Questo nostro mondo occidentale sembra avere qualche problema per quanto riguarda la libertà di conoscere. Dopo secoli di lotte e di guerre civili in nome di questa utilità antropologica, eravamo convinti che tale diritto fosse un bene tanto individuale quanto collettivo. Certo, abbiamo differenze culturali, in nome delle quali nelle società occidentali, ad esempio, si tende ad enfatizzare la libertà individuale, mentre in altre culture si valorizzano più la libertà collettiva e il benessere dell’intera comunità di appartenenza.
In base a dove è posto l’accento, la “percezione della libertà” e la libertà stessa, dal punto di vista esistenziale, possono essere fonti di oppressione, perché le strutture di potere limitano la libertà, oppure stimolano la sua stessa espressione. Non affermo nulla di nuovo, rispetto a quello che tutti noi sperimentiamo ogni giorno, in qualsiasi contesto culturale e in ogni ambiente: da quello familiare, a quello professionale, da quello scolastico a quello artistico.
Ma vi è un elemento fondamentalmente innovativo che va a incidere sull’esercizio della propria libertà: la tecnologia. In effetti, questa ha un impatto significativo su di essa. Ad esempio, l’accesso alla tecnologia può aumentare la libertà di comunicazione e informazione, come può agevolare, come stiamo constatando in questo periodo tutti noi, nuove forme di controllo e sorveglianza generalizzate. In sostanza, la libertà, come qualsiasi altra possibile espressione del comportamento umano, è soggetta a specifiche condizioni culturali e storiche che si verificano all’interno di qualsiasi società umana.
Ebbene, in quest’ottica vorrei fare due brevi considerazioni, che, seppure nella loro essenzialità, considero relativamente importanti.
La prima riguarda la capacità delle persone di utilizzare i propri strumenti cognitivi, per interpretare qualsiasi informazione. Sembra che questa capacità stia scemando anno dopo anno. Viene così spontaneo chiedersi se siamo di fronte ad un disegno politico più ampio, con il quale si vuole accrescere il numero delle persone che accettano e amano le “pappe pronte”. Da sempre, uno dei problemi fondamentali di qualsiasi potere è la gestione delle risposte dei diversi pubblici, al suo stesso esercizio.
La seconda considerazione è relativa al fatto che lo stesso potere sembra essere particolarmente convinto di avere a che fare con una moltitudine quasi generalizzata di persone incapaci totalmente di ragionare, riflettere e pensare quindi elaborare un pensiero autonomo, al di là di ciò che legge, oppure di ciò che viene dichiarato dai media.
Bene, sarà il caso di stare in guardia, tutti noi, perché la china che sta prendendo questo Occidente sembra essere alquanto pericolosa, nonostante io creda, da buon ottimista, che il male non vincerà.