In un annunciato diffuso sui social che sta facendo molto discutere, Jeff Bezos, fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post, ha annunciato un cambio di rotta della linea editoriale delle pagine di opinione dello storico giornale fondato nel 1877. Bezos ha dichiarato che d’ora in avanti il Post si impegnerà quotidianamente a sostenere e difendere due principi fondamentali: le libertà personali e i mercati liberi. Nella comunicazione, Bezos ha sottolineato come il ruolo di un giornale sia cambiato nell’era digitale.
“C’è stato un tempo in cui un quotidiano poteva considerare un servizio portare ogni mattina alla porta del lettore una sezione di opinioni ad ampio spettro che cercasse di coprire tutte le prospettive” ha scritto. “Oggi, quel compito lo svolge Internet”. Con questa premessa, il magnate ha chiarito che il Washington Post non intende più essere un contenitore di tutte le voci, ma un baluardo di valori specifici, ossia quelli del capitalismo finanziario laissez-faire di cui magnati come Bezos sono espressione.
L’annuncio a sorpresa di Bezos
Bezos ha motivato la scelta della nuova linea editoriale affermando che la libertà, sia economica che personale, è il motore del successo statunitense. “La libertà è etica — minimizza la coercizione — e pratica — alimenta creatività, invenzione e prosperità”, ha affermato, mostrandosi fiduciosi dei principi che guideranno d’ora in poi il Washington Post.
Il cambiamento annunciato dal proprietario della testata non è privo di conseguenze interne. David Shipley, stimato direttore delle pagine di opinione, ha deciso di non accettare la guida di questa nuova fase. Bezos, pur lodandone le qualità, ha raccontato di avergli offerto la possibilità di abbracciare la svolta con entusiasmo totale — “un sì pieno o un no” — e di rispettare la sua scelta di farsi da parte. La ricerca di un nuovo Opinion Editor, completamente allineato alla visione di Bezos, è quindi già in corso.
Quello che il Ceo di Amazon non dice
La svolta libertarian del Washington Post annunciata da Jeff Bezos, con il suo focus su “mercati liberi” e “libertà personali”, solleva inevitabilmente interrogativi sulla coerenza di questi principi, come sottolineato dal giornalista Michael Tracey. “Mercati liberi e libertà personali sono categorie piuttosto ampie”, osserva Tracey su X.
“Ci sono persone che si oppongono ai dazi perché li considerano una violazione del ‘mercato libero’. Le opinioni a favore dei dazi saranno permesse? E che dire della ‘libertà personale’ di esprimere discorsi critici verso Israele?”. Domande che mettono in luce tutte le ambiguità della nuova linea editoriale, poiché la definizione pratica dei valori annunciati da Bezos potrebbe rivelarsi molto più complessa di quanto sembri.
La nuova linea editoriale del Washington Post, incentrata su “mercati liberi” e “libertà personali” (come se fino ad oggi avesse ospitato pensatori antisistema o filo-sovietici) appare tanto ambigua quanto la figura del suo promotore, Jeff Bezos, un magnate che sembra aver compiuto una metamorfosi politica: da proprietario di un giornale percepito come baluardo dell’opposizione a Donald Trump, è passato a presenziare all’insediamento di quest’ultimo il 20 gennaio scorso. O forse, più semplicemente, si tratta del pragmatico quanto opportunistico riposizionamento di un imprenditore che fino a ieri godeva dell’elogio dei democratici, abile nel cogliere i venti di cambiamento e adattare la propria narrazione al mutato clima politico.