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Mentre l’attenzione mediatica rimane incentrata sul rapporto tra Donald Trump e Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, centinaia di email rese pubbliche nelle ultime ore dai comitati di sorveglianza della Camera dei Rappresentanti stanno svelando un reticolo di connessioni internazionali che coinvolge il Ceo di DP World Sultan Ahmed bin Sulayem, l’ex vice-consigliere di Obama Kathy Ruemmler, il reporter del New York Times Landon Thomas Jr., l’ex direttore della Cia William Burns, Peter Thiel, Bill Gates e persino Mohammed bin Salman, primo ministro dell’Arabia Saudita.

Il materiale, ottenuto attraverso una causa civile contro l’esecutore testamentario di Epstein, copre gli anni 2011-2017 e dimostra come il network del trafficante sessuale non si sia mai limitato a Palm Beach o Manhattan, ma abbia raggiunto vertici del potere finanziario, mediatico e politico in tutto il pianeta.

Il giornalista del NYT che chiedeva “intel” a Epstein

Febbraio 2016. Landon Thomas Jr., veterano reporter finanziario del New York Times, intrattiene con Epstein uno scambio di analisi politiche durante le primarie repubblicane. Thomas scrive: “Essere spudoratamente senza vergogna è un’arma potente per un candidato presidenziale”, in riferimento all’allora candidato Donald Trump. Epstein risponde semplicemente “Wow”.

Pochi mesi dopo, a novembre 2016, lo stesso giornalista scrive al finanziere: “Tutti gli hedge fund sono innamorati di Trump adesso”. Epstein replica: “Trump non è leale, ZERO”, aggiungendo che aveva già “scaricato Christie in quattro secondi netti”. Il Times non ha ancora commentato se fosse a conoscenza della corrispondenza del proprio reporter con un condannato per reati sessuali.

Scarpe con GPS per “monitorare bambini e clienti”

Sultan Ahmed bin Sulayem, CEO di DP World (il colosso portuale di Dubai con contratti miliardari con la Marina USA), invia a Epstein materiale promozionale di scarpe con chip GPS integrato. “Perfette per tracciare bambini, anziani o pazienti», scrive il magnate emiratino.

Epstein risponde: “Grazie, idea geniale. Mi piace molto il tuo amico”. DP World è uno dei principali contractor della logistica militare degli Emirati e ha stretti legami con i servizi di intelligence di Abu Dhabi.

Il regalo di Mohammed bin Salman

Dicembre 2016. Epstein scrive al miliardario Tom Pritzker (Hyatt Hotels): “Riesci a crederci? Mohammed bin Salman mi ha mandato una TENDA, tappeti inclusi”. Pritzker risponde ironicamente: “Una tenda? Penso sia codice per “ti amo”. O forse “vai a quel paese”. Meglio consultare il dizionario urbano saudita”. L’episodio coincide con l’ascesa al potere di MBS a Riyadh e con i primi viaggi di Jared Kushner in Arabia Saudita.

L’odio condiviso tra Epstein e l’avvocatessa di Obama

Febbraio 2017. Kathy Ruemmler, vice-consigliere legale della Casa Bianca di Obama (poi general counsel di Goldman Sachs), scrive a Epstein: “Trump è così schifoso”. Epstein risponde: “Peggio dal vivo e da vicino”. Ruemmler aveva già visitato la townhouse di Epstein a Manhattan decine di volte dopo aver lasciato la Casa Bianca.

La campagna diffamatoria contro Virginia Giuffre

Luglio 2011. Epstein chiede alla pubblicista Peggy Siegal di usare i suoi contatti (inclusa Arianna Huffington) per screditare Virginia Giuffre, la principale accusatrice di Epstein e del principe Andrea. “Ha un lungo passato criminale ed è una bugiarda totale”, scrive Epstein, aggiungendo falsamente che Giuffre “lavorava per Trump a Mar-a-Lago a 15 anni”.

Ma il “bello” deve ancora arrivare

Le email dimostrano che il giro di Epstein non era solo un club di miliardari americani, ma un vero e proprio crocevia di potere globale: finanza di Wall Street, intelligence mediorientale, media di New York, politica di Washington e Londra. Mentre il dibattito pubblico si concentra ancora sul rapporto Trump-Epstein, i nuovi documenti suggeriscono che la storia è molto più vasta – e che coinvolge figure che, fino a ieri, erano considerate intoccabili. E siamo solo all’inizio. Il rappresentante repubblicano Thomas Massie ha annunciato con un post su X che la sua petizione di scarico ha raggiunto le 218 firme necessarie, costringendo la Camera dei Rappresentanti a votare a dicembre sulla pubblicazione dei file su Jeffrey Epstein.

Nonostante gli ostacoli posti dal Presidente e dalla propaganda del Presidente della Camera Mike Johnson, la mozione è passata. Il vero materiale esplosivo – quello che potrebbe davvero scuotere l’establishment politico e finanziario – non è ancora stato reso pubblico: i documenti finora diffusi potrebbero essere solo la punta dell’iceberg, mentre i fascicoli completi, che la Camera si appresta a votare per declassificare, potrebbero contenere rivelazioni ben più compromettenti per figure di primo piano.

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