Domenica 4 maggio in Romania si terranno, nuovamente, le elezioni presidenziali. Un voto, quello della Romania, che da mesi attira l’attenzione internazionale, dopo lo scandalo delle elezioni annullate lo scorso dicembre 2024 in un clima di sempre minore trasparenza. Com’è ormai noto, durante le scorse elezioni il candidato indipendente Calin Georgescu era uscito inaspettato vincitore al prima turno, con il 23% di preferenze; ma prima di poter affrontare il ballottaggio, le elezioni erano state annullate dalla Corte Costituzionale romena a causa di presunte “interferenze russe” attraverso TikTok, dove Georgescu nei mesi successivi è stato anche arrestato e definitivamente escluso dalla corsa alle presidenziali del 2025.
Proprio a causa di queste controversie, l’allerta sul voto romeno è massima. Eppure, a poche ore dall’apertura dei seggi, altre notizie poco rassicuranti arrivano da Bucarest: diversi giornalisti indipendenti, romeni, ma anche stranieri, hanno segnalato attraverso varie piattaforme social, limitazioni da parte delle autorità nello svolgimento del proprio lavoro, e nello specifico, proprio nel riportare l’andamento delle elezioni, subendo ban sui propri profili, o venendo persino interrogati dalla polizia, in un ambiente sempre più ostile alla libertà di parola e di stampa.
Il caso di Ion Cristou: il giornalista romeno bannato da TikTok a poche ore dal voto, senza giustificazione
In particolare, il giornalista romeno Ion Cristou, molto noto in Romania per le sue posizioni critiche proprio sull’andamento delle scorse elezioni, è stato ufficialmente bannato da TikTok a poche ore dal voto. Il giornalista ha raccontato in diretta in una trasmissione tv romena che il suo account, che aveva oltre 150mila iscritti e otto milioni di visualizzazioni e “mi piace”, è stato bannato all’improvviso il 1° maggio, senza alcuna spiegazione: “Stavo registrando un programma verso mezzanotte e qualcuno mi ha mandato un messaggio ‘non ti vedo più su Tiktok’. Ho guardato il mio account, e c’era scritto ‘account bannato’” ha raccontato Cristou. Nei suoi video, Cristou era solito commentare in modo critico la situazione politica della Romania e la poca chiarezza nell’annullamento del voto di novembre.
Il giornalista ha specificato che il suo account era già stato chiuso una volta in passato, ma in quell’occasione aveva ricevuto una notifica con una spiegazione dettagliata sulle ragioni; mentre questa volta, nessun avviso né chiarimento diretto sulle cause sarebbe arrivato dalla piattaforma social cinese, riflettendo, forse, le pressioni dell’Unione europea sul “contrasto alla disinformazione”, dove però, in mancanza di spiegazioni precise, si è sollevato anche il più che legittimo sospetto della censura.
Il caso di Chay Bowes: il giornalista irlandese arrestato ed espulso dalla Romania al suo arrivo
Un altro caso, ancora più grave, è poi quello del giornalista irlandese Chay Bowes: arrivato a Bucarest giovedì 1° maggio, proprio allo scopo di riportare l’andamento delle elezioni, ha raccontato sui social di essere stato arrestato subito dopo essere atterrato in Romania, e dopo alcune ore di interrogatorio, gli è stato ufficialmente impedito, non solo si svolgere il suo lavoro, ma anche di rimanere in Romania, venendo formalmente espulso. Rispetto al caso di Chay Bowes è importante sottolineare che si era recato in Romania come corrispondente del media russo RT (Russia Today), le cui piattaforme sono state bannate dall’Unione europea il 1° marzo 2022, come forma di ritorsione contro l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, Chay Bowes è un giornalista con cittadinanza irlandese, e considerando che Irlanda e Romania fanno entrambe parte sia dell’Unione europea, che dell’area Schengen, la sua limitazione sul suolo di un altro paese europeo, senza alcuna dichiarazione o giustificazione ufficiale da parte delle autorità, lascia più di qualche perplessità.
Volendo fare un ipotetico parallelismo tra Romania e Russia, potremmo immaginare come, essendo la Russia un paese in guerra, che in questo momento sta senz’altro vivendo una fase complicata per la libertà di stampa, anche lì, un giornalista “sgradito” di un Paese straniero, senza specifici permessi, forse non potrebbe svolgere liberamente il suo lavoro d’indagine. Eppure, considerando che la Romania non solo non è in guerra, ma è parte dell’Unione europea da ormai 18 anni, è assurdo pensare che una situazione del genere si verifichi, senza chiare motivazioni e a scopo puramente intimidatorio, ledendo seriamente il diritto all’informazione, oltre che la libera circolazione delle persone. La libertà di parola, di stampa e di circolazione delle persone sono – almeno in teoria – tra i valori fondamentali e alla base dell’appartenenza alla comunità europea. Ma se la situazione di Chay Bowes non venisse chiarita, davvero possiamo ancora ritenere che la Romania – e per riflesso l’Unione europea – sia tanto meglio della Russia?
Nel caso dell’arresto di Calin Georgescu, è stata più volte sbandierata la presenza delle “interferenze russe” – mai del tutto chiarite – nel processo elettorale; tuttavia, nel caso invece, del lavoro di un giornalista, le cui inchieste non sarebbero comunque potute apparire in Ue – dato che RT vi è bannato – le modalità repressive utilizzate, mostrano una situazione politica polarizzata e un ambiente dove la libertà d’informazione è sempre più minacciata. Non a caso, secondo il World Press Freedom Index 2025 la Romania è considerata al 55esimo posto al mondo per libertà di stampa, di sole due posizioni sopra all’Ucraina, in cui, nonostante quel che si dice spesso in Italia, i giornalisti non godono di piena libertà nel proprio lavoro. Un dato che, nel quadro generale, è molto preoccupante: la trasparenza sulla situazione politica in Romania è sempre più scarsa, al punto che si è arrivati a silenziare anche chi voglia tentare di parlarne, segnando un precedente davvero pericoloso, per la democrazia, la libertà e il futuro, non solo della Romania, ma dell’intera Unione europea.

