Le pressioni Aipac sul Congresso per trascinare anche gli Usa in guerra con l’Iran

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L’American Israel Public Affairs Committee (Aipac), la più grande organizzazione pro-Israele negli Stati Uniti, sta esercitando una pressione senza precedenti sui membri del Congresso americano, in particolare sui democratici, affinché esprimano un sostegno incondizionato alle azioni militari di Israele contro l’Iran. Secondo un’inchiesta condotta da Drop Site News in collaborazione con The American Prospect, l’Aipac sta sollecitando i parlamentari a dichiarare pubblicamente di “stare con Israele” nella sua campagna volta a distruggere le capacità nucleari dell’Iran, promuovendo un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nel conflitto. Questa strategia si affianca agli sforzi del think-tank filo-israeliano Foundation for Defense of Democracies (Fdd), di cui abbiamo già parlato su InsideOver, evidenziando un’azione coordinata per influenzare la politica americana in Medio Oriente.

L’inchiesta rivela che l’Aipac ha contattato con grande insistenza i membri della Camera, inviando messaggi e facendo pressioni telefoniche per ottenere dichiarazioni che ricalchino un linguaggio ben preciso. Ad esempio, un parlamentare ha riferito che un collega ha ricevuto “letteralmente 100 telefonate” da membri dell’Aipac e gruppi affiliati, con richieste di dichiarare che “stiamo con Israele” e che “l’Iran non deve mai avere un’arma nucleare”. Tale pressione si è concentrata su membri democratici, spesso beneficiari di generose donazioni da parte dell’Aipac.

I parlamentari che sposano la linea dell’Aipac

Tra i parlamentari che hanno aderito alla linea dell’Aipac, spiccano le dichiarazioni di rappresentanti come Greg Landsman, Mike Levin, e George Whitesides, considerati modelli da seguire. Landsman ha dichiarato: “Israele si sta giustamente difendendo e proteggendo il suo popolo. Il programma nucleare iraniano non è solo una minaccia esistenziale per Israele e il Medio Oriente, ma per il mondo intero. Io sto con Israele e con tutto l’Occidente mentre affrontiamo questa minaccia insieme”. In maniera analoga,, Levin ha sottolineato che “il regime iraniano non deve mai ottenere un’arma nucleare” e Whitesides ha aggiunto: “Il governo iraniano, che ha seminato morte e distruzione in Medio Oriente per decenni, non può essere autorizzato a sviluppare un’arma nucleare operativa, e dobbiamo stare con il nostro alleato Israele”.

Parallelamente, l’Aipac ha preso di mira J Street, un’organizzazione pro-Israele più moderata, accusandola di non essere sufficientemente allineata alla politica guerrafondaia di Benjamin Netanyahu. In risposta a dichiarazioni considerate troppo tiepide, come quella del rappresentante Greg Casar che ha chiesto una soluzione diplomatica, l’Aipac ha twittato: “Modello costante: i candidati sostenuti da J Street emettono dichiarazioni anti-Israele. J Street è molte cose, ma non è pro-Israele”.

Nonostante il forte pressing, emerge una certa resistenza tra alcuni democratici. Il senatore Jack Reed, membro di spicco del Comitato per le Forze Armate del Senato, ha definito la decisione di Israele di lanciare attacchi aerei sull’Iran “un’escalation sconsiderata che rischia di innescare violenze regionali”. Altri, come i rappresentanti Seth Moulton e Jason Crow, hanno espresso scetticismo, mentre il senatore Ben Ray Luján ha chiesto “briefing sicuri” per chiarire la situazione.

L’iniziativa del Congresso

Sul fronte legislativo, alcuni parlamentari stanno cercando di limitare un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Martedì, il deputato repubblicano Thomas Massie e il collega democratico Ro Khanna hanno presentato una risoluzione bipartisan sui poteri di guerra per impedire al presidente Trump di entrare in guerra con l’Iran senza l’autorizzazione del Congresso, mentre il senatore dem Tim Kaine ha introdotto una misura simile al Senato.

La risoluzione, sostenuta da 14 democratici tra cui Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib, sottolinea che solo il Congresso può dichiarare guerra, come previsto dalla Costituzione, e che gli Stati Uniti non dovrebbero essere coinvolti nel conflitto tra Israele e Iran. I sondaggi parlano chiaro: YouGov indica che il 60% degli americani e il 53% degli elettori di Trump si oppone a un intervento militare. Khanna ha invitato altri repubblicani, come Marjorie Taylor Greene, a unirsi alla causa, promuovendo un movimento anti-guerra bipartisan per contrastare la fortissima pressione della lobby israeliana sul Congresso e sull’amministrazione Trump.

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