Tre guerre raccontate, tutte con al centro gli scontri tra Hezbollah e l’Israel Defense Force e le mire di Tel Aviv sul suo Paese, il Libano, fino a ieri, 22 aprile 2026, quando un attacco nel villaggio meridionale di Al-Tiri, vicino a Bint Jbeil ha portato Amal Khalil alla morte. La giornalista di Al-Akhbar (letteralmente: “La Notizia”), quotidiano di Beirut, è morta ieri nel pieno del cessate il fuoco israelo-libanese che, però, concede ampia discrezionalità a Tel Aviv per intervenire contro presunte minacce e ieri ha prodotto questo attacco.
42 anni, Khalil è stata uccisa e la sua collega Zeinab Faraj ferita nel raid condotto dagli aerei israeliani che ha colpito una casa dove si erano rifugiate. Aveva raccontato dal campo, nel Sud del Libano, sia la guerra del 2006, chiamata “guerra d’Attrito” in Libano, che il conflitto del 2024. Guerre ove le invasioni israeliane del Libano avevano prodotto grandi sconvolgimenti a Sud del Paese dei Cedri.
Fouad Bazzi, collega di Khalil, l’ha ricordata in un toccante articolo su Al-Akhbar scrivendo che “come era sua abitudine, Amal ha scelto il momento opportuno e il palcoscenico più adatto per scrivere anche la sua storia. Ma questa volta la racconteremo noi, perché Amal si è rifiutata di fare altro che sfidare la morte”, aggiungendo che “dal 14 agosto 2006 – il momento stesso in cui fu pubblicato il primo numero di Al-Akhbar – si era dedicata a essere la voce e il battito del Sud, lo specchio che rifletteva i problemi della regione e le sue sofferenze per mano del nemico e dello Stato”. Parole importanti, che riflettono l’orientamento di Al-Akhbar (critico dell’intera classe politica libanese e molto attento alle questioni sociali) ma anche un affetto sincero per la giornalista uccisa.
Khalil, nota Bazzi, col suo lavoro “è riuscita a presentare un quadro chiaro, che riflette fedelmente la sofferenza degli abitanti del sud e la loro capacità di sfida, resilienza, ricostruzione e coltivazione della terra, anche sotto la costante minaccia degli attacchi dei droni”. Nei suoi articoli e servizi parlava di sicurezza, scenari politici internazionali, difesa, ruolo della missione Unifil, ma anche di storie umane. La sua morte ha profondamente toccato un Libano chiamato a gestire la trattativa con Israele e la sfida del potenziale disarmo di Hezbollah, e ha compattato istituzioni contro cui la testata per cui lavorava si è spesso lanciata duramente. Joseph Aoun, presidente del Libano, accusa Tel Aviv di “prendere di mira deliberatamente e in modo sistematico i giornalisti” con l’obiettivo di “nascondere la verità dei suoi atti aggressivi contro il Libano”. Il capo di Stato libanese alza l’allarme: nessun reporter deve pagare con la vita il suo impegno per raccontare verità e fatti. Principio molto spesso disatteso, dato che Khalil si aggiunge a una lunga lista di croci che conta, prima di lei, 262 giornalisti uccisi tra Gaza e il Libano dagli attacchi israeliani dal 7 ottobre 2023 a oggi.