, come per esempio VKontakte (il “Facebook russo”). Altri invece hanno semplicemente sospeso le attività di sponsorizzazione. Infine, altri ancora hanno continuato a utilizzare Instagram e WhatsApp senza grossi problemi, con un po’ di titubanza sulla concreta applicazione delle norme anti VPN.
Alcuni media russi hanno parlato di misure simili persino nell’uso di Telegram, creando ulteriore caos dato che non solo il fondatore dell’app di messaggistica – Pavel Durov – è russo, ma Telegram è anche l’app di comunicazione più utilizzata anche dai siti governativi della Federazione russa.
Un’app di messaggistica unica e statale
In ogni caso, l’arrivo di un’app di messaggistica alternativa che possa sostituire Meta e in particolare WhatsApp, non è solo un’ipotesi. Nel mese di luglio il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, ha ammesso che WhatsApp “in termini di popolarità, è il servizio numero uno in Russia”, ma proprio per questo “come tutti i servizi ha alcune responsabilità in conformità con le leggi della Federazione Russa. Tutte le leggi devono essere soddisfatte”. Avendo Meta sede in California, negli Stati Uniti – “Paese ostile” – le autorità russe stanno dunque elaborando un’app di messaggistica di nuova generazione e soprattutto, di proprietà russa, che possa scalzare definitivamente la concorrenza ed essere indipendente dagli altri Paesi. Un’app per la diffusione di massa, che dovrebbe arrivare su tutti gli smartphone entro il 1° settembre 2025.
Si tratta della piattaforma MAX, elaborata da VKontakte su modello della nota WeChat cinese che, oltre a permettere di messaggiare, dà la possibilità agli utenti di accedere a servizi finanziari, negozi online, menù e prenotazioni da ristoranti e tanto altro. Un’app che però, sarà controllata dallo Stato. Un nuovo tipo di protezionismo e controllo statale che influirà direttamente anche sulla comunicazione privata dei cittadini russi, ma che rischia però di creare i presupposti per una realtà sempre più chiusa, ovattata, con contatti limitati con l’esterno e uno Stato onnipresente, che qualunque cosa fai, ti osserva, come in un universo distopico.