Negli Stati Uniti decine di Stati obbligano cittadini, imprese e organizzazioni a firmare una dichiarazione scritta in cui promettono di non aver mai partecipato e di non sostenere alcun boicottaggio economico contro Israele. Senza questa firma – che il giornalista Glenn Greenwald chiama apertamente “giuramento di fedeltà” – non si può ottenere un contratto con lo Stato, un contributo pubblico per la ricerca medica o, in alcuni casi già accaduti, neppure gli aiuti di emergenza dopo un uragano o un’altra calamità naturale.
L’intervista di Tucker Carlson a Greenwald
Nell’intervista rilasciata a Tucker Carlson, Greenwald ha spiegato la situazione con parole molto chiare e preoccupate. Ecco cosa ha detto: «Direi che ora ci sono circa 35 o 36 Stati negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali sono repubblicani, ma non tutti, che hanno approvato leggi che rendono obbligatorio, se vuoi un contratto con il governo statale, certificare che non supporti il boicottaggio di Israele. Molte persone che avevano già contratti prima che queste leggi entrassero in vigore sono state licenziate perché si sono rifiutate di firmare».
Ha poi aggiunto esempi concreti che hanno lasciato stupito lo stesso Carlson: «Ci sono stati aiuti per gli uragani che le città hanno subordinato alla presentazione di un modulo in cui si dichiara di non sostenere il boicottaggio di Israele. L’aiuto per gli uragani è stato concesso solo a chi firmava un giuramento in cui prometteva di non appoggiare il boicottaggio di Israele. In altre parole, non serve neppure boicottare attivamente Israele: basta appoggiare l’idea del boicottaggio per non ricevere aiuti di emergenza dopo un disastro».
Negli Usa è “vietato” boicottare Israele?
Quando Tucker Carlson gli ha chiesto se fosse davvero possibile, Greenwald ha risposto: «Prima di tutto, questa è la sorta di cosa che la gente non crede finché non la vede con i propri occhi. È così assurda. Lo so, se non l’avessi verificata di persona non ci crederei neanch’io. Se me l’avessero solo raccontata avrei pensato a una teoria del complotto. Invece è una realtà introdotta in molti luoghi. Principalmente si chiede di certificare che non si partecipa a un boicottaggio di Israele per ottenere un contratto con lo Stato o per ricevere gli aiuti dopo un uragano. Stiamo parlando anche di finanziamenti per ricerche mediche che servono a migliorare la salute degli americani, e pure quelli vengono condizionati a questa dichiarazione.»
Le leggi anti-Bds
Queste regole, chiamate leggi anti-BDS (dal movimento Boycott, Divestment, Sanctions che chiede pressioni economiche su Israele per cambiare le sue politiche nei territori palestinesi), esistono oggi in circa 35-38 stati americani. In pratica significano che per lavorare con il governo statale, per ottenere soldi pubblici per progetti di ricerca sulla salute o per ricevere aiuti dopo un disastro naturale, bisogna firmare un documento in cui si promette di non boicottare Israele, neppure in teoria. Il caso più famoso risale al 2017 in Texas, dopo l’uragano Harvey: la città di Dickinson ha imposto quella dichiarazione per distribuire i fondi di ricostruzione delle case, scatenando proteste e cause giudiziarie.
Molte di queste leggi sono finite in tribunale perché accusate di violare la libertà di espressione garantita dalla Costituzione americana. Alcune sono state dichiarate illegali, altre sono state cambiate ma restano in vigore.Greenwald, che da anni critica duramente l’influenza di Israele sulla politica statunitense, spiega che queste norme non sono nate dopo il 7 ottobre 2023, ma esistono da tempo e colpiscono non solo chi boicotta davvero, ma anche chi semplicemente condivide le idee del movimento BDS.
Nel 2025, l’amministrazione Trump annunciò, attraverso il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs) che supervisiona la Fema, una politica controversa per l’anno fiscale 2025: gli Stati e le città statunitensi che aderivano al boicottaggio di aziende israeliane (in particolare legato al movimento Bds) non avrebbero potuto accedere a circa 1,9 miliardi di dollari in fondi federali per la preparazione e la risposta a disastri naturali. Questi fondi erano necessari per finanziare stipendi di gestori delle emergenze, attrezzature di salvataggio e altre misure essenziali. La condizione richiedeva essenzialmente una certificazione che gli enti non avrebbero interrotto «relazioni commerciali specificamente con aziende israeliane».
Solo in un secondo momento, il Dhs ha rimosso dal documento dei termini e condizioni standard il linguaggio esplicito che bloccava i fondi per chi permetteva boicottaggi verso Israele, pur chiarendo che avrebbe comunque potuto negare i finanziamenti su queste basi, mantenendo così una minaccia implicita nonostante le critiche ricevute per aver politicizzato gli aiuti umanitari e di emergenza.
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