Un caso senza precedenti, quello di Richard Medhurst, giornalista indipendente britannico, che rischia di riscrivere la storia della libertà di stampa nel Regno Unito. Arrestato nell’agosto scorso all’aeroporto di Heathrow in base alla famigerata Section 12 del Terrorism Act, è accusato di aver violato una legge che criminalizza il supporto – reale o percepito – a organizzazioni vietate, come Hamas e Hezbollah. Il reato? Aver espresso opinioni critiche sul massacro perpetrato da Israele a Gaza, analisi che secondo la polizia inglese sarebbero un implicito appoggio a gruppi etichettati come terroristici. Una follia che, se confermata, spalancherà le porte a uno scenario da incubo per chiunque osi sfidare il potere.
Un giornalista sotto indagine per terrorismo
Figlio di due peacekeeper delle Nazioni Unite, Medhurst è stato trattenuto e interrogato per ore. La polizia gli ha sequestrato i due telefoni, cuffie, cavi, microfoni e schede SIM. Quei dispositivi, strumenti essenziali del suo lavoro, contengono informazioni riservate che potrebbero compromettere le sue fonti. L’accusa, se formalizzata, lo esporrebbe a una condanna fino a quattordici anni di carcere. E tutto per aver fatto ciò che ogni giornalista dovrebbe fare: raccontare i fatti, anche – o soprattutto – quelli scomodi.
Il National Union of Journalists e la Federazione Internazionale dei Giornalisti hanno condannato con fermezza l’arresto e l’abuso delle leggi antiterrorismo contro i reporter. Ma le autorità inglesi vanno avanti, pretendendo che Medhurst consegni le password dei suoi dispositivi. Se rifiutasse, rischierebbe ulteriori cinque anni di prigione. Una chiara strategia di intimidazione che punta a colpire chiunque metta in discussione la narrazione ufficiale.
La tecnologia come ultima linea di difesa
Medhurst non si piega. I suoi telefoni, uno dei quali protetto dal sistema operativo Graphene, sono progettati per garantire la massima sicurezza. Secondo esperti, come Steven Murdoch dell’University College London, le autorità avrebbero difficoltà tecniche ad accedere ai dati. Ma questo non ferma la polizia, pronta a ricorrere a tecnologie come Cellebrite o Xry per aggirare la resistenza. Se queste tecniche fallissero, resterebbe la strada giudiziaria: un ordine del tribunale per costringerlo a collaborare, minando l’intero principio di protezione delle fonti.
Un pericoloso precedente globale
Il caso di Medhurst non è un episodio isolato. Come sottolinea Rebecca Vincent di Reporter Senza Frontiere, casi di autorità che interferiscono con i dispositivi elettronici dei giornalisti si registrano in tutto il mondo, dalle democrazie occidentali ai regimi autoritari. Ma ciò che accade nel Regno Unito è particolarmente grave: non si tratta solo di intimidazione, ma di una sistematica erosione dei diritti fondamentali, mascherata da “lotta al terrorismo”. Se il governo inglese prevarrà, chiunque viaggerà a Londra con un microfono o una penna rischierà di finire dietro le sbarre.
La libertà di stampa è a rischio
Richard Medhurst è diventato il simbolo di una battaglia più grande: quella per il diritto di informare senza temere ritorsioni. Il suo arresto è un monito: nessuno è al sicuro, nemmeno in una nazione che si proclama baluardo della democrazia. Se c’è un messaggio da trarre da questa vicenda, è che la libertà di stampa è oggi più fragile che mai, minacciata da governi pronti a sacrificare i diritti civili sull’altare della sicurezza.
E mentre il Regno Unito si ostina a trattare i giornalisti come terroristi, il mondo si chiede: chi sarà il prossimo?

