La rete di media con cui l’Iran combatte la guerra dell’informazione

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L’Iran, considerato uno dei principali avversari strategici degli Stati Uniti, ha sviluppato una sofisticata strategia basata sull’uso dell’informazione come mezzo per consolidare il proprio potere e proiettare influenza a livello regionale e globale. Il Paese ha costruito un’infrastruttura di comunicazione altamente centralizzata e capace di controllare completamente il flusso di informazioni all’interno dei suoi confini, incluso il blocco totale del traffico internet quando ritenuto necessario. Questo sistema di controllo, che affonda le radici nel periodo della Guerra fredda, permette a Teheran di plasmare la propria immagine pubblica e di sostenere la sua politica estera attraverso una rete di media statali e internazionali.

Al centro di questa strategia mediatica vi è l’agenzia di stampa governativa Islamic Republic News Agency (IRNA), insieme alla più imponente emittente radiotelevisiva del paese, l’Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB). Quest’ultima rappresenta uno degli strumenti chiave di Teheran per influenzare il discorso pubblico, non solo all’interno del Paese ma anche all’estero. L’IRIB dispone di un bilancio annuale che si aggira intorno al miliardo di dollari e può contare su una forza lavoro di circa 13.000 dipendenti distribuiti in 20 nazioni. La sua rete è vasta: 42 canali televisivi nazionali e regionali, quattro canali di notizie internazionali e sei canali satellitari, oltre a trenta stazioni radio che trasmettono in onde corte, coprendo diverse lingue.

Uno dei momenti chiave dell’espansione dell’influenza mediatica iraniana è stato il lancio, nel 2003, del canale satellitare Al-Alam, creato per raggiungere il pubblico iracheno e sciita, parlando direttamente a una vasta popolazione di lingua araba che condivide affinità religiose e culturali con l’Iran. Successivamente, nel 2007, Teheran ha lanciato Press TV, un canale internazionale che trasmette sia in inglese che in francese, mirato principalmente al pubblico occidentale. La creazione di questo canale è stata vista come una mossa strategica per contrastare la narrativa occidentale e diffondere una visione alternativa degli eventi globali, che rispecchiasse le posizioni iraniane. Nel 2013 Teheran ha ulteriormente ampliato la sua influenza lanciando Hispan TV, un canale in lingua spagnola rivolto al pubblico latinoamericano, puntando a coltivare relazioni più strette con i Paesi dell’America Latina, alcuni dei quali condividono con l’Iran posizioni critiche nei confronti degli Stati Uniti.

Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche, o pasdaran, non sono state da meno in questa offensiva informativa. Oltre a essere una delle forze armate più potenti dell’Iran, i pasdaran sono anche attivamente coinvolti nella diffusione di propaganda attraverso una propria agenzia di stampa e una rete di istituti culturali e think tank. Queste istituzioni non solo lavorano per influenzare l’opinione pubblica interna, ma si rivolgono anche alla diaspora iraniana e alla comunità internazionale, rafforzando il messaggio di resistenza contro l’influenza occidentale. Questo uso strategico dei media e dell’informazione permette all’Iran di esercitare il proprio peso politico e ideologico senza dover ricorrere direttamente a operazioni militari, mantenendo le tensioni sotto la soglia del conflitto aperto.

Un aspetto cruciale della strategia iraniana è il costante monitoraggio e controllo delle informazioni provenienti dall’estero. Dal 2002, quando gli Stati Uniti hanno lanciato Radio Farda, una stazione radiofonica dedicata alla trasmissione di contenuti pro-occidentali in Iran, Teheran ha reagito con misure sempre più sofisticate per bloccare queste trasmissioni e rafforzare il proprio dominio sull’informazione interna. Oltre a disturbare le frequenze straniere, il Governo iraniano ha sviluppato strumenti avanzati per filtrare e censurare i contenuti su internet, impedendo l’accesso a informazioni che potrebbero minacciare il regime.

Questo senso di minaccia, che alcuni analisti definiscono come “sindrome della cittadella assediata”, rappresenta una chiave interpretativa della politica iraniana. I leader di Teheran percepiscono di essere costantemente circondati da potenze ostili, e questa percezione alimenta la loro necessità di adottare misure difensive sul piano informativo, mantenendo allo stesso tempo un forte controllo interno per prevenire insurrezioni o movimenti di dissenso. La capacità dell’Iran di navigare in un ambiente internazionale così complesso attraverso l’uso dell’informazione dimostra come il potere mediatico possa diventare un’arma fondamentale nella geopolitica contemporanea.

In conclusione, l’Iran ha sviluppato una vasta infrastruttura mediatica che serve non solo a consolidare il controllo interno, ma anche a proiettare la sua influenza al di fuori dei confini nazionali. Utilizzando canali televisivi, stazioni radio e reti di informazione, il regime iraniano è riuscito a difendere i propri interessi strategici, contrastando le narrative occidentali e cercando di influenzare la percezione globale delle sue politiche.