Peter Thiel, dal tecno-capitalismo al tecno-paraculismo: lotta all’Anticristo con gli appalti del Pentagono 

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Come diceva quel tale, la domanda sorge spontanea: ma un tipo come il magnate Peter Thiel, esponente della cosiddetta “PayPal mafia” (Elon Musk, David Sacks ecc), sostenitore di Donald Trump e più ancora del suo vice J.D. Vance, assiso su un patrimonio personale di 26 miliardi di dollari, accumulati grazie a investimenti in tecno-colossi dai nomi tolkeniani come Palantir e Anduril, quando a cadenza ossessiva pone temi apocalittici quali l’Anticristo e l’Armageddon, ci è, o ci fa? Presumibilmente la risposta giusta è: entrambe.

Terminato il ciclo di incontro di Thiel sull’Anticristo

È terminato il ciclo di quattro lezioni a porte chiuse che l’imprenditore con velleità teologiche ha svolto a San Francisco fra settembre e ottobre, ospite di Acts 17 Collective, una no profit fondata fra gli altri da Michelle Stevens, moglie di Trae Stevens socio di Thiel nel fondo speculativo di quest’ultimo, Founders Fund, e co-fondatore della succitata Anduril. L’acronimo Acts sta per “Acknowledging Christ in Technology and Society”, ovvero “Riconoscere Cristo nella tecnologia e nella società”. Rappresenta quella corrente, piuttosto vasta negli Usa e presente anche negli ambienti finanziari e industriali, in cui la fede cristiana interroga milionari e bilionari americani in modo, in sostanza, da conferire una giustificazione religiosa alla molla che ispira ogni capitalista di questo mondo: la ricerca del massimo profitto. Specialmente, per l’appunto, fra i nuovi titani delle avanzatissime tecnologie finanziate con i soldi pubblici dell’esercito Usa, settore in cui l’intelligenza artificiale sta già espellendo l’essere umano. “Sviluppare sistemi di difesa senza pilota con Anduril”, ha spiegato la Stevens in un’intervista, ha messo il marito di fronte a “ostilità riguardo a ciò che stava creando”. 

La spinta avveniristica alla progressione tecnologica esige quindi un involucro legittimante sul piano dell’ideologia, cioè di una visione del mondo se non di una filosofia della storia. Anzitutto in un senso strumentale, per ricoprire con una patina spirituale il business di privati che hanno visto crescere vertiginosamente il proprio giro d’affari negli ultimi anni (quest’anno, Palantir ha riunito 75 contratti che aveva con il Pentagono in uno solo, per un ammontare di 10 miliardi), e oggi sono in pole position per aumentarlo ancora grazie ai piani di finanziamento statale varati dall’amministrazione Trump. Si pensi solo al programma Stargate sull’IA, del valore di 500 miliardi di dollari (in cui per inciso fanno capolino, non a caso, Thiel e Sacks). Ecco perché scaltre menti imprenditoriali come le loro senza dubbio “ci fanno”.

Il suo maestro, René Girard

Però, per lo meno in qualche caso come in quello di Thiel, “ci sono” anche. Omosessuale dichiarato, allievo del filosofo René Girard che insegnò alla Standford University, da sempre con il pallino di esporre teorie e smerciare opinioni sui massimi sistemi (“Non credo più che la democrazia sia compatibile con la libertà”), per inquadrare il soggetto basti ricordare che si è fatto costruire una sorta di residenza-rifugio di svariati ettari in Nuova Zelanda, con annesso bunker e tutto ciò che dovrebbe servire alla sopravvivenza nell’eventualità di catastrofe climatica o atomica.

È a suo modo autentico l’interesse che dimostra per la diffusione e la presa sulla società di idee che potremmo definire un impasto di liberismo radicale (meno Stato possibile – eccezion fatta per le commesse militari, si capisce) e di un messianismo che, ai nostri occhi di europei, potrà sembrare pacchiano ma è intimamente sentito (si pensi alla religiosità evangelica e, in parte, cattolica come in Vance) e sicuramente molto americano (i “prepper”, survivalisti che fanno scorte alimentari per paura dell’apocalisse, negli States sono qualcosa come 15 milioni). Anche qui: non si tratta certamente di un hobby da miliardari eccentrici, visto che il ceo di Palantir, Alex Karp, di recente si è dato pena di mettere in piedi una scuola a New York riservata a giovani che vogliano studiare come contrastare l’egemonia woke nell’immaginario di massa e nell’ambito intellettuale del Paese. 

