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Media e Potere

“No Other Land” sta diventando una patata bollente per la Rai targata Meloni

Le trasmissione in Rai del documentario girato da autori israeliani e palestinesi viene continuamente rinviata, tra censura e paternalismo.
No Other Land Rai

Il documentario No Other Land, vincitore dell’Oscar e simbolo di una collaborazione senza precedenti tra registi israeliani e palestinesi, non andrà in onda sulla Rai prima del 15 novembre, dopo ben due cancellazioni che hanno assunto via via un significato politico sempre più chiaro. Non è ancora chiaro se sarà trasmesso in prima serata, sulla terza rete, come previsto inizialmente, o relegato a un orario più tardo. Di fatto, è una patata bollente che la tv meloniana non vuole accollarsi.

Il documentario, diretto dal collettivo composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal, racconta la vita dei palestinesi di Masafer Yatta, un gruppo di villaggi nel Sud della Cisgiordania sotto minaccia di demolizione da parte dell’esercito israeliano. Girato tra il 2019 e il 2023, mostra la resistenza non violenta di una comunità costretta a lasciare le proprie case per far posto ai coloni e alle basi militari. Ma per la Rai, al momento, non c’è spazio.

Il film doveva essere trasmesso il 7 ottobre, anniversario dell’attacco di Hamas a Israele. La programmazione è stata cancellata all’ultimo momento, a detta de Il Fatto Quotidiano dopo le rimostranze di gruppi di pressione filoisraeliane. Spostato al 21 ottobre, non se n’è fatto niente neppure martedì. E a questo punto sentite cosa ha detto il direttore Cinema e Serie tv della Rai, Adriano De Maio, spiegando ad Agenzia Italia la scelta di rinviare ancora la messa in onda:

“I contenuti del film – ha detto De Maio – non erano in sintonia con il clima di speranza per la pace che poi è stata firmata. Ho chiesto di trasmetterlo più avanti, in un momento più stabile e disteso, perché possa essere apprezzato come una storia di amicizia tra due popoli che possono vivere in pace”.

Una scelta che nasce, sottolinea De Maio, dall’esigenza di “evitare strumentalizzazioni” in un momento in cui “si alza il livello delle manifestazioni di piazza, anche violente”. Una spiegazione non solo oscenamente paternalista, non solo implausibile – le ultime grandi manifestazioni per la Palestina in Italia sono avvenute settimane prima della prevista messa in onda del documentario, e sono state per lo più pacifiche – ma anche paradossale.

Solidarietà tra israeliani e palestinesi

Il documentario, infatti, è una testimonianza diretta dell’occupazione militare israeliana e della solidarietà nata tra un giovane israeliano e un palestinese che raccontano insieme la distruzione delle case e delle terre della loro comunità. Probabilmente è solo la prima parte della storia, ovvero l’occupazione israeliana, che i burocrati Rai vogliono risparmiare al pubblico generalista.

Il caso Rai si inserisce in un clima internazionale attorno al film che definire teso è un eufemismo. In cima alla classifica di zelo censorio c’è, ancora una volta, la Germania che vede la difesa ad oltranza di Israele la sua ragione di Stato: sul portale ufficiale della città di Berlino – non proprio la città più conservatrice d’Europa – No Other Land è stato etichettato come un’opera con “tendenze antisemite”, motivando la valutazione con il fatto che “non menziona l’attacco di Hamas del 2023”. Una giustificazione ridicola: il film è stato completato prima dell’attacco e non tratta in alcun modo gli eventi successivi. Ma se anche fosse?

Lo stesso Abraham – a sua volta accusato dai media tedeschi di aver “imbarazzato” la Berlinale per aver chiesto nell’autunno 2023 un cessate il fuoco e la fine della fornitura di armi a Israele, scaricato dalla ministra della Cultura tedesca – ha definito la sua vicenda un segnale inquietante di censura e doppio standard.

Celebrato nei nei festival internazionali come un esempio raro di umanità in un contesto di guerra e apartheid, No Other Land viene trattato con sospetto e imbarazzo da parte delle istituzioni europee. Tra cui la televisione pubblica di un Paese – il nostro – che un tempo lontano era capace di un posizionamento diplomatico più autonomo rispetto all’alleanza di ferro con Israele. 

Come trovare “No other land”

Nel frattempo dal 5 novembre No Other Land sarà disponibile in Italia sia in Dvd che on demand sulla piattaforma Cgtv Streaming, Prime Video, Apple TV, Google TV, Youtube, Tim Vision, Chili TV, Rakuten e Infinity. No Other Land è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 16 gennaio dalla società Wanted Cinema, in collaborazione con Medici Senza Frontiere e con il patrocinio di Amnesty International. C’è chi sta organizzando ancora proiezioni su tutto il territorio nazionale, mettendosi d’accordo con Wanted.

Ma l’essenza della cancel culture – che sia quella dei collettivi “decoloniali” dei campus o quella in giacca e cravatta della corte meloniana – non consiste nell’eliminazione della possibilità di usufruire di un’opera, bensì nel definire “problematica” la sua fruizione: complicarla, ostacolarla, o inserendovi dei mediatori moralisti. È probabile che chi cercherà No Other Land in streaming avrà già simpatie per la causa degli autori, saprà cosa aspettarsi, o lo farà persino come un piccolo atto di resistenza. 

Lo spettatore casuale che si sarebbe potuto trovare il film in programma su Rai 3 invece verrà invece “protetto”, trattato cioè come un stupido – o un facilmente impressionabile – per un eccesso di precauzione totalitaria. Meno male che c’è la Rai che si preoccupa di cosa possiamo apprezzare.

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