L’Iran e le tante incognite in vista del mondiale negli Usa

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In tutte le precedenti sfide tra le due nazionali ai mondiali, la partita non è stata mai banale. E questo non perché in palio c’erano trofei, né tanto meno rivalità continentali o regionali: quando Usa e Iran incrociano le proprie strade nel principale torneo calcistico iridato, la politica rischia sempre di prendere inesorabilmente il sopravvento. È accaduto nel 1998, quando iraniani e statunitensi si sono sfidati a Lione per il girone F del mondiale francese. Così come, più recentemente, è successo nel mondiale qatariota del 2022. Difficile dire se le due nazionali torneranno a sfidarsi, ma il caso politico è già montato: il torneo del 2026 si disputerà la prossima estate in buona parte negli Usa e il governo di Washington ha fatto sapere di voler negare visti ad alcuni cittadini iraniani. Non è un mistero che a Teheran si parli ora di boicottaggio della kermesse.

Delegazione iraniana assente nel giorno del sorteggio

Usa e Iran sono rivali politiche dal 1979, anno del rovesciamento del regime dello Scià Reza Pahlavi e dell’instaurazione dell’attuale teocrazia sciita. Nel corso di quasi mezzo secolo, i rapporti tra le due parti sono risultati tesi e altalenanti. Più di recente, a pesare tra le due parti è stato il raid Usa dello scorso giugno contro alcuni siti militari iraniani. Un’azione con la quale Washington ha da un lato risposto alle sollecitazioni israeliane, con Tel Aviv impegnata in quel momento nella guerra dei 12 giorni contro Teheran, ma dall’altro ha avviato subito dopo un percorso di distensione non esente però da ulteriori tensioni.

Ad ogni modo, agli occhi delle varie amministrazioni Usa succedutesi dal 1979 a oggi, l’Iran è grossomodo da considerare come “Paese canaglia”. Nel 1994, in occasione del primo mondiale ospitato dagli Stati Uniti, il problema non si è posto: la nazionale del Paese asiatico ha mancato la qualificazione e non ci sono state discussioni sulla modalità di accesso di squadra e tifosi in territorio statunitense. Ma nei mesi scorsi, al contrario, per il nuovo mondiale nordamericano l’Iran ha centrato il pass e già adesso stanno emergendo tensioni. Il 5 dicembre, data del sorteggio, non ci saranno ad esempio delegato di Teheran. Il tutto perché le autorità Usa hanno negato il visto ad alcuni membri della federazione calcistica iraniana, compreso il presidente Mehdi Taj.

La legge dello scorso giugno e le mancate esenzioni per gli accompagnatori

I timori relativi a possibili difficoltà della nazionale iraniana a entrare negli Usa, sono cresciuti soprattutto nello scorso mese di giugno. Quando cioè Trump ha varato un provvedimento con il quale, di fatto, ha vietato il rilascio di visti di ingresso a cittadini di 12 Paesi specifici. Tra questi, rientra anche l’Iran. La norma però ha specificato alcune eccezioni, tra cui quelle per i calciatori impegnati nel prossimo mondiale. Nel documento, si parla di calciatori e non di altre categorie. C’è quindi il serio rischio che per accompagnatori, staff e dirigenti non venga lasciato alcun permesso.

La querelle che ha portato al boicottaggio iraniano del sorteggio del 5 dicembre, è nata proprio da questo dettagli: le autorità non hanno voluto far entrare i membri della federazione calcistica. Secondo il presidente Mehdi Taj, la scelta è stata unicamente politica: “Abbiamo comunicato alla Fifa e al suo presidente Infantino – ha dichiarato Taj al quotidiano sportivo iraniano Varzesh 3 – che la scelta presa dalle autorità locali è puramente politica. Non ha nulla a che vedere con i visti o con lo sport”.

I vertici sportivi iraniani sperano ora in un diretto intervento di Infantino, da tempo molto vicino a Donald Trump e presente anche alla cerimonia di insediamento alla Casa Bianca di quest’ultimo. Teheran non solo teme il mancato accesso del proprio staff, ma anche il mancato via libera per i propri tifosi. Con il rischio concreto di non poter vedere le proprie bandiere sulle tribune, almeno negli stati statunitensi. Per la Fifa si tratta di un grattacapo non da poco: l’Iran potrebbe decidere di boicottare il mondiale, prendendo così una decisione che non ha precedenti nelle ultime edizioni del torneo.