È davvero curioso come, dopo anni passati a parlare e straparlare di “guerra ibrida” e a vederla dappertutto (qualcuno l’ha scorta anche nel caso della grazia concessa dal presidente Mattarella a Nicole Minetti…), non si riesca a notarla quando si presenta con le dimensioni di un elefante. Mi riferisco alla “notizia”, ampiamente strillata dai giornali, di Vladimir Putin chiuso nel bunker, timoroso di essere colpito da un attentato o rimosso da un colpo di Stato, impegnato a rafforzare le misure per proteggersi, diffidente di tutto e di tutti. Con l’inevitabile paragone con Stalin, come da prammatica. La “notizia” arriva da noi sulla base di un’altra “notizia” offerta dalla Cnn, che dice di essere “venuta a conoscenza” di un non precisato rapporto di una non precisata intelligence europea.
Potremmo anche chiuderla qui. Non certo per dire che Putin ride tutto il giorno e la situazione per la Russia è rosea. Al contrario. Ne ho parlato qui quando è stato il momento (non come Ursula Von der Leyen, che nel settembre del 2022 dava la Russia per finita, a pezzi, con i suoi soldati costretti a usare i microchip delle lavatrici per far volare i missili, e con lei la pletora dei corifei), senza “venire a conoscenza” di alcun rapporto pseudo-segreto. E il titolo dell’articolo era: “Dopo quattro anni di guerra Putin fa i conti: per cominciare più censura e più tasse”. Però uno degli obiettivi della guerra ibrida, di tutte le guerre ibride, è rincoglionire la gente, cosa che non mi va a genio. Ripeto: da qualunque parte arrivi.
Avrete forse fatto caso ad alcune ricorrenze. Per esempio, argomento usato anche in questo caso. Le cose al fronte vanno male per i russi, che non avanzano più e, anzi, in qualche caso arretrano. Ne siamo sicuri? Detta così l’affermazione è falsa. Nel mese di aprile i russi hanno occupato altri 212 chilometri quadrati di territorio ucraino, il che ha portato il totale del 2026 a circa 1.260 chilometri quadrati. Siamo ai primi di maggio, giusto? Nel 2025, in tutto l’anno, la Russia aveva occupato 5.600 chilometri quadrati di Ucraina (più del 2023 e del 2024 messi insieme), dunque i 1.260 chilometri quadrati occupati nei primi quattro mesi del 2026 potrebbero non essere così male. Ma il punto è un altro: i russi stanno occupando aree strategicamente poco importanti mentre non riescono a fondare le difese più importanti, per esempio a Kostiantynivka, da dove devono passare per arrivare a conquistare l’intera regione di Donetsk e affacciarsi su Kramatorsk e la pianura di Poltava.
Altra ricorrenza: la conta dei caduti. Mentre su tutti i media abbondano le stime (sempre di fonte occidentale) sulle vittime russe (la più gettonata negli ultimi tempi parla di 30 mila uomini morti o feriti al mese), non se ne trova una, nemmeno a pagarla, sulle vittime ucraine. E questo nonostante che il web abbondi di video relativi alla mobilitazione forzata in Ucraina, nonostante che Zelensky abbia di recente emesso un decreto per consentire l’arruolamento degli over 60, nonostante che Zelensky rivolga continui appelli ai Paesi europei affinché trovino il modo di rimandare in patria gli uomini ucraini che vivono da rifugiati all’interno della Ue e che, evidentemente, non hanno voglia di andare a combattere. Secondo voi perché? Non è questo un modo per nascondere le perdite di una parte, enfatizzando nel contempo quelle dell’altra, con il risultato di dare un quadro alternato dell’andamento della guerra, in sostanza un’informazione inaffidabile E non è questa una tecnica da guerra ibrida?
Il ruolo incredibile di Sergej Shoigu
La questione di Putin recluso nel bunker e del presunto colpo di Stato in preparazione ai suoi danni rientra nello stesso filone. Se Putin sia diventato più o meno paranoico per paura dei droni ucraini non lo sappiamo, e dubitiamo che lo sappia la Cnn. Che stia riducendo le apparizioni pubbliche è sicuramente vero. Se poi pensasse di doversi proteggere meglio, a noi non parrebbe così strano. È di certo uno dei leader al mondo che più persone e Paesi vorrebbero vedere morto. Gli ucraini, certo, e con le loro ragioni. Ma abbiamo visto com’è andata con il Nord Stream, con quella sfilza di Paesi pronti a darsi da fare perché gli attentatori la facessero franca. Qualcuno pensa che, se spuntasse l’occasione di far fuori Putin, tutti quei servizi segreti occidentali che aiutano gli ucraini a difendere la propria causa e a offendere la Russia, si tirerebbero indietro? Dopo tutto, la sfilata di omicidi illustri, nelle strade di Mosca, tra i generali russi e gli alti papaveri del ministero della Difesa qualche lezione l’avrà pur data, al Cremlino. Ed è una lezione che invita alla cautela.
Veniamo ora al capitolo colpo di Stato, con relativo ruolo di Sergej Shoigu, attuale segretario del Consiglio di sicurezza e prima ministro della Difesa. Chiunque abbia seguito la politica russa degli ultimi decenni sorriderà all’idea di Shoigu potenziale uomo forte della Russia. Sergej Kužugetovič Šojgu (è originario di Tuva) è in giro ai piani alti della nomenklatura russa fin dai tempi di Boris Eltsin, per il quale fu un efficiente ministro delle Situazioni di emergenza. In quegli ambienti non si sopravvive a lungo se sospettati di eccesso di ambizione. In più, Shoigu ha conservato un buon posto ma non è esattamente sulla cresta dell’onda: appena ha lasciato il ministero, tutti i suoi vice-ministri e i suoi più stretti collaboratori sono finiti in galera per accuse di corruzione, uno show di ladrocini a man salva che il Cremlino ha ovviamente pubblicizzato bene bene agli occhi di un’opinione pubblica già shoccata dalla guerra. Chi è che punterebbe su Shoigu, una delle figure più sputtanate della politica russa, come guida di un ribaltone al vertice del potere russo?
Per finire. È vero che il rating di Putin è sensibilmente inferiore a quello del recente passato. Ma è piuttosto indicativo il più recente studio del Levada Center (l’istituto di ricerca sociologica che da tempo le autorità russe hanno messo nella lista degli “agenti stranieri” e non è certo compiacente con il Cremlino), che ha sondato i potenziali elettori chiedendo per chi avrebbero votato se le elezioni presidenziali fossero in programma per domenica. Il 49% ha indicato il nome di Putin, che nel febbraio del 2024 alla stessa domanda raccoglieva il 68% dei favori. Ma anche oggi i “candidati” che gli arrivano più vicini, cioè il leader del Partito comunista di Russia Zjuganov e il primo ministro Misushstin, arrivano appena all’1%. Sarebbe comodo se la realtà fosse così chiara, il nero di qua e il bianco di là. Ma non lo è. E spingerla a forza nelle nostre categorie preferite non fa bene a nessuno.