La sfuriata di Iacchetti su Gaza in Tv: il dibattito serve, fa vedere chi sono i fan dello stragismo di Netanyahu

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Media e Potere /

Che la rabbia di Enzo Iacchetti ieri sera a È sempre Cartabianca da Bianca Berlinguer sia diventata un caso, la dice lunga sulla paura di dire in faccia quel che va detto ai sionisti, fuori e dentro Israele. Non perché sui media italiani non ci sia chi, come ha fatto la Commissione d’inchiesta Onu sui territori palestinesi occupati, accusi Israele di genocidio, o non venga data voce a chi si è imbarcato sulla Global Sumud Flottilla, giusto per fare due esempi. Anzi: su giornali, televisioni e internet abbondano i giornalisti, politici, intellettuali che denunciano la politica di sterminio e occupazione condotta con efferata determinazione dal governo Netanyahu. Ma a fare scalpore, nella reazione di Iacchetti davanti alla faccia di tolla di Eyal Mizrahi (Amici di Israele), è stata la sua spontanea e genuina mancanza di remore nell’esplicitare un messaggio: dopo quasi due anni di massacri sistematici, la soglia di tolleranza verso i negazionisti della carneficina è stata superata. 

Gaza, perché ha ragione Iacchetti

Non è ammissibile, cioè, negare, o forse perfino peggio, minimizzare la contabilità dei morti nella Striscia, lanciando la solita accusa di “fascista” a chi, come in questo caso Iacchetti, ha ricordato i fatti, ripetiamo fatti, e non opinioni, che inchiodano Israele alle sue responsabilità. E su questo punto, sgombriamo immediatamente il campo da ogni equivoco: non Hamas, ma inchieste condotte anche da israeliani hanno messo sul conto di Israele un numero di morti molto superiore ai 53 mila ufficiali dichiarati dall’esercito di Tel Aviv. Ma anche fosse “solo” questa la cifra, e anche se nel computo, come ha scritto di recente il Guardian su dati di +972 magazineLocalCall, i morti fossero per il 43% non militanti di Hamas ma civili, Israele si starebbe macchiando di crimini che solo un mistificatore può cercare di confondere domandando retoricamente la definizione di “bambini”, pur di sminuire la strage in corso e, diciamola tutta, la seconda cacciata (nakba) dei palestinesi dalla loro terra. 

Cosa ci dice la lite in tv di Iacchetti

In queste ore, naturalmente, sta suscitando grande impressione la frase, uscita di pancia a Iacchetti (“str…, ti  prendo a pugni”) quando Mizrahi lo ha palesemente provocato con l’epiteto più abusato (e spesso infondato) che circola nello stupidario del dibattito pubblico: “fascista”, appunto. Ora, com’è noto se esiste un modo per buttare in vacca una discussione è quello di dare del fascista (o, dall’altra parte, del comunista) per evitare di entrare nel merito degli argomenti. E questo al netto dell’evidenza per cui il povero Iacchetti sta al fascismo più o meno come Netanyahu sta al pacifismo. E tuttavia, a parte queste epiteti volutamente diffamatori, c’è un punto dirimente su cui Iacchetti scivola. E non è la minaccia verbale, da derubricare senza tanto fare le finte verginelle come reazione del momento.

È piuttosto proprio nel merito, quando sostiene che non può esserci contraddittorio sul fatto che sia in corso una guerra, con un solo esercito da una parte e una popolazione inerme dall’altra. Il che, nella sostanza, è verissimo. Ma con tutta la sacrosanta indignazione che si può e si deve mostrare, e che in realtà pochissimi mostrano, tanto è vero che siamo qui a scrivere di Iacchetti (e non, in questo caso, dei pochi altri che apertamente dicono le stesse cose), sarebbe controproducente per la stessa causa palestinese non dare spazio anche a coloro, come Mizrahi, che hanno l’impudicizia di giustificare in tutto o in parte l’orrore a Gaza e in Cisgiordania. Perché è solo facendo vedere e ascoltare anche chi sostiene l’insostenibile che si può comprendere a quale livello possono giungere gli indifendibili difensori di Israele. 

Perché un contraddittorio su Gaza ci deve essere

Mizrahi di turno devono poter contraddire la palese verità, perché soltanto così si può far capire fino a che punto di negazione della realtà può arrivare chi sostiene Israele. Anche e soprattutto nell’eventualità in cui a parlare sia, nello specifico, un israeliano critico con il governo di destra in carica, com’è il caso dell’attivista in questione. Perché la critica all’attuale esecutivo a Tel Aviv funziona da copertura, sia pur magari in buona fede, per far passare la tesi che ha ispirato tutti i governi israeliani, vale a dire che sia sempre giustificato rivalersi sulla popolazione civile palestinese, considerata ora come complice, ora come scudo umano, un tempo dell’Olp e oggi di Hamas. Tradotto ancora più terra terra: ben venga il filo-israeliano che non prova vergogna a disquisire sul significato della parola “bambino” perché in realtà secondo lui si tratterebbe di adolescenti, perché è solo sprofondando nel girone dell’accecamento e della propaganda filo-Israele che chi ha ancora qualche dubbio può toglierselo per sempre. Dando così ragione, come innegabilmente hanno, a quei pochi non addetti ai lavori come Iacchetti che hanno il coraggio di esporsi a voce alta contro Israele. 

Bravo Enzino, quindi (al netto di imprecisioni e sbavature, come quando ha conteggiato in “secoli” la nakba originaria, che è del 1948 e che semmai è stata preparata nei decenni antecedenti in un crescendo di ostilità e di atti terroristici). Lasciamo però che i sionisti esprimano le loro aberranti tesi. Tanto più se non appiattite, almeno a parole, sull’estrema destra di Netanyahu. Solo così si può rendere chiaro ed evidente a tutti che è Israele in quanto Stato che dovrebbe essere condannato, isolato, sanzionato e contrastato mettendo nel conto la complicità, attiva o passiva, esaltata o solo parzialmente critica, dei suoi sostenitori che intorbidano le acque usando la tecnica, che in Italia conosciamo bene, di dare del fascista a chi è tutto fuorché fascista.