Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Lo scorso luglio, il quotidiano cinese Global Times dedicava un lungo articolo ad un fatto passato pressoché inosservato alle nostre latitudini. In Africa, nello sconosciuto villaggio di Buonono, in Uganda, gli abitanti erano felici perché, per la prima volta in assoluto, a gennaio, avevano potuto gustarsi in televisione tutte le partite della Coppa d’Africa 2024, la più importante manifestazione calcistica del continente africano a livello di nazionali, con il commento nella loro lingua madre, il luganda. Merito di StarTimes, una società di media con sede a Pechino, che ha reso possibile la novella a lieto fine attraverso il progetto Access to Satellite TV for 10,000 African Villages, un progetto avviato dalla Cina – ed esteso in molteplici forme all’intero continente – che puntava a collegare 10mila villaggi africani ai programmi della televisione satellitare.

Ogni villaggio beneficiario del piano ha sostanzialmente ricevuto, gratis, due set di sistemi tv con proiettore ad energia solare e un sistema di terminali TV digitali solari integrati per aree pubbliche. In questo modo, i cittadini di aree sperdute nel cuore dell’Africa hanno potuto avere accesso alle informazioni del mondo esterno.

Le promesse di Xi ai leader africani

Basta collegare la storia delle televisioni al Forum sulla cooperazione Cina-Africa andato in scena a Pechino all’inizio di settembre, per capire come Xi Jinping intenda portare la cooperazione tra il suo Paese e il continente africano su un nuovo piano. Il presidente cinese ha ospitato i delegati di oltre 50 nazioni africane dimostrando loro che la Cina – e non l’Occidente – è il loro principale partner straniero.

Xi ha anche fatto ai suoi omologhi africani una serie di promesse che saranno realizzate nei prossimi tre anni. Nello specifico, la Cina metterà sul tavolo più di 50 miliardi di dollari in sostegno finanziario da destinare ai governi africani; si impegnerà a creare più di un milione di posti di lavoro nel continente; destinerà decine di milioni in aiuti alimentari e militari; e approfondirà la cooperazione con l’Africa nell’industria, nell’agricoltura, nelle infrastrutture, nel commercio e negli investimenti.

Nel quadro trova spazio anche il dossier sulle Tv. L’ambizioso progetto del gigante asiatico di fornire accesso alla TV digitale a villaggi remoti dislocati in 23 Paesi africani è quasi completato. Oltre 9.600 centri sono già stati collegati e altri si aggiungeranno presto alla lista. StarTimes, in sostanza, consente a comunità sperdute di ottenere l’accesso ad una vasta gamma di contenuti, comprese notizie, sport e intrattenimento doppiati nelle lingue locali.

Una nuova forma di cooperazione

I leader africani hanno buone ragioni per credere alle nuove promesse di Xi. Già, perché quasi nove anni fa, il presidente cinese promise ai capi di Stato presenti al Forum sulla cooperazione Cina-Africa di Johannesburg che la Cina avrebbe “fornito l’accesso alla TV digitale a oltre 10.000 villaggi remoti in 23 paesi africani”. E così è stato.

Introdotta per la prima volta nel continente nel 2008, StarTimes è ora uno dei più grandi provider privati di TV digitale nell’Africa subsahariana, con oltre 16 milioni di abbonati. La Bbc ha scritto che i prezzi bassi hanno contribuito a consolidare la posizione continentale di questa azienda.

Basta fare un rapido confronto: in Kenya i pacchetti mensili offerti dalla TV digitale cinese vanno da 329 scellini (2,50 dollari) a 1.799 scellini (14 dollari). Un pacchetto DStv, di proprietà di MultiChoice, un altro attore nel mercato della TV digitale africana, costa invece tra 700 e 10.500 scellini.

Dal canto suo, StarTimes trae una parte delle sue entrate dagli abbonamenti, mentre il progetto dei 10.000 villaggi è finanziato dal Fondo di assistenza Sud-Sud gestito dallo Stato cinese. Le parabole satellitari dell’azienda presentano tutte il logo StarTimes, l’emblema del Ministero dell’Informazione del Kenya e un logo rosso con scritto China Aid (regalo cinese).

Chiaramente, la Tv offerta dalla Cina consentirà al Dragone di incrementare il proprio soft power in gran parte dell’Africa, un continente sempre più strategico, e di fare breccia nel cuore dei popoli locali. Televisioni, calcio, soft power: ecco la ricetta cinese di Xi. Che non ha però inventato niente. Prima di lui, in Italia, c’era già chi aveva intuito le potenzialità politiche di questo “trinomio” vincente…

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto