Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Questo è un articolo breve. Non avrei nemmeno voluto scriverlo, tanto sono stufo di certe pratiche. Eppure certe vigliaccate bisogna pure segnalarle, ogni tanto. Non per il potente di turno che viene coinvolto ma per tutti noi, che siamo fruitori paganti dell’informazione (perché l’avremo pure capito, a quest’ora, che l’informazione gratuita non esiste, per fortuna) e abbiamo diritto a un servizio decente. E che siamo pure cittadini, e abbiamo il diritto a non essere presi per il naso.

Ma proprio perché siamo clienti dell’informazione e cittadini, abbiamo non solo diritti ma anche doveri. Noi che nell’informazione lavoriamo, poi, abbiamo il dovere di vigilare e di avvertire. Ed ecco dunque il caso: alcuni giornali un tempo diffusi e autorevoli hanno lanciato la grande balla di Steve Witkoff, l’inviato speciale di Donald Trump, che nell’incontrare Vladimir Putin nella biblioteca presidenziale di San Pietroburgo si mette la mano sul cuore, come in segno di rispetto o addirittura di devozione verso lo Zar. Un omaggio esagerato, persino scandaloso.

Certo. Se fosse stato vero. Perché vero non è, è solo una bufala degna dei più mediocri troll della Rete. E lo si capisce subito se si guarda la versione originale del video dell’incontro, quella che riproduciamo qui sotto per intero, non con il fotogramma bloccato o la sequenza tagliata.

Si vede Witkoff che aspetta l’arrivo di Putin. L’inviato di Trump si aggiusta la cravatta, poi controlla il taschino della giacca. Come farebbe una persona qualunque, vestita in modo formale, che vuole sentirsi a posto prima di incontrarne un’altra. E forse anche con un pizzico di nervosismo, vista la delicatezza dell’incarico, l’importanza del tema (una tregua in Ucraina) e il personaggio da affrontare. Un comportamento banalissimo, altro che mano sul cuore.

Svelata la versione truffaldina dei movimenti di Witkoff, bisognerebbe anche chiedersi perché testate che si ergono quotidianamente a baluardo della verità e della democrazia, e professionisti del giornalismo che si portano in giro come unici promotori del progresso, sentano di dover ricorrere a certi mezzucci. Ci pare che l’idea sia grosso modo questa: dipingere l’amministrazione Trump come suddita del Cremlino e di riflesso farci credere che qualunque forma di trattativa sia una resa al nemico russo, mentre continuare a promuovere la guerra sia l’unico modo di difendere la civiltà europea (quella americana la diamo già per persa, pare). Complimenti, davvero complimenti. È come se per questi incoscienti gli ultimi tre anni non fossero mai esistiti: se c’è una cosa che ha distrutto il sistema produttivo europeo, portato l’Unione Europea a un estremo vassallaggio politico ed economico nei confronti degli Usa e fatto crescere ovunque il peso politico delle destre è stato proprio il bellicismo senza sostanza e senza prospettiva che abbiamo scelto all’inizio e sostenuto finora, rifiutando per principio anche gli spiragli di trattativa che si erano aperti anche a guerra appena iniziata. Ci siamo rovinati da soli credendo alla nostra stessa propaganda, alle previsioni balorde (ma le sanzioni non dovevano far crollare la Russia in qualche settimana?), agli incitamenti degli “analisti” e degli “esperti”, alle cronache per cui l’Ucraina stava sempre vincendo e i russi (tutti stupidi, ovviamente) combattevano con le pale o prendevano le pillole per continuare a combattere anche se moribondi.

Siamo stati vittime dell’invasione russa e, forse ancor più, delle nostre cazzate. E a quanto pare vogliamo continuare sulla stessa strada. Evviva.

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