“La verità? La verità è ciò che io dico che sia!“, affermava il magnate dei media, Foster Kane, nel capolavoro di Orson Welles Quarto Potere (Citizen Kane, 1941). Sembra averlo compreso anche l’Unione Europea, che da tempo sostiene la sua narrazione propagandistica elargendo fondi a redazioni e giornalisti che tutto farebbero, probabilmente, tranne che criticare chi li sovvenziona. Come riporta un’esclusiva del Berliner Zeitung, al centro dell’attenzione ora c’è il sostegno economico dell’Unione Europea al network investigativo Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP).
La vicenda, emersa dopo un’interrogazione dell’eurodeputato Petr Bystron (AfD), (sotto indagine dalla procura di Monaco per sospetti di corruzione e riciclaggio di denaro legati alla piattaforma filorussa Voice of Europe), mette in discussione la neutralità di progetti giornalistici che ricevono finanziamenti da enti governativi, come l’Ue o, in passato, l’agenzia statunitense Usaid.
Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, l’UE ha destinato oltre 600.000 euro all’OCCRP a partire da novembre 2024, nell’ambito del progetto NEXT-IJ, finalizzato a “rafforzare” il giornalismo investigativo europeo attraverso formazione e strumenti. La Commissione Europea ha difeso la trasparenza di queste sovvenzioni, sottolineando che i fondi sono vincolati a “rigorosi standard giornalistici”. Tuttavia, critici come Bystron vedono in questa pratica un chiaro e lampante tentativo di influenzare l’opinione pubblica. “OCCRP-Medien come Der Spiegel hanno ricevuto oltre 600.000 euro dall’UE subito dopo le elezioni europee. Proprio questi media hanno manipolato le ultime elezioni con campagne massive”, ha dichiarato Bystron al Berliner Zeitung, accusando il network di screditare i politici “euroscettici”.
L’OCCRP, fondato nel 2006, è noto per inchieste di alto profilo come i Panama Papers e l’Azerbaijan Laundromat. Tuttavia, le sue fonti di finanziamento sollevano dubbi. I giornalisti del NDR John Goetz e Armin Ghassim hanno rivelato che gran parte dei fondi del network proveniva in precedenza da USAID, un flusso interrotto durante la presidenza Trump.
Come riportato da InsideOver, questi fondi governativi non erano privi di condizionalità: funzionari statunitensi avrebbero utilizzato il loro potere per influenzare decisioni editoriali e di personale all’interno dell’organizzazione. L’organizzazione ha ricevuto 11 milioni di dollari da agenzie statunitensi, di cui 5,7 milioni provenienti direttamente da USAID.
Lo studio che smaschera l’Ue
Lo scorso giugno, lo studio di Thomas Fazi, Brussels’s Media Machine, ha messo in luce come l’Unione Europea, attraverso la Commissione Europea e il Parlamento Europeo, investa circa 80 milioni di euro all’anno in progetti mediatici, per un totale di quasi 1 miliardo di euro nell’ultimo decennio, con l’obiettivo di promuovere narrazioni pro-UE e influenzare l’opinione pubblica.
La Commissione finanzia programmi come IMREG (€40 milioni dal 2017), Journalism Partnerships (€50 milioni dal 2021), Multimedia Actions (€20 milioni annui) e l’European Digital Media Observatory (€27 milioni), spesso collaborando con emittenti pubbliche e agenzie stampa per campagne promozionali e iniziative di “lotta alla disinformazione”. Il Parlamento Europeo ha allocato €30 milioni dal 2020 per progetti simili. Queste iniziative, presentate come supporto alla libertà e al pluralismo dei media, spesso mirano a marginalizzare voci dissenzienti, creare una sfera pubblica europea controllata e promuovere gli interessi geopolitici dell’UE, anche in paesi come l’Ucraina e i Balcani occidentali.
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