Non si conosce esattamente il contenuto delle conferenze tenute da Thiel, ma grazie al Wall Street Journal qualcosa è filtrato. In estrema sintesi, la tesi del millenarista con idee e portafogli a destra è la seguente. Si parte da un presupposto condiviso ormai universalmente, per esempio dal rivale Musk: l’invasione di qualsiasi campo da parte della tecnica (dalle armi alle fabbriche, dalla domotica alla biologia umana) pone un rischio esistenziale per l’uomo. Il terrore che suscita può facilmente portare a desiderare più Stato, vale a dire un governo che metta fra parentesi la libertà dell’individuo – dogma assoluto per questi tecno-feudatari figli del paradigma individualista e libertario da Silicon Valley – un moloch mondializzato, un Grande Fratello orwelliano dietro cui si intuisce la fisionomia della Cina a partito unico (ma per dire: Singapore, in genere ammirata dai liberisti di ogni latitudine, ne fornisce già un laboratorio perfetto). 

Contro tale minaccia Thiel estrae dalla manica il concetto biblico di katechon, potere escatologico di cui parla san Paolo per indicare la forza che dilaziona la venuta dell’Anticristo. In questa versione pro domo sua, il millenarista con cultura da bigino lo identifica in quell’anti-potere malvagio e abusivo che è il pubblico, lo Stato cattivo che frena e regolamenta il progresso – e ostacola chi ci macina utili sopra. Un’entità malefica che si incarnerebbe, secondo tradizione, in un volto carismatico e all’apparenza rassicurante, parodia di una bontà in realtà pelosa e ipocrita.

Thiel l’ha descritta così, in una trasmissione della Hoover Institution all’ateneo di Standford: “L’Anticristo probabilmente si presenta come un grande umanitario, è redistributivo, è un grandissimo filantropo come un altruista efficace. E queste cose non sono semplicemente anticristiane, ma è sempre quando si combinano eccessivamente con il potere statale che qualcosa va molto storto”. Un personaggio alla “Greta Thunberg”, ha suggerito in un’altra intervista questa volta al New York Times, tradendo il livello non esattamente equivalente alla profondità del suo presunto maestro Girard. 

Un campione del transumanesimo

Ora, sono due le lezioni che si possono trarre da questa lettura banalizzante e interessata della “fine dei tempi”. La prima è che Thiel si conferma un campione del transumanesimo, il quale postula il potenziamento delle possibilità umane valicando i limiti della natura. Una prospettiva da favorire, a suo avviso, per condurre a stadi sempre più elevati di benessere e liberazione l’umanità, intesa come specie da cui l’individualità singola (che poi sarebbero i più ricchi) deve poter affermarsi senza vincoli politici. Gli Stati Uniti, su questo piano, dovrebbero costituire un argine a un non meglio precisato e imprecisabile totalitarismo globale.

Il secondo punto riguarda il gioco delle tre carte di chi, come Thiel, si offre come teorico contrario alla minaccia anticristica, dipingendo a tinte fosche un’autorità che limiti e irreggimenti lo sviluppo tecno-economico in nome del bene comune, e lo fa girando la frittata così: da un lato, spaccia il nemico come genericamente planetario, in modo da intercettare il nazionalismo Maga trumpiano, e dall’altro spaccia sé stesso come katechon, quando invece è l’artificializzazione della vita a cui scioglie inni in nome della libertà a costituire il massimo pericolo disumanizzante che, se non corrisponde all’Anticristo, ci somiglia molto. 

L’astuzia di un novello negatore del Figlio dell’Uomo potrebbe essere più raffinata della petulanza di una Thurnberg, e piuttosto confondersi con le ansiogene sembianze di uno che grida “al lupo al lupo”, che evoca l’Armageddon, che esorcizza l’incarnazione del Male proprio per mettersi al riparo dal sospetto che il Satana in questione, o più laicamente un lobbista marpione dalle manìe intellettualoidi, sia lui. Dal tecno-capitalismo al tecno-paraculismo è un attimo: l’importante è continuare a drenare fondi pubblici nelle proprie tasche, e già che c’è prenotarsi il posto da ideologo da bignami del successore di Trump. Diavolo d’un Thiel.