L’ex capo dell’intelligence estone fa luce sul caso dei Mig russi: “Nessuna Isteria”

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Da un po’ di tempo a questa parte, non si fa altro, in Europa, che parlare della “minaccia russa”, della necessità di riarmarsi e della futura guerra nel Vecchio Continente contro Mosca, il tutto affrontato dai media con una leggerezza e un tono fatalista sconcertante. Il clima è quello di una pericolosissima isteria sorretta, naturalmente, da propaganda (information warfare), oppure da minacce gonfiate ad arte. Su InsideOver vi abbiamo già parlato, in queste settimane, della bufala dell’aereo della von der Leyen “disturbato” dai russi e dell’altrettanto controverso caso droni Polonia, mettendo in discussione la versione data in pasto dal mainstream – e dalle istituzioni europee – all’opinione pubblica. E tutto ci fa presagire il fatto che quest’isteria e queste notizie si moltiplicheranno nell’imminente futuro.

Un’isteria ingiustificata

L’ultimo caso, riportato lo scorso venerdì, riguarda l’ingresso di aerei da combattimento russi – Mig-31 – nello spazio aereo estone, precisamente nella zona di Vaindloo, una piccola isola situata nel Golfo di Finlandia nel Mar Baltico in quello stretto corridoio che gli aerei russi percorrono per giungere nell’exclave di Kaliningrad. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa estone, si tratterebbe della quarta violazione dello spazio aereo da parte della Russia quest’anno. Mosca ha (ovviamente) negato le accuse. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che tre jet MiG-31 stavano effettuando un volo di routine dalla regione della Carelia, a Est della Finlandia , verso un aeroporto nella regione di Kaliningrad.

I jet, secondo il Cremlino, si sarebbero mantenuti a più di tre chilometri dall’isola estone di Vaindloo e avrebbero volato “nel rigoroso rispetto delle normative internazionali sullo spazio aereo e senza attraversare i confini di altri Paesi”. La notizia ha immediatamente suscitato il panico tra i media europei (e anche i italiani). Ma dietro questo fatto, in realtà, non c’è nulla di clamoroso, come ammette l’ex capo dell’intelligence estone.

L’ex capo dell’intelligence estone smonta l’isteria

Eerik-Niiles Kross, esperto di sicurezza in Estonia ed ex capo dell’intelligence dal 1995 al 2000, oggi deputato del Riigikogu, il Parlamento del Paese baltico, ha spiegato, in un articolo pubblicato su Estonian World, che dal 1991, “gli aerei russi hanno regolarmente volato dalle basi dell’ex distretto militare di Leningrado a Kaliningrad e ritorno”. Negli ultimi anni, afferma, “questi voli si sono spesso trasformati in provocazioni: hanno aggirato i confini, volando fino alla Svezia prima di tornare indietro, spesso senza transponder o piani di volo”. Dal 2014, osserva, “gli aerei russi hanno violato lo spazio aereo estone più di 40 volte, per lo più con fugaci “squarci” vicino all’isola di Vaindloo, dove le zone di controllo non corrispondono completamente ai confini dello Stato“.

“Sbagliato farsi prendere dal panico”

Sebbene Kross – che ha la fama in patria di essere un “antiputiniano” di ferro – sostenga che si sia trattato di una “provocazione più grave del solito”, per via del fatto – soprattutto – che “i velivoli russi sono rimasti nello spazio aereo estone per un tempo insolitamente lungo” è lo stesso ex capo dell’intelligence a spiegare che “non c’è motivo di farsi prendere dal panico. Nonostante le apparenze – attentamente coltivate da Mosca – si è trattato di un’infrazione cauta. I russi hanno deviato solo di poco dalla loro rotta abituale, si sono lasciati scappare la scusa di un errore di navigazione, non hanno trasportato armamenti visibili e hanno obbedito quando i caccia Nato li hanno costretti a ritirarsi”. L’intercettazione, prosegue Kross, “ha seguito uno schema standard. Le regole d’ingaggio della Nato non sono pubbliche, ma i principi sono ben noti, anche alla Russia”.

Del resto, come ha raccontato il direttore di Analisi Difesa Gianandrea Gaiani sul Fatto Quotidiano, “la storia di questi tre Mig-31 nel Baltico va spiegata. È una zona in cui si sovrappongono gli spazi aerei di diverse nazioni. C’è un corridoio molto stretto che viene utilizzato per i voli militari che attraversano il Baltico. Devono collegare la Russia del Nord con l’exclave di Kaliningrad”. Quindi, ha aggiunto, “c’è un duello in atto. Ad esempio le petroliere della cosiddetta “flotta fantasma” russa vengono spesso scortate dagli aerei perché le marine baltiche cercano di fermarle per ispezioni. È un’area già calda. Questi aerei bordeggiano i confini dello spazio aereo svedese, finlandese, baltico e polacco. E la Nato li tiene d’occhio”. Insomma, nulla di nuovo o particolarmente preoccupante.

Dello stesso aviso Daniele Perra

Dunque prendendo per buono il fatto che si sia tratta di una deliberata provocazione da parte del Cremlino, è lo stesso ex capo dell’intelligence estone, che ha la fama di essere un nemico giurato del leader russo di Putin e di Mosca, in generale, a dirci che il “panico” che si è diffuso – soprattutto sui media – in queste ore è ingiustificato o, quantomeno, esagerato. E allora il dubbio è che vi sia qualcuno, in Europa, che stia volutamente cercando di trovare il casus belli e di alimentare una tensione costante presso l’opinione pubblica che possa giustificare il grande business del riarmo.

Altro aspetto interessante è stato evidenziato da Eric Bonse, editorialista della Berliner Zeitung, il quale sottolinea nel suo blog che la Turchia, membro della Nato, agisce in modo significativamente più attivo e aggressivo rispetto alla Russia in materia di violazioni dello spazio aereo. Solo nel 2022, la Grecia ha registrato oltre 200 incursioni non autorizzate da parte di caccia turchi, spesso sopra isole abitate come Agathonisi e Samos, con casi che hanno incluso anche simulazioni di combattimenti aerei. In questo caso, tuttavia, nessuna isteria o indignazione.

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