Regno Unito, la demenziale crociata di 50 parlamentari: via Masha e l’Orso dalle piattaforme

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C’era un tempo in cui un cartone animato era semplicemente un cartone animato. Un modo innocente per intrattenere i bambini, magari per insegnare qualche semplice valore come l’amicizia e la gentilezza. Oggi, nel Regno Unito, siamo precipitati in una nuova vetta dell’assurdo nella guerra culturale contro Mosca: oltre cinquanta parlamentari britannici, in un trasversale e bipartisan follia russofoba, hanno chiesto al governo di vietare la trasmissione di Masha e l’Orso, la popolare serie animata russa, perché sarebbe nientemeno che uno strumento di soft power del Cremlino.

Sì, avete letto bene. La piccola Masha, la bambina bionda e pestifera che combina guai insieme al suo orso, sarebbe una pericolosa agente della propaganda di Vladimir Putin. E gli inglesi non possono certo tollerare che i loro bimbi crescano con i valori di quei cattivoni di russi e dello Zar Putin.

La crociata di Tom Gordon

L’iniziativa è stata guidata dal deputato liberal-democratico Tom Gordon, che ha portato la questione direttamente in Parlamento. Nel suo intervento, Gordon ha dichiarato: «Oggi in Parlamento ho sollevato la crescente preoccupazione riguardo a ‘Masha e l’Orso’, un cartone animato russo trasmesso ai bambini britannici su Netflix e ITVX, e segnalato dal Centro ucraino per la lotta alla disinformazione come uno strumento di soft power russo. Ho invitato il Leader della Camera a ottenere una dichiarazione dal Segretario di Stato per il DCMS su ciò che il Governo intende fare». Certo, se lo ha detto il «Centro ucraino per la lotta alla disinformazione» deve essere per forza vero.

La lettera, indirizzata alla ministra della Cultura Lisa Nandy e firmata da oltre 50 parlamentari di sei diversi partiti – Labour, Conservatori, Liberal Democratici, Verdi, SNP e Plaid Cymru – chiede un intervento urgente per fermare la diffusione del cartone sulle piattaforme di streaming. Una misura che sicuramente i cittadini britannici attendono con trepidazione.

Le “prove”

E quali sarebbero le prove di questa subdola operazione di propaganda? Preparatevi a ridere. I parlamentari hanno puntato il dito contro un episodio del 2010 intitolato Border Locked, in cui Masha, mentre custodisce l’orto dell’Orso, indossa prima un berretto simile a quello degli ufficiali dell’NKVD – la polizia segreta stalinista – e poi un elmo da carrista. Secondo i deputati, questa scena “normalizza attivamente l’iconografia militare sovietica per un pubblico globale di bambini in età prescolare”.

Non basta. Hanno anche scovato un post del 2015 sull’account X (ex Twitter) dello studio Animaccord, in cui Masha in divisa esclamava: «Una vera soldatessa con il retino per farfalle! Evviva, ora sono una soldatessa!». Prove schiaccianti, senza dubbio. E naturalmente, come se non bastasse, c’è anche l’accusa che i proventi dello streaming «fluiscano verso la Russia sotto forma di tasse, contribuendo al finanziamento della guerra». La “spia-Masha” non ha più speranze: è stata scoperta da questi zelanti Sherlock Holmes che siedono nel Parlamento britannico.

Il commento di Galeotti

Mark Galeotti, esperto di Russia, sicurezza e affari internazionali, ha commentato con una buona dose di sarcasmo la demenziale iniziativa dei parlamentari britannici sullo Spectator: «Grazie al cielo tutto va così bene nel Regno Unito che più di 50 parlamentari hanno così poco da fare da poter passare il loro tempo a fare lobbying contro un cartone animato per bambini su un bambino di quattro anni indisciplinato e un orso vessato, perché si suppone sostenga lo sforzo bellico di Vladimir Putin in Ucraina».

Non sarà forse la serie televisiva più raffinata, prosegue Galeotti, «e la capricciosa Masha non è certo un buon esempio, ma è carina e ha un grande cuore. Tuttavia, essendo di origine russa – anche se la casa di produzione non ha più sede lì – si trova in prima linea nelle nuove guerre culturali».

E così, nel Paese di Sua Maestà, cinquantatré onorevoli parlamentari hanno dichiarato guerra a una bambina di quattro anni che parla con un orso, dimostrando che l’unica vera minaccia per la salute mentale collettiva non arriva certo da un cartone animato ma dalla stupidità di certi politici.

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