Emerge il ruolo centrale dell’ex presidente Barack Obama nella fabbricazione dell’inchiesta-bufala sul Russiagate che mirava ad acclarare una presunta collusione tra la Campagna di Trump del 2016 e la Federazione russa. Accusa contro il tycoon e il suo team smentita da tutte le indagini successive e dalla stessa Cia, che ha recentemente ammesso le “falle” di quell’inchiesta che non aveva reali basi giuridiche, basata su un dossier contenente informazioni non verificate (il Dossier Steele).
Come sottolinea il giornalista investigativo dei Twitter Files, Matt Taibbi, basandosi su documenti recentemente declassificati da Tulsi Gabbard, ex deputata democratica e attuale Direttore dell’Intelligence Nazionale, Taibbi delinea un quadro inquietante: Obama, descritto come un leader che “entrò nella politica nazionale con un sorriso che sembrava incarnare speranza e cambiamento”, avrebbe orchestrato, negli ultimi giorni del suo mandato, un’operazione di sabotaggio politico senza precedenti. Le prove? Me ha diffuse la stessa Gabbard.
Le rivelazioni di Gabbard e il ruolo di Obama
Secondo i documenti pubblicati dall’ufficio di Gabbard, citati da Taibbi, l’amministrazione Obama avrebbe ignorato rapporti che minimizzavano l’interferenza russa nelle elezioni del 2016, ordinando invece la produzione di un’Intelligence Community Assessment (Ica) manipolata, con l’obiettivo di minare la presidenza di Donald Trump. Taibbi scrive: “Non più un personaggio secondario, Obama è ora al centro della truffa del Russiagate, come lo ha definito una fonte”.
I documenti, tra cui email e un rapporto di 114 pagine intitolato “Prove declassificate della cospirazione dell’amministrazione Obama per sovvertire la vittoria e la presidenza di Trump nel 2016”, evidenziano come Obama abbia personalmente richiesto un nuovo rapporto, scavalcando valutazioni più prudenti dell’intelligence.

Un momento cruciale, secondo Taibbi, è il 9 dicembre 2016, quando un briefing presidenziale che negava significative interferenze russe fu improvvisamente sospeso. Lo stesso giorno, Obama convocò una riunione del National Security Principals Committee, con figure di spicco come John Kerry, John Brennan e Victoria Nuland, incaricando l’intelligence di produrre un nuovo rapporto che enfatizzasse un’interferenza russa a favore di Trump. “È sospetto che un briefing presidenziale sia stato posticipato per far posto a un Ica ordinato su richiesta del presidente”, scrive Taibbi, aggiungendo che le conclusioni di questo rapporto, basate in parte sul controverso dossier Steele, furono fatte trapelare immediatamente a media come il New York Times e il Washington Post.
Le prove che imbarazzano Obama
Le email diffuse mostrano che, fino a settembre 2016, l’intelligence americana, inclusi Fbi e Odni, era scettica sulla capacità della Russia di influenzare le elezioni. Un funzionario dell’Fbi scriveva: “Non siamo a nostro agio nel dichiarare che la Russia intenda interrompere le elezioni”. Un altro funzionario Dhs notava che la Russia “probabilmente non sta cercando di influenzare le elezioni manipolando l’infrastruttura elettorale”.

Tuttavia, sotto la pressione della Casa Bianca di Obama, queste valutazioni furono ribaltate, culminando nell’ICA del 6 gennaio 2017, che accusava Putin di aver favorito Trump screditando Hillary Clinton.
Taibbi sottolinea che le fughe di notizie immediate, come l’articolo del New York Times del 9 dicembre 2016 intitolato “Gli hacker russi hanno agito per aiutare Trump, dicono gli Stati Uniti”, suggeriscono una regia politica ben precisa volta a incastrare il tycoon. “È difficile conciliare queste fughe di notizie istantanee con l’insistenza di Obama che l’indagine Ica fosse condotta secondo le regole”, scrive il noto giornalista, citando una lettera della consigliera di Obama Susan Rice, che assume “nuova rilevanza” alla luce di queste rivelazioni.
Il 30 settembre 2020, su InsideOver, pubblicammo un articolo dedicato proprio al ruolo centrale di Barack Obama e di Hillary Clinton in questa sporca vicenda. Secondo i documenti declassificati in quei giorni, infatti, Hillary Clinton, allora candidata democratica alla presidenza, approvò personalmente uno sforzo “per suscitare uno scandalo contro il candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump legandolo a Vladimir Putin e all’hackeraggio dei russi del Comitato nazionale democratico”.
Le possibili implicazioni
Secondo il giornalista investigativo Paul Sperry di RealClearInvestigations, svelata la verità sull’origine dell’Intelligence Community Assessment (Ica) voluto da Obama, i democratici stanno ora puntando sul rapporto del Senato sull’intelligence, definito “bipartisan”, per sostenere la presunta bufala del Russiagate, sostenendo che confermi l’Ica. Tuttavia, emerge un problema significativo: la testimone chiave del rapporto, Lisa Monaco, ex assistente di Obama, partecipò a una riunione segreta alla Casa Bianca il 9 dicembre 2016, organizzata per orchestrare l’Ica contro Trump in relazione alla Russia. Nuovi documenti rivelano che Monaco era presente in questa riunione ad alto livello nella Situation Room, insieme a figure come Mary McCord, Celeste Wallander, Victoria Nuland, Andrew McCabe e John Brennan.
Inoltre, Sperry riferisce che James Clapper, ex direttore dell’intelligence di Obama, fece rimuovere immediatamente un analista dell’Odni che aveva messo in dubbio la conclusione dell’Ica secondo cui Putin avrebbe aiutato Trump a vincere, impedendogli di accedere alle prove, che includevano il controverso dossier Steele. In aggiunta a ciò, Sperry riporta le parole di Gabbard, secondo cui vi sono dei whistleblower pronti a fornire le loro dichiarazioni giurate che saranno fornite al Dipartimento di Giustizia.
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